Violante Visconti

Matrimoni e ragion di Stato

Nell'immagine: Una raffigurazione di Violante Visconti, dal sito www.kleio.org.
Laureato in Lingue e letterature straniere presso l’Università del Piemonte Orientale, ha conseguito il dottorato presso lo University College Cork (Irlanda). Insegna lingua inglese e ha pubblicato diversi saggi sul… leggi tutto
  

Mese di giugno 1368. Protagonisti due rampolli destinati al matrimonio del secolo: Violante Visconti, giovanissima terzogenita di Galeazzo II, e Lionel, duca di Clarence e Ulster, figlio del re inglese Edoardo III. Defilato, con un ruolo solo in apparenza secondario, Amedeo VI di Savoia, il Conte Verde. Palcoscenico principale è Milano, pronta ad accogliere sposi e invitati in una cerimonia da favola. Sullo sfondo, come disinteressata da tanta opulenza, la catena delle Alpi; più vicine, incuriosite invece, le colline del Sud del Piemonte: proprio sulle Langhe, quattro mesi più tardi, lo sposo andrà incontro alla morte. Che abbia esagerato con cibi e vini, o sia stato vittima di avvelenamento? Quest’ultima non è un’ipotesi poi così azzardata: Lionel visse in un periodo complicato, soprattutto in Italia, durante il quale smottamenti politici erano all’ordine del giorno, così come i voltafaccia e ogni tipo di nefandezza.

La statuetta di bronzo raffigurante Lionel, duca di Clarence, che si trova sulla tomba del padre, Edoardo III, presso l'abbazia di Westminster.
La statuetta di bronzo raffigurante Lionel, duca di Clarence, che si trova sulla tomba del padre, Edoardo III, presso l'abbazia di Westminster.
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Visconti e Savoia

Nel Nord della penisola, tra XIV e XV secolo, si stava affermando il potere dei Savoia. La dinastia doveva però affrontare alcuni concorrenti, i più temibili dei quali erano i Visconti. Questi, dopo Novara, Vercelli e Alessandria, avevano esteso la propria egemonia fino ai territori del Piemonte sud-occidentale. Intorno alla metà del Trecento, complici pestilenze e dissidi interni alla casata lombarda, Visconti e Savoia stipularono un armistizio suggellato dal matrimonio tra Bianca di Savoia, sorella di Amedeo VI, e Galeazzo II Visconti. Le nozze si svolsero presso il castello di Rivoli il 28 settembre 1350.

Il castello di Rivoli. Forse proprio in occasione delle nozze tra Galeazzo II e Bianca di Savoia, Amedeo VI istituì un nuovo ordine cavalleresco, detto del Cigno Nero, i cui primi cavalieri furono proprio il conte di Savoia, quello di Ginevra e lo stesso Visconti.
Il castello di Rivoli. Forse proprio in occasione delle nozze tra Galeazzo II e Bianca di Savoia, Amedeo VI istituì un nuovo ordine cavalleresco, detto del Cigno Nero, i cui primi cavalieri furono proprio il conte di Savoia, quello di Ginevra e lo stesso Visconti.

Da un matrimonio all’altro. Nel luglio 1366 furono avviati i primi contatti tra emissari della corte inglese e quella viscontea per unire il terzogenito di re Edoardo III, Lionel, con Violante Visconti, figlia di Galeazzo II e Bianca. Le trattative vennero formalizzate con un contratto matrimoniale che prevedeva una cospicua dote a favore dello sposo: i possedimenti piemontesi dei Visconti (tra cui Alba, Cherasco, Cuneo, Demonte e Mondovì) insieme al pagamento di centomila fiorini. A Violante spettava invece un corredo adeguato all’occasione, composto da due corone d’oro tempestate di zaffiri, smeraldi e rubini; undici gioielli, trentanove capi d’abbigliamento di seta e d’oro adornati di perle e pietre preziose, oltre a collane, braccialetti e fermagli per capelli.

Non si trattava, evidentemente, di un connubio amoroso: dopo le affermazioni in Italia settentrionale, i Visconti aspiravano a una legittimazione di livello europeo, mentre Edoardo III era alla ricerca disperata di denaro: la guerra dei Cent’anni contro i francesi aveva infatti svuotato le casse inglesi, che potevano essere rinsanguate grazie alla casata lombarda.

Tuttavia, è plausibile che il vero regista dell’unione sia stato Amedeo VI di Savoia. In precedenza il re inglese aveva infatti chiesto la mano della sorella di Amedeo per il primogenito Edoardo. Gli accordi non diedero l’esito sperato, ma perlomeno rinsaldarono il legame che aveva unito a lungo le corti inglesi e piemontesi. Una “speciale amicizia” che risaliva ai tempi di Eleonora di Provenza, che nel XIII secolo aveva provato a creare una corte sabauda in riva al Tamigi chiamando Oltremanica gli zii Pietro II, Bonifacio e Guglielmo di Savoia. Forte di simili rapporti, è dunque possibile che il Conte Verde abbia facilitato le prime fasi degli accordi matrimoniali tra la nipote e il duca di Clarence. Ad Amedeo non doveva dispiacere affatto il passaggio dei territori piemontesi dai Visconti agli inglesi poiché doveva intravedervi qualche probabilità di entrare in possesso di quelle città dell’area sud-occidentale della regione. Forse un prezzo per il servizio prestato Galeazzo dovette anticiparlo ad Amedeo: infatti, a novembre 1366, i Visconti cedettero ai Savoia i diritti su Fossano, Cavallermaggiore e Sommariva del Bosco. Senza poi dimenticare che al Conte Verde l’esorbitante spesa che Galeazzo II avrebbe sostenuto per il matrimonio poteva tornare a buon pro. Benché in rapporti al momento pacifici, si trattava sempre di un vicino ingombrante: meglio indebolito economicamente che nel pieno delle forze.

Il castello di Cherasco fu voluto da Luchino Visconti nel 1348. Fece parte della dote di Violante promessa a Lionel, duca di Clarence. Dopo essere passato dai Visconti ai francesi, nel 1559 ritornò nelle mani dei Savoia.
Il castello di Cherasco fu voluto da Luchino Visconti nel 1348. Fece parte della dote di Violante promessa a Lionel, duca di Clarence. Dopo essere passato dai Visconti ai francesi, nel 1559 ritornò nelle mani dei Savoia.

Lionel e Violante

Lionel era nato ad Anversa nel 1338 durante il soggiorno dei genitori nei Paesi Bassi nella prima fase della guerra contro i francesi. Nel 1368 andava dunque verso i trent’anni ed era già vedovo. Del carattere e dell’aspetto sappiamo poco, ma pressoché tutte le fonti concordano sulla strabiliante altezza del duca, che sfiorava i due metri, e sul suo nobile portamento.

Violante aveva diciassette anni in meno dello sposo, la stessa età alla quale Bianca aveva sposato Galeazzo II. I cronisti la definiscono bionda e “bellissima”, dalla carnagione chiara come il resto dei familiari, ma anche gentile, intelligente e onesta.

Lionel lasciò l’Inghilterra nell’aprile 1368 accompagnato da 457 uomini e 1.280 cavalli. Dopo una settimana la comitiva raggiunse Parigi accolta dalla famiglia reale e dall’immancabile Amedeo VI. Dal 1360 Inghilterra e Francia avevano concordato una tregua di nove anni, e così Lionel poté attraversare il paese senza preoccupazioni. Alla fine di un ricco banchetto, gli inglesi partirono per Chambéry insieme ad Amedeo e al suo seguito. Dalla corte sabauda tutti si diressero a Pavia, passando probabilmente da Vercelli e Novara, e da lì si incamminarono verso Milano, luogo in cui si sarebbe svolto il rito nuziale. Durante il tragitto la schiera si ingrossò ulteriormente per l’aggiunta di mercenari d’Oltremanica presenti in Italia. La comitiva colpì i cronisti del tempo per la propria imponenza (pareva non finire mai!) e per le insolite armi che portava, in particolare fecero scalpore i grandi archi e scudi.

La scultura di Amedeo VI di Savoia eseguita da Simonetta Silvestro ed esposta presso Palazzo Reale a Torino.
La scultura di Amedeo VI di Savoia eseguita da Simonetta Silvestro ed esposta presso Palazzo Reale a Torino.

Alle porte di Milano una sontuosa processione accolse gli inglesi: alla testa di essa i futuri suoceri di Lionel seguiti da ottanta damigelle abbigliate allo stesso modo; dietro a esse, trenta cavalieri e altrettanti scudieri, e poi consiglieri, tesorieri ed esponenti della nobiltà e del clero locale.

Oggi forse ci sfugge il significato di una simile teatralità; tuttavia, allora, le nozze erano importanti occasioni pubbliche di messa in scena del potere: tutti quegli invitati, quelle armi, quei gioielli andavano al di là del rito occasionale per dare senso e forma al potere e comunicare le fortune delle casate coinvolte.

Bianca di Savoia è la seconda da sinistra, quella con l'abito viola, in questo dipinto conservato presso il castello di Belgioioso. La figlia Violante, invece, è raffigurata all'estrema destra con lo stendardo milanese tra le mani.
Bianca di Savoia è la seconda da sinistra, quella con l'abito viola, in questo dipinto conservato presso il castello di Belgioioso. La figlia Violante, invece, è raffigurata all'estrema destra con lo stendardo milanese tra le mani.

Le nozze

Dopo nove giorni di preparativi, il 5 giugno si celebrarono le tanto attese nozze davanti al portale maggiore dell’antica cattedrale di Santa Maria Maggiore. A officiare la cerimonia c'era Oldrado Maineri, vescovo di Novara. Al rito nuziale i cronisti dell’epoca stimano una presenza di circa diecimila persone. Tra queste, due esponenti d’eccellenza della letteratura del momento: il poeta e scrittore Geoffrey Chaucer, che nel 1357 era stato nominato paggio di Lionel, e lo storico Jean Froissart, a lungo presso la corte inglese e autore di un importante affresco storico dell’Europa del Trecento. Incerta, invece, la presenza di Francesco Petrarca, per tanto tempo al servizio dei Visconti ma che dal 1367 risiedeva a Padova, in quel momento aveva sessantaquattro anni e godeva di pessima salute.

Se l’aggettivo “esagerata” era adeguato per descrivere la cerimonia fino a questo punto, per il banchetto che seguì non esistono aggettivi confacenti. Furono imbastite due lunghe tavolate di fronte al palazzo ducale: una riservata agli uomini, la seconda alle donne. Ben diciotto le portate servite, ciascuna delle quali divisa in un piatto di carne e uno di pesce. Ad accompagnare ogni portata, oltre a guarnizioni dorate poste direttamente sui cibi, generosi regali per gli sposi e per gli invitati.

Il pranzo fu inaugurato da “porcellini dorati che mandavano fuoco dalla bocca” accompagnati da carpe con decorazioni auree. Come regalo: due levrieri con collari di velluto e cordoni di seta, e “dodici coppie di segugi con le catene indorate”. Seguirono lepri e lucci, e poi “un gran vitello tutto dorato con trote dorate”, quaglie, pernici e trote arrostite; quindi carne di manzo, “capponi grassi con salsa d'aglio”, “storioni in acqua”, “pasticci di carne di bue con pasticci pure di anguille grasse”, lepri e caprioli, pollastri in salsa rossa e verde, conigli e addirittura pavoni. Dopodiché cigni e anatre servite su vassoi d’argento, per arrivare a tinche rivoltate, carpe e anguille grigliate. In ultimo, formaggi a volontà e frutta in abbondanza.

Tra i doni, armature da giostra e da guerra; bacinelle e fiaschi d’argento e d’oro; coppie di cavalli, con “selle guernite d'argento dorato”, e sei grandi purosangue; e ancora giubboni e mantelli coperti di pelle, “un fermaglio, un rubino, un diamante, una perla, con quattro bellissimi cinti smaltati” e infine settantasei cavalli per la scorta del duca di Clarence.

Dopo una breve pausa, le celebrazioni proseguirono con dolci, vini e con l’elargizione di nuovi omaggi, questa volta ai giocolieri, menestrelli e acrobati. Non potevano poi mancare tornei a cavallo: per giorni e giorni i festeggiamenti continuarono con giostre ed esibizioni, e poi ancora balli, canti e libagioni ad libitum.

Ricostruzione dell'antica basilica di Santa Maria Maggiore e dello spazio antistante così come dovevano presentarsi nel XIV secolo. Foto tratta dal blog
Ricostruzione dell'antica basilica di Santa Maria Maggiore e dello spazio antistante così come dovevano presentarsi nel XIV secolo. Foto tratta dal blog "Urban Life", https://blog.urbanfile.org.

La morte di Lionel

Ripresosi dalla cerimonia, Lionel si preparò a visitare i territori ricevuti in dote. Così, appena la sposa partì in direzione di Pavia, l’inglese si diresse ad Alba. Dei mesi successivi al matrimonio sappiamo poco, soltanto che Lionel, in compagnia del Conte Verde, Giovanni II di Monferrato e pochi altri, in piena calura agostana, da Alba cavalcò fino a Savigliano, da qui a Fossano per poi tornare ancora a Savigliano e infine di nuovo ad Alba. Mentre si trovava in questo luogo, Lionel si ammalò. Presto le sue condizioni si fecero disperate e sentì il bisogno di dettare le ultime volontà. Ad Alba la morte colse Lionel il 17 ottobre 1368. Com’è facile immaginare si scatenarono congetture fantasiose sulla causa: tra le più convincenti quella secondo la quale il decesso avvenne in seguito a una combinazione di fattori – gozzoviglie ripetute unite alla scarsa abitudine alle torride estati italiane. Altri suggeriscono che la morte sia stata il frutto di una malattia naturale, forse una febbre tifoide o una malattia infettiva; altri ancora si concentrano sulla possibile congestione intestinale, la stessa che portò alla tomba il fratello Edoardo.

Non mancarono i sospetti: la rapidità con cui Lionel morì fece pensare a un avvelenamento. All’Inghilterra dopotutto non mancavano i nemici e così ai Visconti. Proprio attorno ai Visconti si addensarono i primi dubbi: ma davvero Galeazzo, dopo aver speso una fortuna per organizzare un simile ricevimento, poteva mandare tutto all’aria? Per qualche inglese, come vedremo, sì.

Altri sospetti caddero sullo Stato Pontificio, allora in rotta con i Visconti. Anche la seguente è soltanto un’illazione, per carità: ma se anche dietro all’uccisione di Lionel, come era avvenuto per il suo matrimonio, ci fosse lo zampino del Conte Verde? Il coinvolgimento di una parente stretta, come la nipote Violante, all’epoca non rappresentava un grande ostacolo. Inoltre, egli sarebbe stato il meno indiziato e una simile mossa avrebbe messo nei guai i Visconti lasciando maggior libertà di azione ai Savoia. Comunque siano andate le cose, nessuna prova venne mai a galla.

In effetti i Visconti passarono qualche guaio poiché i soldati inglesi decisero di occupare le terre promesse a Lionel. A capo di questa divisione si pose Edward Despenser. Questi aveva accompagnato Lionel in Italia, dopodiché aveva assistito alle nozze e partecipato al banchetto. Pareva particolarmente contrariato: dopo la morte improvvisa di Lionel, i Visconti vollero indietro i territori piemontesi come previsto dal contratto matrimoniale. Gli inglesi ignorarono gli accordi e i Visconti furono costretti a dichiarare guerra. Dopo poco tempo riuscirono a strappare Cherasco e altre località prima di stipulare una tregua. Infine la banda inglese, chiamata altrove, lasciò che i Visconti occupassero Valenza e Casale mentre cedette Alba e Mondovì al marchese di Monferrato.

La statua dedicata a Edward Despenser presso la Holy Trinity Chantry Chapel dell'abbazia di Tewkesbury, nel Gloucestershire. Despenser si era distinto a Poitiers, nel 1356, contro i francesi, poi era stato nominato barone e cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera. Foto tratta dal sito https://www.tewkesburyabbey.org.uk.
La statua dedicata a Edward Despenser presso la Holy Trinity Chantry Chapel dell'abbazia di Tewkesbury, nel Gloucestershire. Despenser si era distinto a Poitiers, nel 1356, contro i francesi, poi era stato nominato barone e cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera. Foto tratta dal sito https://www.tewkesburyabbey.org.uk.

La salma di Lionel fu prima inumata a Pavia, nella cripta della basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, poi trasferita in Irlanda, presso il monastero di Clare, accanto alle spoglie della prima moglie, Elizabeth de Burgh.

Violante venne sacrificata alla ragion politica per altre due volte. Nel 1377 andò in sposa a Secondotto Paleologo per sigillare la pace tra Visconti e Monferrato, mentre nel 1381 si unì al cugino Ludovico. In entrambi i casi l’unione fu rotta in maniera violenta: Secondotto, descritto come dissoluto e violento, fu ucciso da un giovane del suo seguito, mentre Ludovico fu prima arrestato dal fratello di Violante, quindi incarcerato per il resto dei suoi giorni.

Violante Visconti morì nel 1386 dopo una vita di tribolazioni e rinunce. Chissà che, in fondo ai suoi occhi tristi, almeno una volta si sia accesa una scintilla di gioia al ricordo di quel lontano e folle giorno di giugno, quando la sua giovane vita sembrava promettere ben altro di quanto alla fine le avrebbe riservato.

Apparente luogo di sepoltura di Lionel di Anversa, duca di Clarence e Ulster, deceduto ad Alba nell'ottobre 1368.
Apparente luogo di sepoltura di Lionel di Anversa, duca di Clarence e Ulster, deceduto ad Alba nell'ottobre 1368.

👉 Un ringraziamento speciale alla professoressa Gianna Baucero per avermi acceso la curiosità su questa vicenda.

Bibliografia
  • Cook A. S., The Last Months of Chaucer’s Earliest Patron, New Haven (CT), Tuttle, Morehouse & Taylor, 1916.
  • Cordey J., Les comtes de Savoie et les rois de France pendant la guerre de Cent ans (1329-1391), Paris, Champion, 1911.
  • Corio B., Storia di Milano, Vol. II, Milano, Lombardi, 1856.
  • Marcotti G., Temple Leader J., Giovanni Acuto (Storia di un condottiere), Firenze, Barbera, 1889.

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