Lo zio Max. Massimo d’Azeglio. Intervista immaginaria al nipote Emanuele

Chantal Balbo di Vinadio · Svpress · 2016
Lo zio Max. Massimo d’Azeglio. Intervista immaginaria al nipote Emanuele

Lo zio Max è un volume originale, colto e divertente, scritto con brio dalla torinese Chantal Balbo di Vinadio (discendente del conte Cesare Balbo, a cui ha dedicato nel 2011 il libro Cesare Balbo, un ritratto di famiglia). L’autrice tratteggia la figura dello “zio” (pittore, collezionista, scrittore, soldato, politico, memorialista e genero di Manzoni) in un libro davvero prezioso, elaborato con tanto affetto e una cospicua dose di militanza politica, europeista come bisogna e liberale come si deve, dal chiaro atavismo risorgimentale. S’inventa un’intervista, che inizia a Londra un lunedì 22 gennaio 1866, all’indomani della scomparsa di Massimo d’Azeglio a Torino, considerato dagli inglesi l’ispiratore dell’Unità.

I protagonisti sono un giornalista inglese (Alan Garrick, del Telegraph, un io narrante) e il marchese Emanuele d’Azeglio (figlio del fratello di “Max”, il marchese Roberto, e di Costanza, nata Alfieri), ambasciatore a Londra.

Emanuele rievoca il fidanzamento dello zio Max con Giulia, una ragazza di ventitré anni, figlia del celebre scrittore Alessandro Manzoni e di Enrichetta Blondel. Lo zio Max arrivò a Milano intorno al 20 marzo 1831, per incontrare Don Lisander (famoso autore di Adelchi, che aveva già pubblicato la prima edizione dei Promessi sposi). Lo zio Max, alla fine di maggio, era già un uomo sposato. Diventando genero di Manzoni, d'Azeglio non solo si rese "cognato dei Promessi sposi". Creò, infatti, un'alleanza con i lombardi, vicini al nuovo partito "borghese" del re in Piemonte, lontano dalla camarilla torinese.

Storico, biografo di Tolstoj, slavista, traduttore, critico letterario, autore di saggi dedicati al Risorgimento, alla Grande Guerra e ai viaggiatori, come Carlo Vidua, collabora a Il Sole-24Ore e La Stampa.… leggi tutto
  

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