Paola Lombroso, una donna oltre il suo tempo

Pioniera della pedagogia e dei diritti femminili

Nell'immagine: Paola Lombroso nel 1899.
Rita Brescia

Nata a Torino, dove vive e lavora come psicoterapeuta. Autrice del saggio Anais Nin: il vizio di scrivere, del romanzo La Città sottile e della biografia romanzata Il poeta di… leggi tutto
  

“L’uomo e la donna sono elementi non direi che si equivalgono, ma che si integrano, di cui ciascuno compie e ha compiuto una funzione a sé […] Solamente che mentre le supremazie dell’uomo sono state da gran tempo riconosciute e illustrate, quelle della donna sono ancora imprigionate negli archivi della biologia e della storia.”

Paola è una bambina dal visetto tondo, orecchie affilate e occhi spalancati sul mondo con intensità, figlia del discusso Cesare Lombroso. Cresce nelle vie antiche di Torino, tra lunghi portici e stucchi rosati, dove il vento carezza le pietre. Il cognome, anziché limitarla, le fornisce slancio, forza segreta, e la sprona a cercare una strada distinta, creativa. Nel cuore della città, tra i salotti e le aule, la sua voce risuona di passione per l’umanità. Paola cerca nei libri, nelle persone e nel mondo, non risposte definitive, ma verità nascoste, universali. La curiosità, soprattutto, non l’abbandona mai. All’ombra di un'epoca rigida riesce a trovare calore, umanità, speranza, sfidando le convenzioni e disegnando sentieri là dove altri ergono solo muri e confini. Mossa da grandi ideali sociali, lotta per chi non ha voce né spazio, per chi la storia ha dimenticato. In disaccordo con il positivismo deterministico proprio delle convinzioni del padre, traccia il suo destino con mano sicura: un destino di luce, di lotta, di libertà.

Graphic novel su Paola Lombroso, realizzata da Pia Valentinis.

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L'importanza del contesto formativo

Paola Lombroso nacque a Pavia il 14 marzo 1871, prima dei cinque figli dell'antropologo e psichiatra Cesare – controverso pioniere degli studi sulla criminalità e fondatore dell’antropologia criminale – e di Nina De Benedetti, donna colta che partecipò attivamente alle  attività  scientifiche del marito. La famiglia, di origine ebraica, si trasferì a Torino nel 1876, un ambiente intellettualmente stimolante che la influenzò profondamente. L’ebraismo in cui è cresciuta Paola,  di  stampo  universalista, dedicava uno spazio minimo all’osservanza, analogamente al percorso di  buona  parte  del  mondo  ebraico  del  tempo,  in  particolare di quello torinese. Paola amava rifugiarsi tra i libri della biblioteca paterna, dove le pagine dei volumi sembravano aprirle finestre su mondi lontani. Lei e la sorella Gina ricevettero un'educazione avanzata, nonostante il  contesto  culturale  dell'epoca  affrontasse  la  questione femminile secondo un determinismo biologico, suggerendo l'inferiorità delle donne, soprattutto dal punto di vista intellettuale. Caratterizzata da un’intelligenza vivace e da uno spirito d'iniziativa inesauribile, Paola decise di abbandonare gli studi accademici a favore di una formazione privata, focalizzandosi sulla psicologia, sulla pedagogia e sulla letteratura infantili. Fu una lettrice appassionata e iniziò precocemente a collaborare con il padre alla rivista Archivio di psichiatria, ma anche ad altre testate giornalistiche. Queste esperienze le permisero di sviluppare una comprensione approfondita delle dinamiche psicologiche e sociali, ponendo le basi per la sua futura carriera.

Le sorelle Lombroso: Paola a sinistra e Gina a destra (immagine tratta da museolombroso.unito.it).
Le sorelle Lombroso: Paola a sinistra e Gina a destra (immagine tratta da museolombroso.unito.it).

Alcuni incontri possono cambiare la vita

Durante la sua giovinezza, Paola Lombroso trascorse molto tempo in un ambiente colto e stimolante, che la portò a incontrare Anna Kuliscioff, una delle figure più influenti del socialismo italiano, nota per l’impegno nelle lotte sociali e per la passione in difesa dei diritti delle donne. L'incontro con Kuliscioff rappresentò un momento decisivo nella vita di Paola, poiché trovò in lei non solo un'amica, ma anche una sorta di mentore, che la sensibilizzò in modo significativo ai temi della giustizia sociale, del socialismo e dell’emancipazione femminile.

Di lei scrive:

Un esempio di donna che ha raggiunto lo sviluppo mirabile di tutte le sue potenzialità e toccata da tale altezza di felicità come nessun’altra donna che io conosca.
Anna Kulisciova fotografata da Mario Nunes Vais nel 1908 a Firenze.
Anna Kulisciova fotografata da Mario Nunes Vais nel 1908 a Firenze.

Paola e Anna condivisero idee e progetti, lavorando per promuovere i diritti delle donne e per migliorare le condizioni di vita dei meno fortunati. Fu proprio l’influenza della Kuliscioff a favorire l’avvio del progetto, intrapreso con la sorella Gina, a favore del sostegno all’educazione degli alunni nelle scuole elementari che non avevano possibilità di essere seguiti in famiglia negli studi pomeridiani, attraverso l’istituzione del doposcuola Scuola e famiglia, dove i ragazzi avevano la possibilità di confrontarsi con un ambiente idoneo a sviluppare la creatività. L'iniziativa riscosse un enorme successo, coinvolgendo tutte le scuole elementari di Torino sotto la direzione del Municipio. Nel 1898, Paola, in seguito a una collaborazione con il periodico Il grido del Popolo – scriveva già sul quotidiano l’Avanti – venne incriminata per l’incitamento all’odio tra le classi sociali, subendo una condanna a tre mesi e mezzo di carcere, commutata poi in pena pecuniaria. Questo periodo  rappresentò  l'inizio dell’impegno sociale che caratterizzerà tutta la sua vita.

Nel 1899, Paola Lombroso sposò Mario Carrara, un medico e antropologo di grande fama, allievo di suo padre. Nonostante le sfide, Paola riuscì a mantenere un equilibrio tra i doveri di moglie e madre e il suo impegno intellettuale e sociale. La famiglia Carrara-Lombroso divenne un centro di attività intellettuale e culturale, frequentato da studiosi, artisti e attivisti, tra i quali Altiero Spinelli, Adriano Olivetti e Leone Ginzburg. Paola e Mario condivisero una visione comune del mondo, basata su valori di progresso e giustizia sociale, e insieme supportarono numerose iniziative filantropiche.

Ritratto di Mario Carrara (© Museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso).
Ritratto di Mario Carrara (© Museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso).

La creatività è donna

Paola Lombroso iniziò le sue esperienze letterarie giovanissima, collaborando con racconti e bozzetti a diverse testate come il Fanfulla della domenica di Ferdinando Martini, la Gazzetta letteraria di Bersezio e Vita Moderna di Gustavo Macchi. Le fu presto chiaro che i suoi interessi orbitavano sempre di più attorno ai diritti dei bambini, alla pedagogia  e  alla letteratura dell’infanzia, tanto da pubblicare diversi saggi su questi temi: Saggi di psicologia del bambino (1894), Il problema della felicità (1900), La vita dei bambini (1904). L’amore per la scrittura non si esaurì nel tempo e la portò a formulare l’idea editoriale del Corriere dei Piccoli, settimanale che aiutò a fondare nel 1908, prima testata italiana dedicata interamente ai bambini. All’inizio Paola propose l’idea al quotidiano più venduto dell’epoca, nonché quello più vicino alle sue idee social-progressiste, Il Secolo, che rifiutò, e poi al quotidiano Corriere della Sera, il cui direttore Luigi Albertini rispose positivamente, interessato soprattutto alle finalità educative del progetto. Il Corriere dei Piccoli, infatti, rappresentava una rivoluzione nel modo di fare educazione attraverso la stampa, grazie all’introduzione di fumetti e racconti capaci di veicolare valori morali e sociali. Ottenuto il via libera, Paola studiò i periodici europei, in particolare anglosassoni e francesi, intuendo

il ruolo centrale che avrebbero dovuto avere le immagini e il fumetto. Tale esperienza segnò l'inizio di un lungo e fruttuoso periodo di scrittura e ricerca. La rivista si proponeva di diventare un riferimento importante per la pedagogia italiana, offrendo contenuti educativi e storie illustrate che, attraverso il divertimento, potessero stimolare l'immaginazione e la creatività dei bambini. La rivista, inoltre, si prefiggeva anche di fornire strumenti utili ai genitori e agli insegnanti per comprendere meglio i bisogni dei bambini, supportandoli nel loro sviluppo.

Prima pagina del n. 1 del “Corriere dei Piccoli”, pubblicato come supplemento al “Corriere della Sera” il 27 dicembre 1908.
Prima pagina del n. 1 del “Corriere dei Piccoli”, pubblicato come supplemento al “Corriere della Sera” il 27 dicembre 1908.

Albertini incaricò Lombroso di organizzare i primi numeri senza, però, precisarne il ruolo ufficiale all’interno del periodico. Tuttavia, quando si decise di avviare i lavori veri e propri sulla pubblicazione, Albertini nominò come direttore del Corriere dei Piccoli un uomo, il giornalista Silvio Spaventa Filippi, non solo per una questione di genere, come fece intendere, ma anche per una motivazione politica. Di fatto, le idee socialiste della scrittrice non si allineavano con quelle del quotidiano. All’inizio la Lombroso rifiutò ogni trattativa, ma poi accettò la proposta di collaborazione, pur di tenere un piede dentro il giornale che aveva creato. Con lo pseudonimo di “Zia Mariù”, da lei scelto e sul quale mantenne i diritti di copyright, Paola dovette accontentarsi di curare la rubrica Corrispondenze. Nel piccolo spazio che si era ritagliata riuscì, comunque, a lasciare il segno. Zia Mariù utilizzò la sua rubrica per incoraggiare i genitori a stimolare l'immaginazione e la curiosità dei loro figli, fornendo una visione dell'infanzia come periodo cruciale per lo sviluppo della personalità e delle capacità cognitive, in contrasto con i metodi tradizionali basati sull'autorità e la memorizzazione meccanica. La redazione, tuttavia, mal tollerava lo spirito intraprendente della sua collaboratrice. In seguito a diverse censure e contrasti col direttore, osteggiata nel tentativo di prendere qualche iniziativa personale, Paola si dimise.

Oltre alla sua attività giornalistica, Paola Lombroso si dedicò alla scrittura di fiabe e racconti per bambini. Tra le opere più famose spiccano le raccolte di fiabe che hanno incantato generazioni di giovani lettori, racconti popolati da personaggi fantastici e situazioni avvincenti ispirati alle tradizioni popolari, ma arricchiti anche da una prospettiva moderna e innovativa. Le storie spesso affrontavano temi come la giustizia, la solidarietà, l’amicizia e il rispetto per gli altri, valori che Paola considerava fondamentali per la formazione dei bambini. Le trame non di rado presentavano dilemmi morali che i personaggi dovevano risolvere, permettendo ai giovani lettori di riflettere su cosa fosse giusto o sbagliato. Paola è stata anche un'anticipatrice delle tematiche ecologiche e del rispetto per l'ambiente. Le sue storie, infatti, stimolavano i bambini a sviluppare un senso di responsabilità verso la natura e gli animali. Nel 1912 uscì la raccolta Le fiabe di Zia Mariù, che ebbe diverse riedizioni, anche all’estero. Scrisse, inoltre, numerose poesie pensate per i bambini, utilizzate nelle scuole come strumenti didattici per insegnare la lingua e la letteratura in modo piacevole. Tra le altre, ricordiamo Versi per i piccoli, una raccolta di poesie semplici e melodiche che trattano temi della vita quotidiana dei bambini. Non meno importanti i testi educativi che affrontavano direttamente argomenti di interesse pedagogico e pratiche educative per stimolare lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei bambini, in cui l’autrice sottolineò l’importanza di un ambiente armonioso e cooperativo per l’apprendimento e la crescita.

La copertina realizzata da “Golia” per il volume “Storie per voi bambini di Zia Mariù” pubblicato da Mondadori nel 1922.
La copertina realizzata da “Golia” per il volume “Storie per voi bambini di Zia Mariù” pubblicato da Mondadori nel 1922.

Un'istruzione per tutti

Il contributo di Paola Lombroso non si limitò alla scrittura e alla psicologia infantile. La sua profonda empatia e il suo senso di giustizia la portarono a impegnarsi attivamente in numerose iniziative filantropiche, perché credeva fermamente nella necessità di migliorare le condizioni di vita dei meno fortunati. Uno degli aspetti più importanti del suo impegno sociale fu la promozione dell'istruzione per tutti, in particolare per i bambini delle classi meno abbienti. Paola considerava l'infanzia un momento cruciale per formare la coscienza sociale e, attraverso l'educazione dei giovani, aspirava a costruire una società migliore, con meno disequilibri sociali e pari opportunità. Inoltre, come vedremo meglio più avanti, poiché riteneva che l'istruzione fosse un mezzo fondamentale per l'emancipazione delle donne, lavorò instancabilmente per promuovere l'accesso delle ragazze alla formazione scolastica. Le Bibliotechine Rurali, nate nel 1908 grazie a una rubrica curata per il Corriere dei Piccoli, sono un altro esempio del suo impegno filantropico. Queste biblioteche vengono create per diffondere l'interesse per la letteratura nelle zone rurali, dove l'accesso all'istruzione era spesso limitata. Tra i vari sistemi di finanziamento del progetto, menzioniamo quello in cui il lettore veniva invitato a donare un francobollo di dieci centesimi in occasione di una ricorrenza speciale come il compleanno di un amico o di un parente. Durante il fascismo, purtroppo tale iniziativa fu sospesa, ma nel 1951 le Bibliotechine ritornarono a rispondere ai bisogni delle aree svantaggiate e delle scuole colpite dalla guerra.

L'esperienza della guerra influenzò profondamente Paola. A suo parere il conflitto bellico costituiva un esempio estremo delle conseguenze dell'ingiustizia e della disuguaglianza. Tali convinzioni la spinsero a intensificare l’impegno per il progresso sociale e la pace. Mossa da un grande senso di responsabilità civile e sociale, fondò scuole per orfani di guerra e organizzò attività di sostegno per i bambini colpiti dal conflitto. La sua esperienza in tempo di guerra rafforzò l’idea dell'importanza dell'educazione e del supporto psicologico per i bambini traumatizzati. Poco dopo l’inizio del conflitto, allestì un asilo ricovero per i figli dei richiamati alla guerra privi di altri parenti. Da questa esperienza nacque la Casa del Sole, che accolse i figli sani di tubercolotici, per proteggerli dal contagio e dall'ambiente di miseria. Mossa dai medesimi principi, organizzò numerose iniziative per sostenere le comunità colpite dalla guerra, dimostrando una grande capacità di leadership e di empatia. In particolare, predispose raccolte di fondi e materiali per i soldati e le loro famiglie, trasformando casa sua in un centro di coordinamento, pianificazione e gestione delle attività di soccorso umanitario. Non trascurò di partecipare attivamente a campagne di sensibilizzazione sull'importanza del sostegno psicologico per i veterani di guerra, portando avanti il messaggio che la guarigione dovesse essere non solo fisica, ma anche emotiva e mentale. Collaborò con diverse organizzazioni umanitarie e si impegnò in progetti volti a migliorare le condizioni di vita dei più vulnerabili, organizzando anche conferenze e incontri per promuovere il dialogo e la riconciliazione tra le diverse comunità, con l’intento di promuovere una cultura di pace. L’esperienza personale durante la guerra aveva rafforzato la convinzione che solo attraverso il rispetto e la solidarietà si potesse evitare il ripetersi di simili tragedie.

Sempre negli anni successivi alla guerra, Paola Lombroso continuò a sviluppare e diffondere le sue idee sulla pedagogia e l'educazione infantile. Sostenne l'importanza dell'educazione emotiva e sociale, oltre a quella accademica, e promosse l'idea che ogni bambino dovesse essere considerato un individuo unico, con le proprie necessità e potenzialità. Paola era convinta che l'educazione dovesse essere un processo olistico, che coinvolgesse non solo l'intelletto, ma anche il cuore e lo spirito. Promosse l'uso del gioco e dell'arte come strumenti educativi fondamentali, sostenendo che attraverso queste attività i bambini potessero esprimere sé stessi e sviluppare le loro capacità in modo naturale e spontaneo. La sua visione dell'educazione era profondamente influenzata dall’esperienza personale e dalle osservazioni dirette dei bambini. Per questi motivi le sue idee ebbero un'influenza duratura sulla pedagogia moderna.

Cartoline propagandistiche a sostegno delle “Bibliotechine rurali di Zia Mariù” realizzate dall’illustratore Eugenio Colmo, detto “Golia”, tra il 1910 e il 1915 (© Fondazione Tancredi di Barolo).

Per i diritti delle donne

Parallelamente al suo lavoro nel campo dell'educazione, Paola Lombroso continuò a impegnarsi attivamente nella lotta per i diritti delle donne. Nonostante le posizioni avanzate, Paola sosteneva anche idee tradizionali sul ruolo sociale e domestico femminile. Esaltava, infatti, la “plasmabilità” delle donne, oggi definita resilienza, come una virtù importante. D’altro canto, incoraggiava l'indipendenza economica, soprattutto per le donne nubili, come mezzo per ottenere dignità personale ed emancipazione sociale e politica. In un'epoca in cui le donne erano spesso relegate a ruoli secondari, le sue idee rappresentavano una voce coraggiosa e innovativa. Nel suo impegno vi era la convinzione che solo attraverso la trasformazione radicale della società, in cui il capitalismo fosse abbattuto e l’uguaglianza tra i sessi realizzata, le donne avrebbero potuto ottenere una vera emancipazione. Così, la sua voce si alzò con determinazione, intrecciando le battaglie sociali con quelle di genere, in un’epoca in cui il femminismo iniziava a forgiare i suoi ideali, non solo come rivendicazione di diritti, ma come promessa di un mondo nuovo, più giusto e più umano.

Il solo fatto che le aspirazioni di una donna sono di natura sentimentale e trovano appagamento nell’amore e nella maternità, mentre nell’uomo son di natura sociale ed implicano il successo e la preminenza sociale, costituisce una differenza fondamentale.

Paola partecipò a numerose conferenze e incontri sul tema dell'emancipazione femminile e scrisse articoli e saggi per promuovere la parità di genere. Nella convinzione che l’educazione scolastica potesse favorire l’emancipazione, collaborò con diverse organizzazioni femminili, sostenendo la creazione di scuole e corsi di formazione professionale per le donne. La sua visione era quella di una società in cui le donne potessero partecipare pienamente alla vita pubblica e avere le stesse opportunità degli uomini. Promosse, inoltre, campagne per il diritto al voto femminile e l'uguaglianza sul posto di lavoro, cercando di abbattere le barriere che impedivano alle donne di realizzare il loro pieno potenziale. Paola fu un'ispirazione per molte donne, mostrando con il suo esempio che era possibile conciliare l'impegno professionale con la lotta per i diritti civili. Partecipò a congressi internazionali, dove ebbe modo di confrontarsi con altre esponenti del femminismo e di trarre ispirazione dalle loro esperienze e lotte.

Copertina del libro
Copertina del libro "Paola Lombroso Carrara. Una vita dalla parte dei bambini", pubblicato dalla Fondazione Tancredi di Barolo nel 2025 in una nuova edizione ampliata.

Gli anni della maturità e del riconoscimento

Negli anni della maturità, Paola Lombroso ricevette numerosi riconoscimenti per il suo lavoro nel campo della psicologia infantile e dell'educazione. La sua opera fu apprezzata non solo in Italia, ma anche a livello internazionale, e le sue idee influenzarono profondamente il dibattito pedagogico dell'epoca. Paola continuò a scrivere e a partecipare attivamente alla vita culturale e sociale del suo tempo, mantenendo sempre vivo l’impegno per la giustizia sociale e per i diritti umani. La sua determinazione e il suo spirito indomito non vennero mai meno, tanto da ricevere nel 1950 la medaglia d’oro dei benemeriti della pubblica istruzione, un riconoscimento per le numerose iniziative a favore dell'istruzione e del benessere sociale. Morì il 27 marzo 1954, lasciando un'eredità di grande importanza nel campo della psicologia infantile e dell'attivismo sociale. Sulla sua lapide è scritto:

Unendo ardor di affetti a luce d’ingegno, Volle l’infanzia lieta e serena, E con libri diffusi nelle scuole d’Italia, Aprì tenere menti alle vie del sapere.

Paola Lombroso ci ha insegnato che ogni bambino merita di essere amato e rispettato e che ogni donna ha il diritto di vivere una vita piena e realizzata. Attraverso la sua scrittura, le sue iniziative filantropiche e il suo impegno sociale, Paola Lombroso ha lasciato un segno indelebile nella storia della psicologia e dei diritti umani. La sua visione di un mondo più giusto e inclusivo è un'ispirazione per tutti noi e il suo esempio ci ricorda che l'amore per il sapere e la volontà di migliorare la vita degli altri possono lasciare un segno duraturo nella storia.

Bibliografia
  • Cuccolini G.C., La donna che ideò il Corriere dei Piccoli. Paola Lombroso Carrara, Roma, Comic Out, 2021.
  • Dolza D., Essere figlie di Lombroso. Due donne intellettuali tra ‘800 e ‘900, Milano, Franco Angeli, 1990.
  • Lombroso P., Le supremazie della donna. Nuova antologia di lettere, scienze ed arti, Ser. 536, 1901.
  • Lombroso P., Il problema della felicità, Torino, Bocca, 1907.

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