La sloira è il vomere, l’organo principale dell’aratro, la lama convessa d'acciaio che taglia orizzontalmente la zolla di terra dopo il taglio verticale operato dal coltro. Fu la parte dell’aratro nel tempo più suscettibile di innovazioni, dal legno al bronzo al ferro all’acciaio. Così il nome stesso si compose attorno a due fonti di senso prevalenti: l’azione che il vomere compie sulla e nella terra, o il materiale di cui l’organo è costruito.
Lo stesso nome italiano vomere, di etimologia incerta, per alcuni linguisti proverrebbe dall’azione di rivoltare la terra (dal latino volvere > vomer); analogamente, risultati simili si costituirono nel veneto e nel friulano versore, proveniente dal verbo latino vertere, “rovesciare”, come il tipo lombardo scartada affine a “squartare” e a “squarciare”, quindi riconducibile a *exquart(i)are, che esprime di nuovo la stessa nozione che riflette la funzione dissodatrice del vomere. In questo contesto, una delle possibili etimologie del piemontese sloira, poi rigettata, voleva che il nome derivasse dall’azione di “incidere”, cioè dal latino incilem, “canale”, da cui deriva il toscano incigliare, “solcare per la seconda volta”; suggestione analoga è quella che vedrebbe una derivazione dal celtico *selj, ancora una volta con il significato legato all’azione di un “arnese per rivoltare la terra”.
Come per il friulano ferro anche il piemontese sloira fa invece derivare il nome del vomere dal metallo di cui è fatto, nel caso piemontese dall’acciaio. Per il Rep “per la maggior parte dei lessicologi la voce deriva dal latino ex-acialem ‘acciaio’ + oriam”, attraverso il latino medievale *celoriam. Dello stesso avviso è il Romanisches etymologisches Wörterbuch, che rinvia alla forma latina *aciale il piemontese sloira, come il lombardo sciloira o il delfinese seluiro. Non dunque con il significato dovuto all’azione di incidere, rivoltare la terra, ma derivato dal metallo con cui la produzione di vomeri si sarebbe consolidata.
Rivista Savej è un progetto di Edizioni Savej, casa editrice della Fondazione Enrico Eandi.
Pubblicazione registrata al tribunale di Torino.
Direttore responsabile: Lidia Brero Eandi.