Sclin-Sclint (RS 5)

A vedere la serie tv Vikings (S3 E3) viene da saltare a un certo punto sulla poltrona pensando di aver compreso quel che del dio Frey la protagonista Lagerta va salmo­diando in norreno, durante un rito propiziatorio: “skín Frey” (“luminoso Frey”). Alla ricerca sempre di radici antiche e spesso imprevedibilmente lontane, vi si rinviene quel suono familiare, vagamente onomatopeico di sclin.

Aggettivo squillante e cristallino, sclin designa un suono argentino e acuto, come quello di un campanellino. Non dal nor­reno però deriva, anche se pur sempre da una lingua germanica, che il Rew identifica con il gotico skilla, che significava “campanello, sonaglio”. Lo stesso significato che permane a distanza di secoli in sclin, nome maschile e non aggettivo, che continua a indicare pure in piemontese: “sonaglio, campanellino per animali”. Il germanico skilla si sarebbe poi fuso con il suffisso -inum di una non ben specificata lingua transalpina – secondo il Rep – fino a trasformarlo nell’attributo che usiamo ancor oggi.

Alla limpidezza del suono di cui sclin è attributo si affianca la variante sclint, sempre aggettivo, che fa riferimento alla limpidezza colta dal senso visivo. Ün cel sclint, ün vin sclint, na lüna sclinta è il modo in cui parliamo di un cielo terso, di un vino limpido, di una luna chiara, senza alone. Non è chiaro come questa variante si sia creata, attraverso la sola apposizione di una -t: forse per analogia a un participio presente o condizionato dall’italiano squillante. E a sfogliare i dizionari piemontesi a ritroso vien da domandarsi pure quando questa forma sia comparsa se l’unico a segnalare sclin e sclint come due voci distinte è il Neuv Gi­bàud, mentre non v’è traccia della variante sclint nel Sant’Albino che indica soltanto sclin, come nel Ponza, fino al settecentesco vocabolario del medico Pipino, passando dal dizionario piemontese-i­taliano-latino-francese dello Zalli e il bilingue piemontese-francese del conte Capello di Sanfranco. Tutto questo, sì, resta poco sclint.

Massimo Bonato

Laureato in linguistica generale, collabora come redattore editoriale con diverse case editrici torinesi e nazionali. Si interessa di sintassi, germanistica e linguistica piemontese. Lettore bulimico e grafomane, spende restante tempo… leggi tutto
  

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