Durante la “Notte degli Archivi” per il Festival Archivissima 2024, la rassegna dedicata alla promozione dei patrimoni archivistici del Bel Paese, il Museo Nazionale del Risorgimento italiano di Torino ha presentato il tema “Passioni allo specchio: la Contessa di Castiglione e l’Album Nigra”. La Contessa è stata ricordata dalla nascita a Firenze, il 22 marzo 1837, alla morte, entrata nella leggenda, a Parigi il 29 novembre 1899. Per l’occasione sono stati presentati due oggetti d’archivio davvero speciali: l’Album Nigra (una selezione di scatti eseguiti fra il 1856–1857 presso l’Atelier Mayer & Pierson di Parigi e donato dalla Contessa al diplomatico piemontese) e un prezioso bracciale a lei appartenuto e appena acquisito dal Museo per generosa donazione.
A Torino, infatti, al Museo Nazionale del Risorgimento, possiamo ammirare una delle poche raccolte complete di fotografie della Contessa di Castiglione. L’Album Nigra fu donato dopo il 1911 dagli eredi del diplomatico piemontese (e poeta) Costantino Nigra, amico della Contessa, scomparso all’età di settantanove anni nel 1907. L’Album si compone delle primissime fotografie della Contessa realizzate da Pierre-Louis Pierson, un genio, un artista avant la lettre. Sono venticinque bellissime immagini, incollate sul cartonato dell’album fotografico d’epoca, più una staccata. Le immagini sono state realizzate dal luglio 1856 all’inizio del 1857 con la tecnica della stampa all’albume (introdotta nel 1850). I negativi erano lastre di vetro al collodio. L’Album Nigra è unico nel suo genere. Gli scatti della Castiglione sono incollati e rifilati, poi incollati sul cartonato originale e incorniciati da merletti di cartapesta. Alcune foto, però, sono state asportate perché giudicate troppo audaci (probabilmente dallo stesso Nigra, a cui l’album fotografico era stato regalato dalla Contessa, o, forse, dagli eredi). Un vero peccato. Con la nostra sensibilità, quelle immagini censurate, si sarebbero mostrate come innocue, ma probabilmente nella sensibilità fin de siècle erano da gettare alle fiamme!

Virginia Oldoini, all’età di diciassette anni, sposò Francesco Verasis Asinari, Conte di Castiglione (adottato dopo la morte del padre da Cavour e amico di Massimo d’Azeglio). Il Conte di Castiglione, primo scudiero di Vittorio Emanuele II e gentilhomme d’honneur della regina del Piemonte, Maria Adelaide, fece conoscere Virginia alla Corte sabauda. Non ancora ventenne, la Contessa di Castiglione entrò nello spionaggio del Regno di Sardegna e, come uno 007, fu inviata a Parigi, diventando intima di Napoleone III. La figura della Contessa, ammirata in quegli anni da Massimo d’Azeglio come “la donna più bella d’Europa”, diventò mitica. Nel 1939, Henrisch e Nigro pubblicarono un volume con fotografie inedite, all’epoca, e, per primi, evidenziarono l’attività politica della Contessa, che operò come una vera e propria Kingswoman del Re di Sardegna, contribuendo con il suo operato al processo che porterà all’Unità d’Italia.
Virginia aveva un sogno: fare in vita il “suo” libro, perché “Les livres” – diceva la Contessa di Castiglione – “sont les portraits des morts; les journaux ne sont que des photographies qui passent!”. Nel suo progetto, quel libro avrebbe assolto il compito di toglierla dal silenzio e dall’oscurità (e dalla diffamazione di essere solo una “grande orizzontale”, una, addirittura, cocotte) per portarla alla luce della grande storia. Un libro definitivo scritto per mettere in rilievo degnamente la sua attività politica e che, combattendo tutte le false accuse, sfatando tutte le leggende da cui ella era stata accompagnata nelle ore della gioia e in quelle del dolore, avesse, infine riabilitato la sua figura dinanzi agli occhi del mondo.
Il libro sognato rimase – e Virginia non se ne consolò mai interamente – un sogno. Il volume che lei aveva in mente, con le fotografie radunate per le illustrazioni, aveva già il titolo: La plus belle femme du siècle. Virginia voleva stupire: il libro doveva uscire all’Esposizione mondiale delle industrie, arti e commercio del 1900 e avrebbe suscitato – con le fotografie – ammirazione come già un suo ritratto all’Esposizione del 1867. La morte di Virginia, il 29 novembre 1899, troncò anche il suo ultimo sogno.

Oggi, in realtà, il personaggio della Contessa di Castiglione è tornato prepotentemente all’attenzione della grande storia e anche nelle vicende della scienza fotografica, che all’epoca di Virginia era da poco nata. La contessa, infatti, fu soprattutto una pioniera dell’arte fotografica, influencer ante litteram grazie a uno sguardo attento e mai scontato alla posa fotografica, agli abiti, ai monili, agli accessori e porrà le basi per la costruzione di una “messa in scena” a uso e consumo di spettatori e ammiratori.
Celebri e importanti per la storia della fotografia i suoi ritratti nati dalla collaborazione con il famoso fotografo Pierre-Louis Pierson, dello studio parigino Mayer&Pierson, nei quali la Contessa di Castiglione assume differenti identità, si traveste, mette in scena sé stessa e il proprio corpo, in una straordinaria anticipazione di pratiche artistiche e fotografiche che si svilupperanno in parte nell’ambito delle avanguardie storiche del XX secolo e ancor più compiutamente alla fine del Novecento, quando i temi dell’identità e del genere diventeranno centrali non solo per l’arte ma per l’intera società.
La Contessa di Castiglione arrivò a Parigi con il marito Francesco il 25 dicembre 1855. Era inviata dal re Vittorio Emanuele e da Cavour per l’apertura del Congresso di pace di Parigi, atto finale della Guerra d’Oriente, quella di Crimea, terminata con la sconfitta della Russia contro gli alleati occidentali. A parte le feste dell’imperatore Napoleone III e del suo entourage, la bella “Nicchia” frequentò da subito, almeno dal luglio 1856, lo studio di un pioniere del ritratto fotografico insieme a Nadar: Pierre-Louis Pierson (Hinckange, 13 dicembre 1822 – Parigi, 22 marzo 1913). Pierson con la Contessa di Castiglione realizzò più di cinquecento ritratti.
La fotografia all’epoca di Virginia è una scienza “bambina”. Nasce nel 1839, a Parigi, nel Boulevard du Temple da Louis-Jacques-Mandé Daguerre, che subito capisce la rilevanza della sua scoperta e si affida a François Jean Dominique Arago, un fisico e astronomo che, essendo membro della Camera dei Deputati, è anche un famoso politico. Arago sostiene Daguerre e in una storica seduta dell’Accademia delle Scienze di Parigi, il 7 gennaio del 1839, annuncia al mondo la nascita della fotografia.
Variazioni di stampa con colore parzialmente applicato alle fotografie “Costigliole” (a sinistra) e “La Finlandaise” (a destra) realizzate da Pierre-Louis Pierson e conservate al Metropolitan Museum of Art di New York, 1861–1867.
A distanza di diciassette anni, il sodalizio tra il fotografo Pierson e la Contessa di Castiglione, unione che iniziò nel 1856 e terminò solo nell'ultimo decennio dell'Ottocento, è, quindi, di grande rilievo nella storia della fotografia. È una storia inedita, tutta da scoprire! Pierson ebbe il suo studio a Parigi, al numero civico 5 del Boulevard des Capucines, e lo condivise con i fratelli Léopold-Ernest e Louis-Frédéric Mayer. La loro società avrà sede a questo indirizzo e diventerà un’importante impresa commerciale durante il Secondo Impero. Grazie anche alla Contessa di Castiglione, che aveva la consapevolezza del valore della fotografia. Utilizzando la tecnica del dagherrotipo, o meglio della dagherrotipia, per lo sviluppo delle immagini, l’atelier Mayer & Pierson sarà uno dei primi a specializzarsi nel ritratto fotografico ritoccato ad acquerello o a olio.
La frequentazione dell’atelier di Pierson da parte della Contessa non è casuale, ma legata alle performance cui dava vita alle feste: la sera stessa di una sua uscita in società, travestita da uno dei personaggi fantasiosi e immaginari che ama interpretare, o al massimo il giorno dopo rivestendosi di tutto punto, eccola presentarsi di fronte all’obiettivo fotografico di Pierson per recitare, una seconda volta, quell’identità fittizia ma resa credibile, perché fotografica. Con il suo narcisismo estremo, un’immaginazione sfrenata, la mise en scène di uno studio per ritrattistica e un otturatore meccanico, può ottenere il passaporto per l’eternità grazie a quello che è un magico preannuncio, quasi una premonizione: che la fotografia le avrebbe regalato l’immortalità.
La Contessa, però, non è solo colei che sceglie i travestimenti e le messe in scena che allestisce di fronte al fotografo, ma anche la responsabile di tutte le fasi successive all’ideazione: la recita, la stampa e la postproduzione. Una vera artista totale, come oggi possono fare gli autori contemporanei incuranti di chi realizza materialmente l’opera, ma totalmente “proprietari” della progettazione del lavoro nel suo complesso. Una performer prima del tempo, che non produce fisicamente l’opera, ma che ne immagina e dirige completamente la realizzazione, in una delle storie ottocentesche di sfruttamento concettuale della fotografia più avvincenti che ci siano mai state.

Lo sguardo enigmatico, spesso malinconico, della Contessa di Castiglione, sarà il modello dell’aristocrazia. Imitatrici furono Carlotta del Belgio, imperatrice del Messico, la leggendaria Sissi e la marchesa Luisa Casati Stampa. Non solo: il burnus nero di Alida Valli nel film Senso è preso a modello da quello di Virginia nel ritratto del pittore parigino Jacques-Émile Blanche, un olio delle dimensioni di quasi due metri di altezza per 83 cm., datato 1893, conservato a Parigi al Musée Carnavalet. Il quadro di Blanche, ovviamente, è ispirato da un precedente e celebre scatto di Pierre-Louis Pierson alla Contessa di Castiglione, ora conservato a New York nei Gilman Paper. Il quadro di Blanche non è tra i migliori della sua produzione, ma ha il merito di fissare l’immagine della Contessa alla posterità, quella di una strana donna solitaria, che sembra trattenere in sé tutte le sofferenze del mondo. Per i vestiti di Alida Valli in Senso, il regista Luchino Visconti si ispirò alle immagini della contessa di Castiglione per un abito memorabile e comme il faut della contessa Livia Serpieri, interpretata, appunto, da Alida Valli. Tutto merito del costumista Marcel Escoffier.
Con Senso, però, sono da rivedere altri film. Curioso che proprio nell'anno di Senso, 1954, sia stato girato anche il film La contessa di Castiglione di Georges Combret. Non un capolavoro come il film di Visconti, ma eccezionale per i vestiti della “Divine Comtesse” interpretata da Yvonne De Carlo. Da non perdere per la bellezza delle immagini, non per la storia, davvero da melodramma, il film di Flavio Calzavara del 1942, La contessa di Castiglione, con Doris Duranti. Come abbiamo osservato l’immagine della Contessa di Castiglione ha influenzato la Settima Arte. Non solo. Il suo narcisismo estremo ha segnato gli artisti contemporanei che hanno fatto della propria immagine l’oggetto della loro poetica, come Gilbert and George e Francesca Woodman.
Virginia Oldoini non può infatti racchiudersi unicamente nelle trame della Storia, ma rientra a tutti gli effetti nel gruppo assai eccentrico e poco numeroso degli individui che fecero della stravaganza la loro espressione. Ma chi era veramente questa signora che, con intuito dada e surrealista ante litteram, si fece ritrarre da Pierre-Louis Pierson mentre guarda da una cornice ovale?

Dopo una solitaria e gloriosa morte, le sue eccentricità attirarono immediatamente l’attenzione di un raffinato dandy come Robert de Montesquiou che, all’asta dei suoi beni (molti distrutti da Carlo Sforza, inviato speciale del governo del Regno d'Italia a Parigi), acquistò molti suoi oggetti, diventati sontuose “reliquie”, che poi passeranno alla Marchesa Casati. Fu proprio Montesquiou a interessarsi tra i primi della Contessa di Castiglione, a cui dedicò un volume, diventato ricercatissimo e costosissimo per i bibliofili, La Divine Comtesse, pubblicato dal grande amico di Marcel Proust dopo tredici anni di studi e ricerche nel 1913 (da Goupil & Cie a Parigi). Il prezioso libro fu stampato in duecento esemplari di cui venticinque su carta imperiale del Giappone. La prefazione era firmata da Gabriele d’Annunzio. Il Vate preferì trincerarsi prudentemente dietro l’affermazione generica che “a ogni passo, a ogni gesto, a ogni sguardo” la Contessa “sembra imprimere la propria figura nella sostanza stessa della poesia”. Ma, dopo avere a sua volta pervaso l’eroina di Montesquiou dell’aura solenne dell’umanesimo toscano, si interrogava: “Quest’uomo che l’ama e la celebra nella perfezione della morte non sembra forse dimenticare ch’ella ebbe anche un’Aurora?”, ricordando l’epoca in cui “portava la sua giovinezza come un’immortalità”.
Per la prima volta la seduttrice Virginia, la bellissima abituata a incatenare gli uomini al suo carro (simile alla bella Lou von Salomé che, nel 1882, nello studio di Jules Bonnet a Lucerna, si diverte non metaforicamente, ma con il frustino, su un carretto trainato dai filosofi Friedrich Nietzsche e Paul Rée), si ritrovava prigioniera, posseduta da un innamorato (che la vide sul letto di morte, avvenuta nelle prime ore del 29 novembre 1899, a Parigi, in una solitaria stanza delle memorie muliebri) e alla totale mercé delle sue macabre fantasie. Eppure, appropriandosi di lei, Montesquiou consacrava la leggenda di cui la Contessa di Castiglione aveva posto le premesse e trasformava la sua sconfitta in un trionfo senza fine.

Già nel 1912, però, Frédéric Loliée, nel tentativo di restituire alla grande storia la Contessa di Castiglione, pubblicò la prima biografia su Virginia basata sullo studio della corrispondenza con il generale Estancelin. Si dovrebbe ricostruire la sua biografia fuori la leggenda degli anni “folli” della Contessa di Castiglione, che in fondo sono pochi, tra il 1855 e il 1857, tra re Vittorio Emanuele II, Napoleone III, Cavour e Nigra. Non si ricorda abbastanza, ad esempio, il ruolo che ebbe “Nicchia” durante la guerra franco-prussiana e in altri eventi dell’epoca. Bisogna, ad esempio, ritrovare i documenti dell’avvocato Léon Cléry, che fu il più fedele amico di Virginia. Approfondire poi il legame della Contessa con lo storico e statista Adolphe Thiers.
Durante l’assedio di Parigi, dopo la disfatta militare di Napoleone III, i prussiani incombevano sulla capitale decisi a bombardarla. La contessa viveva allora a Firenze, che era la capitale del Regno d’Italia, ed era in costante comunicazione con l’amico Thiers, allora nel governo di Difesa Nazionale. In quel momento, lo statista “usa” Virginia per un contatto non ufficiale con il cancelliere del Secondo Reich, appena proclamato a Versailles, Otto von Bismarck (che la contessa aveva conosciuto a Parigi nel 1862, quando era ambasciatore).
Il 12 ottobre 1870, mentre Parigi era sotto assedio da venti giorni, l’antico oppositore del regime imperiale Thiers arrivò a Firenze in rappresentanza, proprio del governo di Difesa Nazionale formatosi subito dopo la disfatta di Sedan del 2 settembre 1870. Lo scopo della sua importantissima missione era ottenere il sostegno del governo del Regno d’Italia in visita di un armistizio onorevole con la Prussia. Com’era prevedibile, risolta ormai la questione romana, l’ex alleato aveva ribadito la propria neutralità, ma Thiers, che non era riuscito a entrare in contatto con Bismarck, sperava nell’aiuto dell’amica Virginia. Bismarck, tra l’altro, aveva rotto i ponti con Jules Favre, il ministro degli Esteri francese.

La Contessa di Castiglione non falliva mai un colpo! Il 31 ottobre, Thiers incontrò Bismarck a Versailles, e Virginia ne fu immediatamente informata da un biglietto di Léon Cléry, inviato con Antoine Sénard a Firenze in rappresentanza del governo di Difesa Nazionale. Non solo. Virginia scrisse a Bismarck la seguente lettera, come ambasciatrice di pace, non ufficiale, tra la Francia e il Reich tedesco:
L’onor militare o meglio la superiorità dei suoi generali spetta indiscutibilmente alla Prussia e tutti gli uomini di guerra lo riconosceranno; non c’è alcun bisogno di aggiungere una nuova foglia a questa triste corona di gloria, ma il merito diplomatico nel senso di un possibile accordo per la pace deve venire ascritto alla vostra persona, e portare la vostra firma. L’approvazione, la soddisfazione saranno universali. Il mondo, a cui avete intimato l’alt, riprenderà a vivere e ne approfitterà per piangere i suoi morti. Ce ne sono abbastanza per mettere in lutto l’Europa intera. Non fate nascere l’odio, un odio implacabile che alleandosi con la vendetta ucciderebbe gli affetti e gli amori. Direte che parlo come l’eroina di un romanzo – no, parlo per l’uomo di Stato che sarete. Ma riflettendoci, capirete bene che il vincitore dovrebbe essere un amico discreto, non un padre esigente. Finché si hanno le spalle coperte, e i nemici sono prostrati dalla sconfitta, tutto bene – ma dopo? Guai al vincitore! Riflettete profondamente, maturamente, tranquillamente e troverete le mie ragioni giuste e perfino vantaggiose per entrambi. Hanno perso, sono perduti: ma cedere tocca a voi, dovete averne la fiera generosità. Permettetemi un consiglio, e ricevetelo a titolo personale.
Una volta precisato il carattere privato della sua iniziativa (il Regno d’Italia, a suo dire, non c’entrava niente), Virginia poteva proporsi come intermediaria al di sopra delle parti, trasmettendo le richieste dei parigini, che dalla fine di settembre erano stretti nella morsa dell’esercito prussiano del vecchio ed esperto generale Helmuth Karl Bernhard von Moltke.
Fate un ultimo passo verso i parigini, e poiché acconsentono a risparmiare Parigi, spingetevi al punto di lasciarli vivere; in cambio, vi assicuro l’impegno efficace e solerte dei capi della difesa nella formazione di un governo regolare e stabile per firmare una pace alla quale, prima o poi, si dovrà inevitabilmente addivenire. Vi chiedo solo di non rispondermi di no, e di indicarmi quali sarebbero le contropartite materiali, ma non militari, e le garanzie morali che sareste ancora disposti ad accettare affinché io faccia un ultimo tentativo di riconciliazione. La vostra cortesia non ha bisogno di elogi, né di prove la vostra acuta intelligenza. Meritate solo gratitudine, e potete contare su quella di Thiers a nome della Francia.
Così si esprimeva la trentenne Virginia Oldoini. La sua è una lezione di alta diplomazia e di morale politica a uno dei più grandi statisti di sempre. La sua capacità di farsi ascoltare dai potenti non passava necessariamente per la camera da letto. Pensando all’attuale situazione europea, con la guerra tra Ucraina e Russia, si vorrebbe avere una nuova intelligente e profetica persona come l’influente Contessa di Castiglione!
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