Max (Massimiliano) Borella è una figura assai nota a Torino. Lo si può trovare sul palco di un concerto rock, voce e chitarra elettrica, nei panni del suo alter ego musicale, Max McMorte, vestito alla The Rocky Horror Picture Show, con i rivoluzionari baffoni neri alla Emiliano Zapata. Suo il CD Pubblico Dominio, con l’indimenticabile canzone Voglio andare al D.A.M.S. e altre meraviglie. Dal 2008 è presidente dell’Associazione culturale Circolo Sud, che ogni sera propone mostre, film e presentazioni di libri. Alla fantascienza ha dedicato un romanzo, una space opera, dal titolo altisonante, che ricorda il famoso album dei Pink Floyd.
The Wild Side of the Moon è la storia di un soldato, Jimi Markes, il migliore, che ritorna sulla Terra dopo una guerra civile su Marte. Ha dei segreti il soldato e lo si intuisce dal suo essere controcorrente e soprattutto pieno di soldi. Sulla Terra, però, tutti sono governati, in pace, da un gadget, chiamato "Emotipac", di una multinazionale che detiene il monopolio dell’intera economia. Jimi Markes, una specie di Rambo invincibile, viene ricercato, qualcuno lo vuole morto. Perché? Il soldato lo capirà scoprendo il lato oscuro, selvaggio, della Luna.
Max Borella conosce bene la fantascienza. Sostenuto da una bella scrittura rievoca gli ultimi stili, lo steampunk, naturalmente. Poi i Watchmen di Alan Moore e gli Elseworld della Dc Comics; i romanzi marziani di Bogdanov, leader bolscevico e "costruttore di Dio" a Capri; il romanzo "panmarziano" di Larry Niven, Marte, un mondo perduto. La potenza del romanzo di Borella risiede forse nel disinvolto equilibrio di inquietudine e fiducia con cui medita sull’essere umano e sulla proliferazione di un marketing aggressivo, governato da un unico “cervello”.
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