Tutta la musica delle rose

Il cammino di Michela Mollia dalla composizione musicale alla rodologia

Nell'immagine: Rosa Gallica Versicolor
Fisica di formazione, collabora con diverse testate nazionali ed estere come giornalista e divulgatrice scientifica. Ha collaborato con molti Istituti di Ricerca e Osservatori Astronomici italiani e internazionali. Nel 2008 ha… leggi tutto
  

Il percorso professionale e umano di Michela Mollia non può essere compreso appieno se non attraverso la lente di quella che lei stessa definisce la “struttura che connette”, citando Gregory Bateson e il suo Mente e natura. Si tratta di un viaggio intellettuale e fisico che, partendo dalle vette del Piemonte, ha attraversato i centri di ricerca più avanzati del mondo per poi tornare alla terra, intesa come laboratorio di vita, memoria e bellezza.

Michela Mollia non è solo una studiosa, è un’interprete che ha saputo trasporre il rigore della composizione digitale e della ricerca accademica nel mondo della botanica, diventando una delle massime autorità nel campo della rodologia, ovvero lo studio delle rose.

Michela Mollia
Michela Mollia
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Il roseto come spartito

L’imprinting della sua terra d’origine è un elemento fondamentale:

Sono originaria della Valsesia, nata alle pendici del Monte Rosa e adesso che mi ci fa pensare forse il mio destino rosaistico era già inscritto nel nome di quel massiccio alpino dalle cime innevate e rosate…

Le punte innevate delle montagne, che si tingono di rosa all’alba, sono state il suo primo “catalogo” visivo, che ha preceduto di decenni il suo studio sistematico dei fiori. Prima di dedicarsi interamente all’ambito delle rose, la sua vita è stata segnata da una carriera accademica di altissimo profilo nel campo della musicologia e della composizione.

Dal 1978, ha ricevuto prestigiose borse di studio Fulbright che le hanno permesso di approfondire lo studio e la realizzazione di composizioni musicali con sistemi digitali presso istituzioni d'eccellenza come l’Università di Stanford in California, l’Università Simon Fraser a Vancouver, nella Columbia Britannica, e l’Università di Princeton. Vincitrice, nel 1982, del concorso per giovani compositori “Venezia Opera Prima” al teatro La Fenice e giudicata da una commissione di prestigio che includeva Luigi Nono e Salvatore Sciarrino, ha vissuto la musica come un sistema complesso, costituito anche di silenzi carichi di significato. Racconta:

Ho attraversato il paesaggio della musica, sia come interprete che come musicologa, toccando luoghi differenti: dalla musica romantica a quella contemporanea, dalla musica elettronica al canto gregoriano.

Per lei, oggi, non esiste una separazione netta tra uno spartito e un roseto: entrambi sono sistemi che si sviluppano nel tempo. La musica nasce, cresce e muore nel momento stesso in cui viene eseguita, esattamente come una rosa fiorisce e appassisce; un roseto potrebbe essere concepito proprio come un pezzo di musica, dotato di un’idea iniziale, un tema conduttore, equilibri interni e viaggi della mente che portano l'osservatore lontano dalla realtà immediata. Ma quando nasce il richiamo delle rose? La trasformazione definitiva in rodologa è scaturita da quella che Michela Mollia definisce una “casualità generatrice di destino”: il trasferimento a Fabro, in provincia di Terni, per fondare un vivaio insieme al compagno Walter Branchi.

La presenza di rose era più consistente presso i Fratelli Margheriti a Chiusi, un vivaio di tradizione familiare di grande qualità, ma la scelta era limitata a quelle varietà di rose facilmente collocabili nei giardini. Occorre aggiungere che a sud di Firenze e a nord di Roma la nostra azienda rosaistica era un unicum nel suo genere.

Il roseto di Fabro.
Il roseto di Fabro.

La nascita del vivaio Rose & Rose Emporium

Prima del loro intervento, in quei campi argillosi e spogli non esisteva nulla che avesse la forma o il profumo di una rosa. La scelta di Fabro era legata inizialmente a motivi logistici e commerciali, essendo un punto strategico lungo l'Autostrada del Sole, un'arteria vitale inaugurata negli anni Sessanta che collegava il Nord e il Sud del paese.

La realtà del lavoro quotidiano si è rivelata rapidamente un duro apprendistato agronomico durato un intero decennio, dal 1990 al 2000, un periodo in cui la teoria musicale ha lasciato il posto alla pratica del campo. Lavorare la terra a Fabro ha significato confrontarsi con una geologia ostile e capricciosa. Il terreno, prevalentemente argilloso, d'inverno diventava materiale cretoso, quasi pronto per essere forgiato, rendendo ogni passo un'impresa titanica; d'estate, invece, si trasformava in una superficie arida, segnata da profonde spaccature, dove la zappa rimbalzava inutilmente invece di affondare nella zolla.

La rodologa descrive con estrema lucidità la fatica fisica di quegli anni trascorsi tra cesoie, vanghe e macchinari agricoli come trapiantatrici e trattori, attrezzi che sono diventati i nuovi “strumenti musicali” della sua quotidianità. Era un lavoro che comprendeva anche la complessa gestione burocratica di un'azienda agricola e la registrazione di un marchio che evocava la galanteria di tempi passati: un cavaliere che omaggia una dama con una rosa. In più occorreva ideare progettare e realizzare il catalogo per le spedizioni dei rosai a radice nuda, e creare le etichette da legare ai rami per l’identificazione delle varietà che raggiungevano appassionati in tutta Europa. Quell'esperienza si è concretizzata nel vivaio Rose & Rose Emporium, dove Michela Mollia ha coltivato oltre trecentocinquanta varietà, trasformando l'attività in un centro d'eccellenza per la consulenza e la progettazione paesaggistica, dove la pianta veniva finalmente vista come un individuo con una storia propria. Come spiega lei stessa:

Guardare l’albero genealogico di una rosa significa sapere che all’apice della catena quella rosa conterrà il patrimonio genetico di tutte le sue progenitrici che, in maniera più o meno evidente, avranno contribuito a quel certo determinato risultato.

Una pagina del catalogo del vivaio
Una pagina del catalogo del vivaio "Rose & Rose Emporium".

La studiosa agisce come una vera e propria detective botanica, analizzando i cataloghi storici per decifrare le mode del passato e comprendere la storia delle creazioni, i loro autori e il contesto in cui sono nate, e come tutto ciò influenzi ancora oggi il gusto contemporaneo. Tra le varietà che hanno segnato la sua storia personale e professionale, cita con particolare enfasi le Galliche, come la celebre Cardinal de Richelieu, amata per il suo colore intenso, cremisi quasi nero, e per la consistenza vellutata dei petali che sembrano assorbire la luce. Allo stesso modo, apprezza enormemente le sfumature albicocca cangianti delle rose Tè, come la Clementina Carbonieri, una varietà che rappresenta un primato di mutazione cromatica continua, cambiando volto a ogni ora del giorno. Tuttavia, la rosa con cui Michela Mollia confessa di dialogare più, quasi fosse una vecchia amica, è la Madame Grégoire Staechelin, una rampicante che descrive come generosa e danzante al vento leggero di primavera, capace di riempire lo spazio con le sue corolle morbide e ariose.

La rosa Madame Grégoire Staechelin (CC BY-SA 4.0 - Foto di A. Barra).
La rosa Madame Grégoire Staechelin (CC BY-SA 4.0 - Foto di A. Barra).

Rose antiche e rose moderne

A questo punto è doveroso chiarire la distinzione tecnica fondamentale tra rose antiche e moderne, un concetto che spesso sfugge ai non esperti. La linea di demarcazione è fissata convenzionalmente nell’anno 1867, con la creazione di La France da parte dell'ibridatore Jean-Baptiste Guillot. Chiarisce Mollia:

È la prima ibrida di Tè dalla forma ormai familiare del fiore turbinato e dal centro rilevato, le rose più facilmente reperibili in commercio come “rose da taglio”, quindi steli lunghi al termine dei quali si trova il fiore. Le rose antiche invece presentano fiori – quasi sempre riuniti a gruppi e dagli steli più corti e morbidi – doppi o stradoppi a forma di coppa, piatta o rotonda.

In genere le rose moderne si presentano come cespugli per lo più dal portamento eretto (anche se i nuovi ibridi contraddicono questa caratteristica), mentre quelle antiche hanno una forma più libera e voluminosa. Le moderne cercano la fioritura continua, hanno portamenti eretti e steli lunghi adatti al taglio e al mercato dei fioristi, invece le antiche fioriscono con grande abbondanza una sola volta nella stagione. Queste ultime possiedono una resistenza maggiore alle malattie, essendo geneticamente più vicine alle specie originali e meno indebolite dagli innumerevoli incroci della selezione commerciale moderna che ha spesso sacrificato la salute sull'altare dell'estetica.

Copertina del libro
Copertina del libro "Rose moderne" di Michela Mollia, edizione Edagricole, 2010.

La conoscenza della coccinella

Vogliamo parlare di un’altra caratteristica gradevole della rosa, il profumo? Come spiega l’esperta, viene definito un "carattere recessivo" nella genetica di questi fiori. Ciò significa che la fragranza non si presenta quasi mai nei nuovi ibridi in modo spontaneo, poiché l'accumularsi di varietà "padre" e "madre" nel corso dei secoli ha spinto sempre più indietro il gene responsabile del profumo. L'ibridatore professionista deve dunque agire con enorme pazienza e competenza, selezionando tra centinaia di pianticelle quelle che mostrano una promessa olfattiva. Però il profumo non è solo una caratteristica piacevole, ma è il legame più profondo che la rosa stabilisce con la memoria umana, un ponte sensoriale che riporta a epoche passate, dai salotti romantici alle corti rinascimentali, proprio come una melodia antica può evocare istantaneamente un mondo scomparso. Però, Michela Mollia fa anche notare che

le rose sono uno dei generi più popolari e più generosi dal punto di vista estetico; esse sono anche il genere più pesantemente trattato con i pesticidi tanto che già sono diversi anni che ibridatori, vivaisti e coltivatori selezionano le loro varietà in base alla salute e vigoria che dimostrano.

La rodologa esprime una posizione netta, coraggiosa e quasi rivoluzionaria contro l'uso indiscriminato della chimica in giardino. Sostiene che l'unica vera arma efficace per proteggere un roseto non sia la sostanza di sintesi, ma la conoscenza approfondita delle abitudini, delle preferenze alimentari e delle debolezze biologiche dei parassiti:

Anche se prodotto in laboratorio, frutto dello studio e della ricerca umana, una dose di Malathion, per esempio, non si equiparerà mai alla sofisticata e precisa conoscenza che la coccinella possiede sugli afidi: questo minuscolo essere non è particolarmente evoluto, ma una cosa la sa fare molto bene: catturare giornalmente una cinquantina di afidi senza arrecare danno a nessuno.

L’esperta invita i proprietari di giardini a rispettare il paesaggio mediterraneo, che d'estate si fa dorato, secco e silente, rifiutando l'idea forzata e poco ecologica del prato "all'inglese" sempre verde e fresco. In contesti come quello italiano, mantenere un tale prato richiede un apporto idrico insostenibile e una forzatura contro natura che considera dannosa. Il messaggio trasmesso con la sua opera di divulgazione è un invito appassionato a guardare la pianta non come un oggetto di arredamento o un trofeo da esibire, ma come un essere vivente con necessità specifiche strettamente legate al suo contesto d'origine e alla sua storia evolutiva.

Rose Dorothy Perkins, una varietà di rosa rampicante a fioritura abbondante.
Rose Dorothy Perkins, una varietà di rosa rampicante a fioritura abbondante.

Giudicare (non solo) la bellezza 

Ma vediamo un altro aspetto di questo mondo particolare: i concorsi. La straordinaria competenza tecnica accumulata negli anni sul campo ha portato Michela Mollia a ricoprire ruoli di immenso prestigio nelle giurie internazionali per la valutazione delle "rose nuove", operando in centri d'eccellenza come Roma, Monza, Orléans e Barcellona. Un lavoro di equilibrio tra criteri oggettivi prefissati e una sensibilità soggettiva coltivata in decenni di osservazione. Ella confessa che, proprio come accade nei concorsi musicali o negli esami in conservatorio, il giudizio finale può essere influenzato dalla casualità di un momento specifico o dallo stato della fioritura in quella determinata ora del giorno, ma il giurato esperto deve comunque tendere all'obiettività storica. Spiega poi Mollia:

La famiglia delle Rosacee esiste sulla Terra da decine di milioni di anni, sopravvissuta a cataclismi e cambiamenti climatici epocali grazie alla sua incredibile capacità di mutare e adattarsi spontaneamente.

In queste sedi prestigiose, si valuta non solo la bellezza effimera del petalo o la grazia del bocciolo, ma l'innovazione tecnologica e genetica della pianta nel suo insieme. Si osservano il portamento armonico dell'arbusto, la salute naturale del fogliame che non deve mai coprire eccessivamente i fiori. Quello che una giuria si attende non è tanto una novità assoluta, come potrebbe essere la famosa rosa blu, quanto un miglioramento come la resistenza alle malattie, agli estremi stagionali come freddo o caldo eccessivo e scarsa o eccessiva piovosità o non ci sia più la necessità di utilizzare sostanze inquinanti per l’ambiente. Per la rodologa è inoltre importante includere nei programmi di ibridazione i geni di specie provenienti da aree geografiche calde e umide, come le rose originarie della Cina o la rosa Gigantea, per adattare le esigenze di giardinaggio a un pianeta che sta subendo trasformazioni climatiche rapide e preoccupanti.

Scopriamo anche che il mondo degli ibridatori professionisti è un ambiente estremamente competitivo dove le gelosie e le rivalità non sono affatto rare. Proprio come i musicisti che proteggono le loro interpretazioni originali, gli ottenitori di rose custodiscono gelosamente i loro segreti e i loro preziosi blocchetti di appunti dove annotano decenni di incroci, insuccessi e intuizioni folgoranti e, come conferma Mollia, “ogni nuova varietà è il frutto di un lavoro faticato che formerà lo stile e la ‘cifra’ identificativa di quell'ibridatore”.

Rose Bourbon a Villa d'Este.
Rose Bourbon a Villa d'Este.

La detective botanica a Villa d’Este

In primavera e con il bel tempo si aprono al pubblico vari giardini e un capitolo di eccezionale valore nella carriera professionale di Michela Mollia è stato senza dubbio la responsabilità della cura e della coltivazione delle rose presso Villa d’Este a Tivoli, un sito di bellezza universale riconosciuto dall'Unesco. Una bella sfida che ha portato la rodologa, in assenza di documenti d’archivio certi che indicassero la vegetazione originaria del giardino rinascimentale, a condurre un'indagine investigativa di natura storico-artistica.  Utilizzando le ricche decorazioni pittoriche del palazzo come guida filologica, è riuscita ad analizzare mazzi, festoni e ghirlande dipinte nel Cinquecento per identificare le varietà botaniche amate dal cardinale Ippolito d’Este, facendo prima una precisazione:

Quindi noi parliamo di Villa d’Este. Ma quale Villa d’Este? Perché non c’è stata e non c’è una Villa d’Este, ma diverse Ville d’Este. Villa d’Este è un luogo prima di essere un giardino, che potremo facilmente definire giardino storico, ma quale? Il giardino di Villa d’Este si è modificato nel tempo, consentendo la trasformazione e consentendone anche la sua cancellazione. 

Tale giardino viene da lei descritto come un "monumento vivente", una creatura che ha sofferto e gioito nel tempo. La fedeltà storica assoluta è impossibile, ma per le rose che lo ornano si è andati a scegliere in base alle varietà probabilmente coltivate al tempo di Ippolito. Quindi largo spazio alle rose antiche come le Galliche, tra i gruppi più arcaici e resistenti, capaci di regalare fioriture uniche ma spettacolari nei toni dal rosa al cremisi. A queste si affiancano le Damascene, celebri per il profumo inebriante tipico della profumeria, che si distinguono in varietà estive e autunnali a seconda della loro capacità di rifiorire. Un carattere più moderno si ritrova nelle Moschate, amate per i loro delicati mazzetti di fiori dall'aroma muschiato e la buona rifiorenza, dote che esplode definitivamente negli Ibridi Perenni. Questi ultimi, veri protagonisti dell'epoca vittoriana, rappresentano l'anello di congiunzione tra passato e presente: nati dall'incontro tra rose europee e cinesi, sono stati l'ultimo grande gruppo di rose antiche prima dell'avvento delle varietà moderne.

Roseto vicino alla fontana della Rometta, a Villa d'Este.
Roseto vicino alla fontana della Rometta, a Villa d'Este.

Le rose sono state posizionate seguendo i punti di fuga e le linee prospettiche tipiche del giardino all'italiana, creando gruppi cromatici e visibili da grandi distanze. Michela Mollia ha dovuto affrontare sfide tecniche notevoli, come l'elevata umidità costante causata dal nebulizzarsi incessante dell'acqua delle celebri fontane, individuando così zone soleggiate e ben ventilate per prevenire lo sviluppo di patogeni fungini. Un altro criterio ha riguardato gli abbinamenti per colore e forma dei fiori, per esempio un gruppo era costituito solo da bianchi, gialli e rosa chiari oppure rosa e rossi o anche solo bianchi, creando un’alternanza tra fiori doppi e fiori semplici. Racconta in proposito l’esperta: "È stato un periodo molto felice per me perché, a parte la meraviglia del luogo, sentivo proprio la responsabilità e l’orgoglio di contribuire alla bellezza di quel giardino". Però emerge anche un grande dispiacere nel constatare come, una volta terminato l’incarico, gran parte di quella cura specialistica, di quelle attenzioni e di quelle ricerche filologiche sia andata purtroppo dissipata.

La rodologa prosegue ricordando la Phyllis Bide dalla fioritura continua, la Pink Bouquet dai fiori rosa vivace o la Paul Noel rosa salmone con sfumature ramate, la Veilchenblau, una delle rose blu più celebri dal profumo che ricorda la mela verde e, infine, la Felicité et Pérpetué, praticamente una nuvola di fiori bianchi a forma di pompon. Sono tutte rose rampicanti accostate l’una all’altra nei contesti monumentali a Villa d’Este e hanno avuto la capacità unica di sovrastare alberi, ruderi e muri di pietra, creando tetti fioriti paradisiaci che portano il profumo e la bellezza a portata di olfatto dell'osservatore, senza bisogno di chinarsi.

Decorazione con rose a Villa d'Este.
Decorazione con rose a Villa d'Este.

Il giardino di Moncalieri simbolo del mondo

Questa maturità professionale, coltivata da decenni di lavoro in tutta Italia, trova oggi la sua espressione più avanzata e innovativa nel piano ambizioso avviato presso i giardini del Castello di Moncalieri: progettare un parco su ciò che rimane di un ex parco, tralasciando ogni tentazione di ricrearne una copia nostalgica, museale o puramente decorativa:

Non possiamo sempre vivere di nostalgia, dobbiamo anche immaginarci un dopo e non è detto che questo “dopo” elaborato nel presente non sia altrettanto carico di pensiero ed emozione. Noi progetteremo un parco (di rose) su ciò che rimane di un ex parco.

Il progetto a Moncalieri si pone come un vero e proprio manifesto della rodologia del futuro nel territorio piemontese. Resti murari, residui di precedenti occupazioni e, soprattutto, piante spontanee sono elementi visti non come ostacoli da rimuovere, ma come testimonianze storiche preziose che devono essere reintegrate e valorizzate per raccontare la storia di un terreno precedentemente sfruttato o abbandonato.

Non essendo possibile attendere che qualche nuovo rosaio si crei spontaneamente, occorrerà porre degli esemplari che fungano da “antenati” e da cui – per via di ibridazioni e mutazioni spontanee – deriveranno altre varietà. Questi esemplari verranno scelti in base alla loro resistenza alle avversità climatiche come siccità o inondazioni e alla loro scarsissima propensione a subire l’attacco di elementi patogeni o animali.

Un giorno, chissà, realizzerà il suo sogno di un giardino che non sia la copia nostalgica di un mondo che non c’è più e che includa anche le contraddizioni e le tensioni del nostro tempo. Che non sia solo un anestetico e una fuga dalla realtà, ma un incontro tra culture e tradizioni diverse. Per ora a Moncalieri sta immaginando un giardino che sia simbolo della Terra. Così come i roseti del passato hanno rappresentato di volta in volta il potere del signore medievale, della religione o di una imperatrice, al contrario noi oggi non possiamo più rifarci a quei modelli di ordine, per quanto possano piacerci. Il nostro mondo non può essere rappresentato da un ordine armonioso e, paradossalmente, però, è l’errore, la deviazione dalla norma, l’imprevisto, in sostanza la vita, ciò che rende espressivamente belli una musica, un viso e anche un giardino.

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