L’amore e l’eresia di Pier Massimo Prosio è un romanzo che abbraccia la storia del Piemonte e del Monferrato a metà Ottocento, tra eresie gianseniste e i primi vagiti risorgimentali, tra personaggi realmente esistiti e altri di pura invenzione narrativa, come l’agricoltore Tomàs, innamorato di Lauretta. Con grande flânerie, con piccoli flash, Prosio descrive i territori del Monferrato come sono oggi, all’inizio del millennio, così diversi da quelli dell’Ottocento che erano rimasti miracolosamente intatti fino agli anni Sessanta del Novecento.
I luoghi sono quelli curiosi, che solo un attento storico conosce: come il telegrafo ottico di epoca napoleonica a Madonna dei Monti. Il romanzo descrive un Piemonte orgogliosamente ancora contadino, con le sue grandi chiese e una nuova classe di imprenditori agricoli convinti che solo una rivoluzione economica potesse portare a una rivoluzione politica dello Stato sabaudo, finalmente pronto con le riforme – attuate da re Carlo Alberto – all’avventura dell’Unità.
Il re è il personaggio meglio riuscito del volume e pare un doppelgänger. Davanti ai personaggi del romanzo, come Angelino e Percival, Carlo Alberto, dopo la disfatta di Novara, s’incammina verso l’esilio, ma suggerisce, a dispetto della sua fama di temporeggiatore, un’altra guerra, lasciando ai personaggi un moto di simpatia profonda, anzi di orgoglio per il loro sovrano. Scrive Prosio: “C’era in quell’atteggiamento qualcosa di ultimativo, di definitivo, che non lasciava spazio a esitazioni o a contestazioni. Era come se sotto quella figura avvolta dall’oscurità si celasse e parlasse un altro Carlo Alberto, un suo doppio”. Infatti, come un fantasma, lasciando correre dei brividi per le ossa dei suoi cortigiani, il re scompare nella campagna buia per avviarsi sulla via dell’esilio.
Rivista Savej è un progetto di Edizioni Savej, casa editrice della Fondazione Enrico Eandi.
Pubblicazione registrata al tribunale di Torino.
Direttore responsabile: Lidia Brero Eandi.