La diva Isa Bluette, tra lustrini e paillettes

Teresa Ferrero: tabacchina di giorno, soubrette di sera

Nell'immagine: Isa Bluette disegnata e immaginata attraverso l’AI di Midjourney.
Alice Mammola

Storica dell’arte, cantautrice, archivista e appassionata di storia e canto popolare e tradizionale, ha intrapreso una profonda ricerca nel campo dell’etnomusicologia e del patrimonio orale. Ha avviato un progetto dal… leggi tutto
  

Capelli corvini e fascino irresistibile, Isa Bluette entra nella storia di Torino calcando le scene dei café chantants; ha fa passare alla storia canzoni come Creola e Come pioveva. Carismatica étoile dello spettacolo e della canzone, si esibisce a Parigi e nei più importanti teatri dell'epoca, porta in Italia la “passerella” e fonda la compagnia Isa Bluette dove scrittura Macario e altri nomi importanti della scena artistica italiana. Di lei rimane qualche fotografia e una statua presso il Cimitero Monumentale, a testimonianza di una carriera strepitosa e una storia da riscoprire.

"Ste sigalere l'an propri nen 'd fortuna" canta una canzone piemontese di inizio Novecento, ma la protagonista di questa storia, al contrario, la fortuna l'ha fatta. "Perbacco!" "Parbleu!", esclamavano i torinesi, prendendo a prestito questa tipica espressione francese, alla notizia che una loro concittadina fosse diventata una star. Se per caso passaste dal Cimitero Monumentale potreste rimanere incantati di fronte a una statua che ricorda una delle più importanti cantanti della storia torinese, a cui ingiustamente non è dedicata alcuna strada o piazza. Tra le più note soubrette e cantanti del Novecento c'è indubbiamente Teresa Ferrero, che aveva scelto come nome d'arte il colore dei fiordalisi: Isa Bluette.

Isa Bluette (alias Teresa Ferrero), 22 maggio 1926. Fotografo ignoto (positivo ai sali d’argento, 160 x 240 mm). Archivio del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, Fondo Angelo Alessio (fascicolo 33).
Isa Bluette (alias Teresa Ferrero), 22 maggio 1926. Fotografo ignoto (positivo ai sali d’argento, 160 x 240 mm). Archivio del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, Fondo Angelo Alessio (fascicolo 33).
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Una giovane tabacchina

Teresa Ferrero era nata a Torino in via San Domenico il 10 settembre 1898, l'anno dell'Esposizione generale italiana di Torino. Cresciuta in Barriera, nel cuore del quartiere operaio compreso tra la zona di Aurora e di Regio Parco, a pochi metri dalla Dora Riparia, Teresa proveniva da una famiglia modesta. Poco sappiamo della sua infanzia, possiamo immaginare che sia cresciuta con le bambine e i bambini del rione e che abbia avuto accesso a una discreta cultura e che abbia avuto un'infanzia piuttosto serena. Quella periferia confinava con le campagne ed era dimora di molte famiglie provenienti da tutto il Piemonte e non solo. Chissà se già in quei cortili la nostra piccola Teresa avesse manifestato una sua particolare predisposizione alla musica e alla danza.

Quel che è certo è che inizia a lavorare molto presto presso la Manifattura Tabacchi di corso Regio Parco. Viene infatti assunta già durante gli anni della Grande Guerra. La ditta, costituita principalmente da operaie addette al confezionamento di sigari, sigarette e trinciato per pipa, contava all'epoca quasi 2.000 dipendenti: la lavorazione del tabacco richiedeva una qualifica professionale e una certa precisione. Come in molte zone d'Italia, le Manifatture di Tabacchi avevano grande rilievo nelle città e anche a livello nazionale, tanto che erano sorte nei principali centri urbani di tutta Italia. L'azienda torinese di Regio Parco era una delle più grandi e importanti.

Nei café chantants della piccola Parigi

Proprio intorno alla Regia Manifattura erano comparsi quartieri popolari e molti bar e locali dove operai e operaie spesso sostavano all'uscita del turno di lavoro. Anche per questo la reputazione delle tabacchine veniva messa in dubbio negli scritti e in alcune canzonette dell'epoca. Similmente alla nomea di sartine, cioccolataie, lavoratrici tessili, iniziano a serpeggiare calunnie e dicerie su queste giovani fanciulle che lavorano fuori casa e frequentano talvolta luoghi tipicamente maschili.

A cavallo tra i due secoli, nelle città proletarie nascono molti punti di ritrovo dove gli habitués trovano conforto nell'alcool, nelle serate, nel fumo e nei giochi da tavola. Ma oltre a questi svaghi c'è un altro tipo di intrattenimento che si diffonde: maghi, illusionisti, cantanti. In quegli anni fioriscono in tutta Italia i primi café chantants in cui si esibiscono anche (scandalosamente!) cantanti donne.

Nella Storia illustrata di Torino (a cura di Valerio Castronovo, Sellino editore, 1992) un capitolo viene dedicato a Orchestre e café chantants, dove viene riportata la riflessione di Edmondo De Amicis, che nel 1896 scriveva:

Quella moltitudine di gente che si vede di sfuggita affollata davanti ai caffè […] in quell'aria profumata dall'erbe e dai fiori dei giardini, nella quale si succedono e si confondono note di cantanti di caffé, suoni d'orchestre di birrerie, ritornelli di canzoni popolari e musiche erranti di mandolini e di fisarmoniche, sembra d'attraversare una città meravigliosa, dove rida una festa perpetua e siano sconosciuti gli affanni, le fatiche e la miseria.

Non è un caso che Torino fosse anche detta “la piccola Parigi”, considerata una città elegantissima, con molti caffè e le belle piazze per passeggiare.

Isa Bluette (fotografia storica resa a colori con l'ausilio dell'intelligenza artificiale).
Isa Bluette (fotografia storica resa a colori con l'ausilio dell'intelligenza artificiale).

Dalla fabbrica al palcoscenico

Il destino di Teresa Ferrero non sarà quello del lavoro di tabacchina, la vita di fabbrica infatti le sta stretta, decide quindi di lasciare il camice da operaia e la cuffia per inseguire i suoi sogni. Teresa è ambiziosa, ha forte personalità e grandi aspirazioni. Debutta così nello squallido locale torinese di via Viotti, il caffè Franco, per poi passare a palcoscenici più conosciuti a Torino, il caffè Iris e il teatro Maffei. Per prima cosa la giovane Teresa cambia nome, il primo pare fosse Gina Bigliani. Ma ben presto si battezzerà Isa Bluette. Isa Bluette suona perfet! Era l'inizio di un'ascesa strepitosa e inarrestabile. Nasceva una vera diva, sbocciata come un fiore, quello blu del colore che aveva scelto come nome d'arte.

Studia canto, musica e danza, guadagna circa 5 lire al giorno. Con questi soldi finanzia anche i costumi di scena. Li fa confezionare da sartine sue amiche, ma sarà poi il viaggio in Francia a rivelarle un mondo di piume di struzzo, guanti ricamati e paillettes, dove la giovane Teresa creerà proprio un suo stile, decisamente glam. “Bluette, con la tua silhouette non c'è uomo che resista”, canta una canzone dell'epoca.

Giovane, minuta, dal sorriso sincero e lo sguardo sicuro, nelle fotografie che la ritraggono spiccano i suoi occhi vivaci e il trucco leggero che valorizza l'incarnato. Traspare una personalità audace e spigliata. Ha capelli corvini e un fascino irresistibile. Il bianco e nero non restituisce la vivacità dei colori che dovevano avere gli abiti di scena, tra piume, cappellini e tessuti. Quello che appare però evidente è la figura di questa giovane donna, non molto alta di statura, che rivela una personalità tutt'altro che timida. In una delle fotografie che la ritraggono a figura intera, leggermente di profilo, si volta con sicurezza a favore di camera, sorride, quasi come una Monna Lisa, appare divertita e sicura, salda, la mano sull'elegante pelliccia chiara, le piume dietro la testa, che non si inclina graziosamente, come i visi di molte donne e attrici dell'epoca, ma rimane dritta e sicura. Indubbiamente una grande personalità.

L'evoluzione dell'avanspettacolo

Sarà il viaggio nella capitale francese a coronare la sua fama e il suo successo. Si esibisce a Parigi alle Folies Bergère; questo la fa amare ancora di più in Italia, dove diviene una vera e propria celebrità. Al suo rientro tutti la vogliono vedere, i suoi spettacoli fanno il tutto esaurito, inoltre, con grande spirito imprenditoriale, Isa Bluette importa delle significative innovazioni che influenzeranno lo spettacolo del varietà in Italia.

Regina dell'operetta e del café chantant, Isa cerca di ammodernare lo stile musicale dello spettacolo introducendo elementi del musical e degli show internazionali. Nella stagione 1927–1928 la compagnia Isa Bluette mette in scena una serie di rappresentazioni di avanspettacolo dette "riviste". Intuendo che il varietà classico era in declino, Isa Bluette si dedica infatti a un altro tipo di messa in scena, la rivista appunto: uno spettacolo innovativo e scenografico che vedeva l'alternanza di scenette comiche e canzoni a balletti sensuali. Isa divenne la regina della rivista, in Italia e in Francia, un format che potremmo tradurre con music-hall, dove sono centrali le scenografie e le coreografie che si alternano a numeri comici, un po' come in uno spettacolo di varietà. La rivista aveva un taglio satirico e provocatorio, infatti molto spesso era presente una critica alla società e riferimenti alla politica, tanto che subirà poi la censura fascista.

La rivista diventa una vera e propria palestra per molti attori e comici che faranno carriera poi anche nei teatri o in tv, da Macario, a Totò, a Wanda Osiris, Renato Rascel e Dapporto. Sempre dalla Francia, Isa porta in scena altre novità, si attornia di un folto gruppo di uomini in smoking nero ed elegante, veste costumi spettacolari senza mai perdere la sua autentica genuinità torinese.

Fu poi Isa Bluette a importare in Italia (per la prima volta al teatro del parco Michelotti) la cosiddetta “passerella”, un lungo ponte che si estende dal palco alla platea e che permette camminate e danze sperimentando un diverso rapporto con il pubblico.

Compagnia di rivista “La Nuovissima”, gestita dal commendatore Fiandra, con Isa Bluette, gli artisti, gli autori Ripp, Bel Ami e Albertazzi, le ballerine e i tecnici, tutti radunati in piazza Solferino a Torino, dinanzi a uno steccato posto presso la Fontana Angelica, 1925. Fotografo ignoto (positivo ai sali d’argento, 240 x 190 mm). Archivio del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, Fondo Angelo Alessio (fascicolo 33).
Compagnia di rivista “La Nuovissima”, gestita dal commendatore Fiandra, con Isa Bluette, gli artisti, gli autori Ripp, Bel Ami e Albertazzi, le ballerine e i tecnici, tutti radunati in piazza Solferino a Torino, dinanzi a uno steccato posto presso la Fontana Angelica, 1925. Fotografo ignoto (positivo ai sali d’argento, 240 x 190 mm). Archivio del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, Fondo Angelo Alessio (fascicolo 33).

L'incontro con Macario

Erminio Macario, classe 1902, aveva esordito giovanissimo nell'oratorio Don Bosco nel 1913 e dopo qualche anno viene scritturato nella compagnia di Isa Bluette diventando uno dei protagonisti dello spettacolo del Novecento. Macario parla con affetto della sua maestra: “un sogno per me lavorare con lei, come lo scalatore che spera di arrivare in cima all'Everest”. La racconta come una direttrice di spettacoli dal temperamento formidabile e una capacità scenica istintiva, e arriva a dedicarle una poesia che termina così:

Guardi verso un omino che sta giù
e tenta di salire piano piano,
tu gli sorridi poi lo tiri su
con dolcezza porgendogli la mano,
tu lo aiutasti dandogli la destra
“Isa, sun io, e tu la mia maestra”.

Sarà infatti Isa Bluette ad aiutare Macario nelle prime esibizioni come comico grottesco, insegnandogli molti trucchi del mestiere. In una intervista, disponibile su YouTube, lui racconta di come venne scritturato:

Lei lavorava a Modena e di notte partì in macchina dopo lo spettacolo e invitatomi alle tre del mattino all'hotel Commercio di Milano mi offrì un contratto nella sua compagnia come comico grottesco: 60 lire al giorno e sei mesi a Torino. Accettai al volo e in aprile debuttammo al teatro Odeon di via Viotti con “La valigia delle Indie” di Ripp e Bel Ami.

Macario debutta con lei nella sala-teatro Umberto I di Roma nella rivista Madama Follia, dove accompagna nello stesso spettacolo un giovane e sconosciuto Antonio de Curtis (Totò) nella caricatura di un gelataio. Con la compagnia di Isa Bluette metterà poi in scena altri spettacoli dai titoli piuttosto espliciti: Il dito di Giove, Adamo ed Eva, Gatte di lusso; Donne, ventagli e fiori; Il ratto delle cubane; Pioggia di stelle; Diavolo rosa... "In cinque anni ho imparato moltissimo da lei" prosegue Macario nel ricordo della sua maestra. “Erano spettacoli a quadri, o riviste in tre atti. Allora io non facevo un personaggio unico, quello è venuto dopo, facevo tre macchiette al primo atto, tre al secondo atto e due al terzo”. Il giovane Macario era un vero caratterista: poteva cambiarsi trucco, abito e vestito anche sei volte a sera, impersonando i personaggi più bizzarri (giapponesi, viveurs, spagnoli). Macario rimarrà con lei fino al 1930, quando anche lui fonderà una sua compagnia.

Isa Bluette (fotografia storica resa a colori con l'ausilio dell'intelligenza artificiale).
Isa Bluette (fotografia storica resa a colori con l'ausilio dell'intelligenza artificiale).

Le canzoni di successo e l'operetta

Purtroppo sono poche le esecuzioni incise di Isa Bluette. La sua voce era delicata e sensuale, intonata e teatrale; quello che rimane dei suoi spettacoli e del suo repertorio sono soprattutto le notizie e le recensioni entusiastiche dei suoi contemporanei. Dalla rivista in tre atti La valigia delle Indie, Isa Bluette fece diventare famosa la canzone Laggiù sul Nilo blu. Persino Antonio Gramsci la ricorda così (come riportato in Il giovane Gramsci):

Isa Bluette mi mandava in visibilio: ma se lo avessi proclamato avrei avuto paura di passare per un ingenuo, per un provinciale […]. C'era in Isa Bluette una tristezza chiusa, popolaresca, qualcosa di disperato, miserabile.

Nel 1926 Isa Bluette viene acclamata per il grande successo della canzone Creola, brano che verrà poi interpretato negli anni successivi da Nilla Pizzi, Milva, Claudio Villa e altri grandi. Si tratta di una canzone dai ritmi latini e dal sapore colonialista, molto diffusa anche nel ventennio fascista. I versi “Straziami ma di baci saziami” sono poi diventati il titolo del film del 1968 di Dino Risi.

Straziami ma di baci saziami
Mi tormenta l'anima
uno strano mal.

La canzone è composta dall’autore di commedie musicali Luigi Miaglia (in arte Ripp) insieme al commediografo Anacleto Francini (noto come Bel Ami) ed è stata cantata a lungo dalla Bluette. Dalla cooperazione dei torinesi Ripp e Bel Ami nacquero numerosi lavori teatrali e molte collaborazioni sia con la Bluette, sia con personaggi del calibro di Macario, Totò, Wanda Osiris, Dina Galli e molti altri.

Negli anni Trenta Isa si dedica prevalentemente all’operetta, riscuotendo sempre il favore di un pubblico che continua ad amarla senza riserve. È in una fase più matura e caratterizzata da grande professionalità. Nei teatri fa il tutto esaurito. Con il suo caschetto e la sua capacità di tenere in pugno il pubblico ispira le altre donne, insegna e dirige spettacoli, viene contesa dai teatri e acclamata a gran voce. I giornali e le locandine riportano il nome di Isa Bluette e della sua compagnia. Nel 1935 incide il 78 giri L'isola felice (Martinelli - Bel Ami - Nuni), con l'orchestra Cetra e il trio vocale Cetra, e nel 1938 Coubanakan (Simons - Bel Ami - Nuni) con l'orchestra diretta da Pippo Barzizza, entrambi tratti dalla rivista Il Ratto delle cubane.

Il 78 giri con inciso
Il 78 giri con inciso "L'isola felice".

Amore e morte

Isa Bluette avrà avuto sicuramente una schiera di pretendenti, ma non si conoscono relazioni sentimentali se non quella con il suo grande compagno di vita Nuto Navarrini, che sposerà poco prima di morire. Insieme vivono in via Principi D'Acaja, sono un duo inseparabile, lui milanese e uomo di spettacolo, lei una delle più famose stelle del varietà e della canzone. Si esibiscono insieme, al teatro Ariosto e in altri importanti palchi.

Isa Bluette si ammala di tisi proprio all'apice del suo successo, alla giovane età di 41 anni. Nuto Navarrini la assiste all'ospedale Molinette. Al suo funerale accorrono centinaia di torinesi, amici, amiche, seguendo il feretro fino alla chiesa di San Donato e poi al Cimitero Monumentale, dove è tutt'oggi sepolta insieme al suo amato nel Campo Primitivo Ovest.

Non molto distante dall'ingresso principale del cimitero, percorrendo il viale alberato, troviamo il monumento funebre, opera dello scultore Giacomo Giorgis, del 1941. Il marmo bianco ritrae con candore una fanciulla distesa sulla schiena e addormentata. Circondata da fiori, la statua pare come abbandonata, con le braccia distese con grazia in alto mentre dall'abito semplice con la leggera cintura in vita spuntano i piedi scalzi e distesi. I nomi incisi sono quelli di Nuto Navarrini e, in grande a lettere caporali, di Isa Bluette – e sotto Teresa Ferrero Navarrini.

È strano pensare oggi, passando di fronte a questa statua, che un'artista di tal calibro sia ricordata da così poche fonti, ma certo fa sognare che una nostra concittadina abbia riscosso un tale successo da ispirare tantissime persone e, chissà, qualche sua collega della Manifattura Tabacchi a desiderare almeno in sogno di salire su un palco e cantare con lei.

Les étoiles e i locali del varietà torinese

Nei primi anni del Novecento anche Torino si riempie di cafés chantants, locali pubblici dove si esibiscono cantanti, attrici, ballerine, contorsioniste ed étoiles del varietà. Accanto alle sciantose ("cantante francese" tradotto alla napoletana), “cantano la gommeuse, così chiamata perché sembra si sapesse snodare come una gomma, l'eccentrica, la vedette, l'étoile. Quest'ultima, giunta alla fama, spesso lascia il café chantant per un buon matrimonio...” (Marcella Filippa, Donne a Torino nel Novecento).

Tra le principali interpreti di canzoni piemontesi e donne di spettacolo alcuni nomi sono passati alla storia. Ersilia Sampieri aveva la nomea di essere la prima donna a viaggiare in aereo e a indossare i pantaloni, ma ciò che le conferì una certa fama sono specialmente le sue interpretazioni di Come pioveva! e La chaffeuse (o Turin-Cavoret an aotomobil) che la rendono celebre in tutta la penisola. C'è poi Teresa Buscaglione, zia del famoso Fred, il cui nome d'arte era Anita di Landa, dapprima modella e attrice dialettale e poi celebre cantante stroncata prematuramente dalla tubercolosi. Nello stesso periodo anche Mary Fleur, una canzonettista torinese di cui è rimasto solamente il nome d'arte, fa carriera a Napoli con le sue esibizioni. Molte soubrette e sciantose si recheranno proprio a Napoli per esibirsi nel famoso salone Margherita. Sono poche quelle che si affermano come dive, e sono soprattutto le artiste che riescono a passare da un repertorio di taglio sentimentale a uno più eccentrico e spiritoso. Oltre a cantare, sanno danzare, recitare, duettare, passando dal dialetto all'italiano e anche alle lingue d'oltralpe.

I locali più in voga a Torino erano il caffè Romano nella Galleria Subalpina, il caffè Franco e il Maffei inaugurato nel 1910 (e dove si esibì anche Petrolini), il caffè-varietà Meridiana e il caffè Emilia di Porta Palazzo.

La canzonettista Anita Di Landa (alias Anita Buscaglione), 1915. Fotografo ignoto (albumina, 80 x 110 mm). Archivio del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, Fondo Angelo Alessio (fascicolo 33).
La canzonettista Anita Di Landa (alias Anita Buscaglione), 1915. Fotografo ignoto (albumina, 80 x 110 mm). Archivio del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, Fondo Angelo Alessio (fascicolo 33).
Bibliografia
  • Castronovo V. (a cura di), Storia illustrata di Torino, Milano, Sellino editore, 1992.
  • Colella S., Guglielminetti M., Roggero S., La Manifattura Tabacchi di Torino, Torino, Lai Momo, 1997.
  • Filippa M., Donne a Torino nel Novecento. Un secolo di storie, Torino, Edizioni Del Capricorno, 2017.
  • Jona E., Liberovici S., Castelli F., Lovatto A., Le ciminiere non fanno più fumo, canti e memorie degli operai torinesi, Roma, Donzelli Editore, 2008.
  • Ludovici A.M., Malerba A., Il tempo in posa. Fotografie di storia e di vita tra il Piemonte, l'Italia e oltre (1861–1961), Torino, Centro Studi Piemontesi, 2022.
  • Miletto E., La Manifattura Tabacchi e il borgo Regio Parco tra il 1911 e il 1921, Torino, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia, 1999–2000.
  • Pedrocco G., Le operaie delle Manifatture Tabacchi, in Nava P. (a cura di), Operaie, serve, maestre, impiegate, Torino, Rosenberg & Sellier, 1992.
  • Spriano P., Storia di Torino operaia e socialista, Torino, Einaudi, 1972.

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