Di Camilla, nata a Genova nel 1924, piemontese d’adozione, si conosce la brillante opera di scrittrice: nel 1960 pubblicò con Feltrinelli, La notte dei mascheri; nel 1993 ha vinto il Premio Rapallo Carige per Prima del fuoco (Longanesi); nel 2001 ha vinto il Premio Procida Elsa Morante per la traduzione di Conrad, Suspense (Il Canneto). Moglie dello scrittore Marcello Venturi (morto a Molare, il 21 aprile 2008), Camilla discende da una nobile schiatta ligure, che diede al nostro Stato il diplomatico Giuseppe Salvago Raggi, senatore del regno. Nonno e nipotina finirono in un tenerissimo idillio familiare, lui la adottò e Camilla, ormai marchesa, a ventidue anni si trovò a essere l’ultima del suo casato, l’erede della Badia cistercense di Tiglieto e della villa di Campale, nel Monferrato, che fa da superba cornice a molti suoi romanzi, come Il noce di Cavour.
L’ambasciatore Giuseppe nella scrittura, spesso autobiografica, di Camilla ricorre come un intrigante convitato di pietra, pronto a ricordare alla scrittrice e al lettore il grande stile del mondo di ieri. Così è nel volume Un’estate ancora, dove gli antichi castelli del Piemonte, alti e inaccessibili, con il ponte levatoio e la rampa di mattoni a spina di pesce, sono il teatro di tenere amicizie maschili, come quella tra il vecchio marchese e il domestico, dispensato dall’obbligo della giacca, sia da quella di fatica che da quella bordò.
Bisogna ricordare Camilla, che è mancata il 6 aprile 2022 all'età di 98 anni, perché era una delle più raffinate e inimitabili scrittrici del Piemonte storico. Ritornare ai suoi romanzi, ai suoi racconti e alle sue poesie è oggi necessario per sorridere dei nostri giorni, chiusi dall’angoscia, e dei nostri mostruosi affari familiari. Nella scrittrice, la vita individuale diventa un mondo di esplorazioni etiche e sociali.
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