Come si spaventano i piemontesi? A së sbarüvo. Lo sbarüv – sostantivo – è proprio quella paura intensa e improvvisa provocata dalla consapevolezza o dalla sensazione di un pericolo o di un danno; ma è al contempo anche lo stupore che questo stia accadendo, una sensazione di grande meraviglia che emerge assieme al timore o addirittura all’orrore. Per questo non è raro sentirlo in entrambe le accezioni, i sun stait bele sbarüvà, “mi sono proprio spaventato”, o “sono rimasto proprio sorpreso”, a seconda che la circostanza abbia meritato il sorgere di una emozione più o meno accentuata.
La paura si radica e viene da lontano, così da aver fatto pensare che il lessema sbarüv potesse derivare dal latino *expavorare, o come scrisse Costantino Nigra, direttamente derivato dal pavorem latino, la “paura”.
Tuttavia altre considerazioni fanno propendere gli studiosi del Rep (Repertorio etimologico piemontese) per una diversa soluzione: il piemontese sbarüv – sostantivo – e sbarüvé – verbo – sarebbero un prestito dall’antico francese berruier, “sbirro”, “sgherro”, “soldato che fa razzie”, a sua volta derivato forse da Berry, nome di una regione della Francia, e nome che avrebbe fornito all’italiano antico il termine berroviere, attivo nei secoli XIII e XIV. Da un lato, che sbarüv provenga dall’antico francese troverebbe giustificazione nel parallelismo con il siciliano sbarruari, dovuto alla dominazione angioina; d’altro canto, così come il francese berruier sarebbe derivato da un toponimo, così il prestito stesso si dovrebbe collegare alla onomastica piemontese di cognomi tipicamente piemontesi come Barovero, Baroero o Berruerio. Sbarüv dunque potrebbe intendersi come quella paura, il terrore ingenerato da secoli di guerre e scorrerie che hanno per riferimento soldati e mercenari dediti a razzie e violenze.
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