Nella primavera del 2011, nel centenario della morte di Emilio Salgari, Ernesto Ferrero omaggiò il “Capitano” con un volume splendido, Disegnare il vento. Ferrero tratteggia lo scrittore come un padre affettuoso, consueto a riprodurre nel giardino di casa bizzarre mascherate e battaglie con i quattro figli. Allo stesso tempo, Salgari è un’ombra paranoica e schiavizzata dagli editori, legata follemente allo scrittoio, agli articoli di altri viaggiatori, come Franzoj, ai servizi pittoreschi delle riviste.
I francesi avevano uno scrittore d’avventure che assomigliava a un grande re: Jules Verne, che con il suo mestiere era diventato così ricco da comprarsi uno yacht. Gli italiani godevano dell’autore di Sandokan. Salgari, tuttavia, non era un uomo comme il faut! Era basso di statura, rapato come un cinese fumatore d’oppio, baffuto, mezzo cieco, tormentato da un male interiore letale. Eppure era amato dalla regina! Ferrero ce lo racconta in un capitolo del suo romanzo, dove immagina la moglie dello scrittore, Aida, che ritira la croce di cavaliere. Nonostante la sua salute vacillante non chiese mai aiuto ai potenti: "la pietà dei ricchi può riuscire più urticante della loro indifferenza".
Ferrero vive in corso Casale 205: l’ultima casa abitata da Salgari (che un documentario del 1971 del regista Corrado Farina, Salgari della nostra infanzia, descrisse con bravura). Da corso Casale, il “Capitano” uscì la mattina del 25 aprile 1911 e finse di aspettare il tram. Risalì invece la soprastante collina, in cerca di una morte tragica, esemplare. Il 13 aprile era morto il “suo” Franzoj, sparandosi alle tempie con due pistole. Nel bosco Rey, poco sopra la strada del Lauro, Salgari si uccise sventrandosi con un rasoio, come un samurai.
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