Su Napoleone, “dobbiamo fare tanto di cappello davanti alla sua grande personalità… Che uomo!”. Così prorompeva a tavola il vecchio Buddenbrook (che aveva visto Bonaparte “poco prima della campagna di Russia, in occasione di una rivista nel cortile delle Tuileries”) di Thomas Mann. Dopo quella generazione, contemporanea dell’imperatore, i più giovani romantici provarono disprezzo per l’uomo che assassinò il duca d’Enghien. Oggi gli storici affermano concordi che l’idea fissa di Napoleone era il potere. A scardinare queste certezze, alla vigilia del grande bicentenario della morte dell’imperatore, ci ha pensato Ernesto Ferrero.
Lo studioso di Napoleone, che da anni indaga sull’Europa dell’impero, dopo il romanzo N. (Premio Strega 2000), che racconta i dieci mesi dell’Elba, ha continuato a indagare gli aspetti che possono scoprire meglio le differenti sfaccettature di una personalità che ha fondato la modernità con le Lezioni napoleoniche, il monologo teatrale Elisa e un libro per bambini, Il giovane Napoleone.
Oggi, dopo questo noviziato accanto all’imperatore, lo scrittore torinese propone un ritratto inedito di Napoleone, dove non regna solo la ragione nelle imprese (dalla politica all’economia) e non esiste unicamente il potere. Ferrero, ci racconta la sua follia autodistruttrice, che in Russia lo fa mentire a se stesso per “restare fedele alla propria leggenda”. Accanto a “mes affaires”, Napoleone si distrae, da vero erotomane, con tantissime donne. La femme fatale di Napoleone ha però l’aspetto di una bambina cresciuta in fretta, dal generoso seno, che fa esclamare all’imperatore, non ancora padre: “Ecco l’utero che mi occorre!” (che nell’originale francese suona così: “Voilà l’utérus qu’il me faut”). L’aneddoto non è riportato da Ferrero e si riferisce a Maria Luisa, l’Asburgo sposata in seconde nozze da Napoleone, che ingenuamente aveva sognato un’armonia, un equilibrio europeo. Ferrero immagina Napoleone pensieroso nell’esilio di Sant’Elena. Il suo solo errore in quella alleanza era di “averci messo un cuore troppo borghese”.
Rivista Savej è un progetto di Edizioni Savej, casa editrice della Fondazione Enrico Eandi.
Pubblicazione registrata al tribunale di Torino.
Direttore responsabile: Lidia Brero Eandi.