Nato nel 1946 a Sermide (Mantova), Luigi Menghini è torinese d’adozione e ha pubblicato nella collana di fantascienza "Cosmo" sei titoli che sono rimasti nella mente degli appassionati lettori di questo genere, dal 1977, quando uscì Reazione a catena. Proporre ora L’assedio, il 108° volume della collana color argento, è davvero una scelta vintage. L’intento di chi scrive è quello di ritornare ai classici della fantascienza italiana e Menghini merita di essere ripresentato e di essere collocato tra i maggiori interpreti del genere. In L’assedio c’è il piacere della scrittura e una spiccata voglia di avventura, a scapito di un’esposizione più retrospettiva.
L’inizio del romanzo è un tuffo negli anni Settanta, quando gli studi di parapsicologia erano à la page. Già nell’Ottocento c’era l’escamotage della ricerca di uno spunto scientifico per lanciare poi la scrittura nel mondo fantascientifico. C’era spesso un dottore che ipnotizzava il protagonista, che immancabilmente varcava la soglia del tempo, per un viaggio nel passato o nel futuro. Al capitolo primo è presentato il professor Stephan Hoodlige. Dalla sua clinica dell’Istituto Centrale per le Malattie Mentali di Londra, il professore conduce degli esperimenti su dei volontari con un congegno che ha ideato a scopi terapeutici: "la Sonda Mentale". I pazienti si trovano inspiegabilmente all'epoca dell'assedio di Troia e si mischiano nelle fazioni opposte. La guerra diventa più moderna e tecnologica, mutando la storia antica e il confine fra aggressori e aggrediti.
L’assedio è un romanzo di fantascienza alternativa rispetto a quella fondata sull’impiego di astronavi per la scoperta di nuovi mondi. La modernità di Menghini in questo singolare e breve romanzo è quello di anticipare il cyberpunk. Passato e presente sono legati da un legame inconscio, che proietta la complessità di uno scontro in un'acropoli del futuro: un centro di ricerche universitario.
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