Lo strano omicidio del brillante albergatore

La controcopertina di O Domingo ilustrado del 28 febbraio 1926, dedicata al delitto Mazzolini, già gestore dell’hotel Bellevue a Torre Pellice.

Lo strano omicidio del brillante albergatore

Un caso di cronaca nera ancora irrisolto, tra Torre Pellice e Lisbona, quasi cent’anni fa

Giornalista di periferia, professionista dal 1998, ha sperimentato la vita di redazione e quella del freelance. Ha coordinato un sito web di notizie negli anni ’90 e ha fondato un… leggi tutto
  

Nel mese di febbraio del 1926, a Lisbona, si viveva pericolosamente. L’anno precedente, nella capitale portoghese, erano stati tentati ben tre colpi di Stato militari. Erano falliti tutti, ma i cospiratori godevano di ampie protezioni; quindi venivano regolarmente assolti dal Tribunale e, non appena in libertà, tornavano a pianificare il rovesciamento della Prima Repubblica.

In quel clima tumultuoso, una pistola poteva proteggere più della legge. Soprattutto nei club esclusivi della città, dove la buona borghesia ostentava il lusso ballando il charleston. E non era difficile incontrare qualche avventuriero privo di scrupoli.

Ercole Mazzolini, detto Ercol, in quell’ambiente si trovava a suo agio.

※ ※ ※

Il commerciante ittico che investiva in hotel

Mazzolini era nato nel 1886. Si era arricchito con la compravendita internazionale del pesce fresco, salato e affumicato. L’azienda ittica Ercol aveva sedi a Yarmouth, nell’estremo orientale dell’Inghilterra, e a Ostenda, sulla costa del Belgio. I magazzini generali, invece, si trovavano a Piscina, alle porte di Pinerolo.

Il pesce andava bene per fare i soldi, ma la vera vocazione di Ercole era il mondo del divertimento. La Grande guerra era conclusa da pochi mesi e già investiva molto denaro per promuovere, sulla stampa internazionale, un hôtel che aveva rilevato a Ostenda. Tra maggio e luglio del 1919, scorrendo gli annunci su quotidiani belgi come La Nation Belge, La Libre Belgique, L’Indépendence Belge, francesi come Le Gaulois, L’Écho de France ed Excelsior, oppure sull’edizione europea di The New York Herald, si poteva trovare la seguente réclame: "Ostende, The Imperial Hôtel, 150 chambres, Plats du-jour, Ercol Mazzolini, ppre". L’albergo – che rimase sotto la sua direzione almeno fino al 1921, anche se quell’anno lo pubblicizzava solo a livello locale – esiste ancora e sorge a pochi passi dal casino: un’accoppiata che Ercol sognava di riproporre altrove.

Campagna pubblicitaria dell’estate 1919 su diversi giornali europei.
Campagna pubblicitaria dell’estate 1919 su diversi giornali europei.

Gestì delle attività a Parigi e Londra. E tentò perfino a Torre Pellice! Il progetto di Ercole Mazzolini per la costruzione di un teatro-cinema nella zona del vecchio cimitero del paese fu, senza dubbio, il più ambizioso mai visto a quei tempi. Accanto allo stabile del cinematografo (progettato proprio nello stesso punto dove, poi, fu effettivamente edificato il Trento), il visionario imprenditore avrebbe voluto aprire, in realtà, un ristorante, un grande albergo e una pasticceria, estendendosi sulla spianata in terra dell’appena abbozzata piazza Muston. Il consigliere Mario Falchi mise le mani avanti: "Purché non sia compresa una sala da gioco!". Quello di Ercol era uno dei tre progetti presentati. E fu il prescelto: ottenne il via libera della Commissione edilizia il 14 dicembre 1922.

I fasti dell’Hotel Bellevue, “il più gradito ritrovo per gli automobilisti provenienti da Torino”

Ma cosa ci faceva il brillante Ercole Mazzolini a Torre Pellice? Aveva sposato una donna della valle, di quattro anni più anziana, Maria Michelin Salomon. E naturalmente gestiva uno degli alberghi più rinomati, il Palace Hôtel Bellevue, dominante sul paese: era l’ottocentesca Villa Arnoulet, da tempo diventata una pensione. Mazzolini ne era già proprietario quando si propose per il progetto di piazza Muston. Ampliò e ristrutturò con ambizione l’edificio (in posizione panoramica, dominante sul paese) e lo re-inaugurò in pompa magna il 7 luglio 1923.

Non si esagera dicendo che è uno dei più riusciti alberghi di montagna – scrisse la Gazzetta del Popolo il giorno successivo –. Dotato di graziose camere (la maggior parte con eleganti terrazzini) arredate di mobilio tutto nuovo, circondato di piante d’alto fusto, di prati, di fiori e di vigneti, ricco di una moderna fattoria, di un tennis e di numerose attrattive, esso è il posto ideale per trascorrere il periodo di riposo dell’estate e dell’autunno, nonché per le gite domenicali.
Una splendida cartolina dell_Hôtel Belle Vue (o Bellevue) di Torre Pellice, gestito da Ercole Mazzolini dai primi anni ‘20 del secolo scorso
Una splendida cartolina dell Hôtel Belle Vue (o Bellevue) di Torre Pellice, gestito da Ercole Mazzolini dai primi anni ‘20 del secolo scorso.

Nella prima stagione, Mazzolini si affidò per la direzione al celebre Monsieur Séraphin, ma ben presto subentrò in prima persona e ci mise il suo marchio. In calce ai trafiletti promozionali che esaltavano il "comfort moderno" e il "ristorante di prim’ordine", scriveva semplicemente: "Direz. Ercol".

Il Bellevue era famoso per la sua ottima cantina. Nel febbraio del 1924, approfittando del periodo di chiusura invernale, un giovane originario di Rifreddo riuscì a rubare una sessantina di bottiglie "servendosi di una lunga canna, munita di laccio, abilmente manovrata attraverso ad uno stretto finestrino di areazione ed illuminazione del sotterraneo". Scoperto dai carabinieri, ammise il fatto e ammise che, per far sparire le tracce del furto, aveva scolato in pochi giorni sessanta delle prestigiose etichette sottratte!

L’estate del 1924 cominciò in grande, domenica 29 giugno, con il primo ballo e fuochi d’artificio: "Garantisce Ercol". "È il più signorile e gradito ritrovo serale per gli automobilisti provenienti da Torino. Cinquanta chilometri di un percorso verde, pittoresco, incantevole (…). Comodo garage", assicurava La Stampa del 13 luglio. "Cento camere con acqua corrente, bagni, grande sala di ristorante, tennis, vasca per i pesci, giardino, fiori e frutta". E ancora: orchestra dal vivo, cinematografo… Un sogno a prezzi, tutto sommato, accessibili: il costo di un giorno di pensione partiva da 30 lire.

L’abbandono del cantiere

Gli imprenditori rampanti come Mazzolini non si accontentavano. I suoi affari continuavano a portarlo all’estero e non è ben chiaro se fossero floridi oppure esattamente il contrario. Di certo, il suo progetto per l’hôtel-ristorante-cinema nella zona di piazza Muston rimase lettera morta: e dire che c’era già la sabbia per il cantiere! Emilio Eynard, il preoccupato sindaco di Torre Pellice, lo cercò più volte, fino a quando, il 7 aprile 1924, Ercol comunicò la sua rinuncia "per varie speciali circostanze", lasciando il materiale abbandonato a disposizione dell’Amministrazione, "quale compenso per l’occupazione di suolo comunale".

La vita l’aveva portato altrove. Dell’albergo si occupava, principalmente, la moglie Maria. Dove fosse finito Ercole Mazzolini lo si scoprirà in modo drammatico nella seconda parte di febbraio 1926, quando si diffuse la notizia della sua morte.

Un colpo di pistola nel club

Inizialmente, sui giornali portoghesi, fu chiamato Massalinni o, addirittura, Mussolini: e si capisce, era il nome italiano più noto all’estero, in quel 1926. Ercole Mazzolini, a Lisbona, faceva ciò che amava di più: esercire un locale di lusso, il Club dos Patos. E in questo night, situato in largo do Picadeiro a Lisbona, la notte tra il 18 e il 19 febbraio 1926 venne ucciso con un colpo di pistola.

Pubblicità del Club dos Patos, di cui Mazzolini era gerente.
Pubblicità del Club dos Patos, di cui Mazzolini era gerente.

Stando al Diario de Lisboa del 20, Mazzolini era di cattivo umore perché stava perdendo denaro. "Per di più, un socio era fuggito con alcune migliaia di franchi. E, per buon peso, era stato spiccato contro di lui un mandato di cattura in un’inchiesta sulla falsificazione di champagne".

Stando alla ricostruzione giornalistica del tempo, Mazzolini, molto nervoso, avrebbe ordinato all’orchestra di spostarsi dal secondo piano a quello del bar. Il portavoce dei musici se ne lamentò con Francisco Ramalho, che aveva un importante incarico nel locale. Questi si recò da Ercol nel tentativo di fargli cambiare idea e lo trovò seduto in poltrona. Ramalho – che la stampa portoghese si apprestò a definire un uomo pacifico – alzò la voce. Stando alla sua testimonianza, Mazzolini estrasse una pistola e, nella colluttazione, partì un colpo fatale.

La vicenda fece grande scalpore. La polizia sottopose a fermo 47 persone, comprese le sciantose del club, che al momento dello sparo erano scappate in strada gridando: "Que horror! Que horror!". La versione di Ramalho non convinse fino in fondo gli inquirenti. Le analisi sul corpo e sulla scena del crimine fecero loro ipotizzare che Mazzolini – raggiunto da un solo proiettile fatale all’altezza dell’orecchio sinistro – fosse stato colpito altrove e poi spostato, in seguito, sulla poltrona in cui fu ritrovato cadavere.

Un trafiletto dedicato alla morte di Ercole Mazzolini sul Diario de Lisboa del 23 febbraio 1926.
Un trafiletto dedicato alla morte di Ercole Mazzolini sul "Diario de Lisboa" del 23 febbraio 1926.

Una messinscena? Un omicidio a sangue freddo? Essendoci di mezzo un possibile intrigo internazionale, il caso fu seguito a lungo dalla stampa portoghese. Al contrario, non siamo riusciti a trovare una riga né sui giornali nazionali italiani, né su quelli di Pinerolo e della Val Pellice.

La vedova di Ercol, accompagnata dal console d’Italia, fu interrogata dagli inquirenti di Lisbona. Fu coinvolto anche un dipendente portoghese di Mazzolini: un certo João Batista. Non conosciamo l’esito finale dell’indagine giudiziaria, ma il 15 aprile 1926, quindi quasi due mesi dopo il delitto, un deputato della Câmara del Portogallo, Rafael Ribeiro, presentò un’interrogazione al Ministro degli Interni sulla situazione del crimine e sulle lacune delle squadre di investigazione, citando tra gli omicidi "di cui non si sono ancora scoperti gli autori" anche quello di "o italiano no Clube dos Patos".

La fine di un’epoca

La morte di Mazzolini rappresenta quasi la cesura di un’epoca. Poche settimane dopo, i militari riuscirono finalmente a far cadere il Governo repubblicano, creando i presupposti per l’Estado Novo fascista. E il Club dos Patos fallì nel 1928. Anche in Italia ci si avviava alla fase più dura del regime, con la soppressione delle libertà costituzionali.

Maria Michelin Salomon continuò a mandare avanti l’hôtel Bellevue, ma sui giornali le notizie si diradarono e non si trovarono più i resoconti delle iniziative di promozione, evidentemente ispirati da Ercol.

Per diversi anni, la vedova Mazzolini tentò di mettere in vendita l’albergo: lo testimoniano gli annunci ricorrenti sulla stampa locale. Nel 1935, tuttavia, il Grand Hôtel Bellevue acquistò ancora uno spazio su La Stampa per pubblicizzare la sua posizione incantevole, l’acqua corrente, il tennis e il grande parco. Ora aveva anche il telefono, corrispondente al numero 72 (!). E la proprietaria era indicata come M. Michelin ved. Mazzolini.

La signora morì nel 1947. Riposa nella tomba di famiglia a Torre Pellice. Il corpo del marito è sepolto a Lisbona, ma una lapide lo ricorda.

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta sul numero 30 della rivista L'Ora del Pellice, trimestrale di cultura locale dedicato alla Val Pellice realizzato dall'Associazione Hari, con cui abbiamo un accordo di collaborazione e scambio. Questo è il loro sito.

Vuoi continuare a leggere? Iscriviti gratuitamente alle nostre newsletter!

Rivista Savej on line è un progetto della Fondazione Culturale Piemontese Enrico Eandi per la diffusione della cultura e della storia piemontesi. Se non l’hai ancora fatto, iscriviti ora: la registrazione è completamente gratuita e ti consentirà di accedere a tutti i contenuti del sito.

Non ti chiederemo soldi, ma solo un indirizzo di posta elettronica. Vogliamo costruire una comunità di lettori che abbiano a cuore i temi del Piemonte e della cultura piemontese, e l’e-mail è un buon mezzo per tenerci in contatto. Non ti preoccupare: non ne abuseremo nè la cederemo a terzi.

Nelle ultime 24 ore si sono iscritte 5 persone!

Rivista Savej è un progetto di Edizioni Savej, casa editrice della Fondazione Enrico Eandi.
Pubblicazione registrata al tribunale di Torino.
Direttore responsabile: Lidia Brero Eandi.