Quando si sciava al Valentino

Quando si sciava al Valentino

Dai primi “ski” alle Olimpiadi: il fascino della neve in Piemonte

Cristina Ricci

Vincitrice del contest La Stampa Academy, un laboratorio di giornalismo d’innovazione, indetto dal quotidiano torinese nel 2013. Ha frequentato il corso di Data Journalism organizzato dalla Federazione Europea del Giornalismo… leggi tutto
  

La neve è solcata da tracce, tracce di sci. Queste non sono monotone: c’è dentro di esse una vita, la gioia di vivere, ma anche sperimentazione e coraggio.

(Camillo Kind)

In Italia esistono 288 comprensori sciistici serviti da 1.804 impianti di risalita per un totale di 5.771 km di piste. Per farci un’idea dell’estensione consideriamo che l'intera rete delle metropolitane del nostro Paese si estende per un totale di appena 248 chilometri mentre la rete ferroviaria del Piemonte conta circa 2.000 km di linee: si tratta della regione italiana con la rete ferroviaria più estesa e le piste da sci piemontesi coprono circa 1.243 km!

Anche per questo motivo lo sci in Piemonte occupa un posto di tutto rilievo. Ma come si diffuse nella nostra regione?

Manifesto pubblicitario disegnato da Gino Boccasile, 1946 (© Museo nazionale Collezione Salce).
Manifesto pubblicitario disegnato da Gino Boccasile, 1946 (© Museo nazionale Collezione Salce).
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Le origini

La prima testimonianza dell’uso degli sci risale a un'incisione rupestre dell'isola di Rodoy, in Norvegia, che si ritiene possa risalire al 3.000 a.C.; l’immagine, per i paleontologi, raffigura uomini che hanno ai piedi degli sci. Conferma questa scoperta il ritrovamento, in una torbiera di Hoting, in Svezia, di un paio in ottime condizioni di conservazione, databili 2.500 a.C. Gli sci sarebbero quindi il più antico mezzo di locomozione inventato dall'uomo, prima ancora della ruota e sicuramente molto più efficace: con gli sci si possono percorrere dai 300 ai 400 chilometri al giorno.

Nonostante ciò si dovette aspettare la metà Ottocento per poter parlare di una vera e propria disciplina quando il norvegese Sondre Nordheim inventò le prime tecniche di discesa e l’austriaco Mathias Zdarsky accorciò la lunghezza degli sci, che passò da più di 3 metri a 1 metro e 80. Il brevetto di 25 tipi diversi di attacchi contribuì in modo decisivo al passaggio dall’era del telemark a quella dello sci alpino.

In quel periodo si sciava prevalentemente in dolci pendii, i campi sciatori, e si risaliva faticosamente con gli sci ai piedi o in spalla. Il primo Sci Club fu fondato nel 1833 in una località nei pressi di Oslo: Christiania e la prima gara tipicamente sportiva avvenne nel 1843 a Tromsø, in Norvegia. Diciassette anni dopo, nel 1860, il re di Norvegia organizzò una vera e propria competizione ufficiale a Oslo, mettendo in palio la coppa Holmenkollen.

Prime esercitazioni con gli ski. Adolf Kind nei pressi della frazione S. Marco di Sauze d'Oulx, 1897 (© Archivio storico dello Ski Club Torino).
Prime esercitazioni con gli ski. Adolf Kind nei pressi della frazione S. Marco di Sauze d'Oulx, 1897 (© Archivio storico dello Ski Club Torino).

Adolf Kind e lo Ski Club di Torino

A portare lo sci in Piemonte fu l'ingegnere svizzero Adolf Kind che, benché cinquantenne, recò con sé dalla Svizzera un paio di “ski” di frassino marca Jakober. Nonostante l’altisonante nome erano semplicemente due listelli in legno di 215 centimetri con punte sollevate di 20 centimetri e suole e solette costruite con l’ausilio di canne e cinghie di cuoio. Pare che, per esercitarsi, la notte si recasse al Parco del Valentino, poco distante dalla sua abitazione di via Nizza. La prima dimostrazione del loro uso fu fatta dallo stesso Kind nel salotto di casa agli sbigottiti amici. Successivamente li convinse a recarsi a Bardonecchia dove si esibì con grande abilità nei pendii e insegnò loro i primi rudimenti.

La prima escursione ebbe luogo il 24 gennaio 1897 quando Kind convinse alcuni amici a risalire la montagna di Villar Focchiardo per raggiungere il Monte Salancia, nei pressi del Colle del Vento per poi ridiscendere con gli sci, dal versante della Val Sangone, lungo la valle del Sangonetto, fino a Giaveno. L'anno successivo Kind e una dozzina di seguaci salirono in tram fino a Giaveno e raggiunsero gli oltre duemila metri del Monte Cugno dell'Alpet. La località divenne, negli anni successivi, un vero e proprio campo scuola. Nel 1899 la comitiva di festosi temerari è ormai affiatata, al punto che, su sollecitazione dello stesso Adolf, ventinove appassionati, tra cui Ettore Canzio, Giacomo Dumontel, Adolfo Hess, Ubaldo Valbusa, fondarono all’interno del CAI una sezione dedicata. È il 21 dicembre 1901 e la vita dello Ski Club di Torino ha inizio con l’obiettivo “di addestrarsi al pattinaggio e alle escursioni cogli ‘ski’ e di dare uno sviluppo allo sport invernale”. Il club si contende il primato con quello di Ponte Nossa che pare sia nato il 1° ottobre dello stesso anno. Ecco che i membri del circolo di “skiatori”, poi l'italianizzato “scivolatori”, infine “sciatori” incominciano a recarsi abitualmente in montagna.

A sinistra: campionati italiani 1909 a Bardonecchia, Cristina Silvetti, Hilde e Paolo Kind. A destra: in gita sopra Sauze d'Oulx, 1912 (© Archivio storico dello Ski Club Torino).

Alla scoperta dello sci

Dal gennaio 1906 la combriccola lascia la Val Sangone dove la neve non è particolarmente abbondante per recarsi a Oulx, dove sarà inaugurata la prima stazione alpina italiana. Un mese dopo, a Sauze d'Oulx, venne organizzato il primo corso di sci diretto dal norvegese Harald Smith, al quale parteciparono anche alcuni ufficiali dei reggimenti alpini, affascinati dalle potenzialità di spostamento sui nevai e dalle parole di Luciano Roiti, ufficiale dell’esercito italiano e amico dell’espatriato elvetico, che pubblicò un articolo sulla rivista L’Esercito italiano, in cui scrisse:

ero curioso di sapere se gli sci potessero venir impiegati anche dall’esercito italiano nelle escursioni in alta montagna per evitare di sprofondare continuamente nella neve. Mi recai quindi con due amici a Balme, nella valle di Lanzo, per seguire le dimostrazioni di Kind. La neve era coperta da uno strato di ghiaccio, incapace di sopportare il peso di un uomo in piedi. Eppure, con gli sci riuscimmo a compiere un lungo tragitto in meno di un’ora, lasciando dietro a noi solo i segni del profilo di questi pattini di legno.

Dopo questa esperienza gli ufficiali decisero di creare un reparto speciale di “Alpini Skiatori” scegliendo Limone Piemonte come sede delle proprie esercitazioni.

Fu di Roiti l’idea di costruire a Clot Sabouiller, oggi nota come Sportinia, un rifugio destinato agli sciatori: la capanna Kind. Venne edificata con criteri innovativi poiché destinata a essere utilizzata in inverno, a differenza dei rifugi alpini, utilizzati per lo più nella stagione estiva. Ristrutturata nel 1958 fa ancora bella mostra di sé, anche se pochi avventori notano il busto di Kind e ne conoscono la storia. Pochi anni dopo, nel 1908, il figlio Paolo, insieme al saltatore norvegese Harald Smith, realizzò a Bardonecchia il primo trampolino di salto con gli sci. La via era ormai tracciata.

Inaugurazione ufficiosa della Capanna A. Kind il 13 ottobre 1912 (© Archivio storico dello Ski Club Torino).
Inaugurazione ufficiosa della Capanna A. Kind il 13 ottobre 1912 (© Archivio storico dello Ski Club Torino).

Purtroppo Adolfo Kind perse precocemente la vita il 5 agosto 1907, in un incidente durante una scalata del Pizzo Bernina e non riuscì a cogliere i frutti di quanto aveva seminato. Pare che i montanari che per primi videro quell'uomo scendere leggero, “skivolando” sulla neve, rosso in viso e con una fluente barba bianca, scapparono gridando spaventati: “El diau, el diau”. Ma ci fu anche chi riuscì a intuire le potenzialità delle zone alpine e, forse, anche di questo nuovo sport. I membri della famiglia Guglielmina di Alagna Sesia divennero i primi imprenditori piemontesi a occuparsi di turismo in montagna e la loro audacia fu premiata.

Sciatrici a Sauze D'Oulx (© Scuola Sci Sauze Sportinia).
Sciatrici a Sauze D'Oulx (© Scuola Sci Sauze Sportinia).

L'Albergo Modello Tipo Alpino

Da lì a poco la passione per gli sci esplose al punto da destare l’interesse del neonato Touring Club Italiano che fu tra i primi a capire che erano sbocciate le condizioni per una nuova realtà economica che non esitò a definire “industria”.

Nell’Esposizione Internazionale delle Industrie e del Lavoro di Torino del 1911 il Touring espone “in apposita mostra la realtà e le speranze di un’industria: l’albergo d’alpe.” L’obiettivo è quello “di guidare la nuova industria verso quei moderni concetti di igiene e di decoro che formano già argomento vivo di osservazione e di penetrazione in tutti gli altri rami della sua attività. Così che l’albergatore abbia nel consiglio di persone disinteressate la miglior guarentigia ai suoi sforzi” e, per perseguirlo, costruisce nelle vicinanze del Castello del Valentino, l’Albergo Modello Tipo Alpino che, con le sue linee architettoniche semplici, severe e caratteristiche, risponde alle esigenze delle zone montane. L’idea è quella di una struttura accessibile alla famiglia media: un albergo dove si possa spendere relativamente poco ma dove non manchi il gusto di un’eleganza semplice e qualche comfort.

L’edificio realizzato a Torino venne progettato dall’ingegnere Faconti e dall’architetto Bariggia e costruito dalla Carpenteria Milanese. L’Albergo venne inaugurato il 3 luglio 1911, copriva un’area di circa 728 mq e aveva una lunghezza frontale di 52 metri per un totale di 11 camere da letto, sale di scrittura, da biliardo, camera oscura, deposito biciclette oltre ai servizi essenziali quali guardaroba, dispensa, cucina, lavanderia, stireria e persino un garage.

L’Albergo Modello Tipo Alpino del Touring Club Italiano costruito in occasione dell'Esposizione Internazionale di Torino del 1911. Illustrazione tratta dal Giornale Ufficiale Illustrato dell'Esposizione.
L’Albergo Modello Tipo Alpino del Touring Club Italiano costruito in occasione dell'Esposizione Internazionale di Torino del 1911. Illustrazione tratta dal Giornale Ufficiale Illustrato dell'Esposizione.

Non conoscendo ancora l'asbestosi l’Albergo Modello era interamente ricoperto di Eternit, fabbricato nello stabilimento di Casale Monferrato. I pavimenti che dovevano sostituire i rozzi impiantiti di mattoni o le tavole mal connesse erano pavimenti di gettata, compatti, impenetrabili alla polvere e ai liquidi e quindi ritenuti molto più igienici e confortevoli. Il materiale utilizzato era il Lapisligneus, un composto di segatura di legno e di elementi minerali. Secondo il Touring aveva le proprietà dei pavimenti pietrosi e di quelli in legno senza avere la rigidità degli uni e il costo elevato e la poca resistenza degli altri.

Le pareti non erano dipinte ma ricoperte di carta da parati mentre il riscaldamento era centralizzato, con termosifoni, e veniva definito “indiscutibilmente il miglior sistema da adottarsi, il più igienico, il più semplice e il più comodo per l’esercizio”. Dotati di telefono e luce elettrica, tra gli arredi non poteva mancare un tavolo da biliardo e un pianoforte, per fornire agli ospiti occasioni di svago in caso di mal tempo.

Primo Trofeo Gancia, il salto di un concorrente, 1929 (© Archivio storico dello Ski Club Torino).
Primo Trofeo Gancia, il salto di un concorrente, 1929 (© Archivio storico dello Ski Club Torino).

Prime seggiovie, prime scuole di sci

Il primo impianto di risalita vide la luce a Bolzano nel 1908. A Merano, quattro anni dopo, venne costruita la prima funivia di tipo moderno, con sostegni in acciaio, a cui seguì quella di Cortina. In Piemonte, intorno agli anni Trenta, videro la luce le prime slittovie, una sorta di grande slitta su cui gli sciatori stavano in piedi e che veniva trascinata a monte da una fune. Limone Piemonte, Bardonecchia e Salice d’Ulzio furono tra le località dove vennero installate, presto però sostituite dalle prime seggiovie ad ammorsamento fisso.

Sempre in quel periodo la Federazione Italiana dello Ski – nata come Unione Ski Clubs Italiani nel 1908 a Torino e costituita dal figlio di Kind, Paolo – iniziò a formare i primi maestri di sci. La prima regolamentazione della professione avvenne solo nel 1940 col R.D. del 6 maggio 1940 n. 635. I maestri di sci, vennero equiparati alle guide alpine, considerato che lo sci alpino si svolgeva quasi interamente al di fuori di aree battute. Per ottenere l’abilitazione all’attività lavorativa occorreva il “certificato di idoneità”, rilasciato dalla Federazione Italiana Sport Invernali dopo il superamento di prove volte alla valutazione del livello tecnico posseduto e l’esito favorevole dell’esame teorico volto ad accertare la conoscenza di nozioni di pronto soccorso e della topografia dei luoghi dove si sarebbe esercitata la professione. Tra i primi piemontesi a ottenere l’abilitazione si ricordano Pietro Brun di Claviere, il secondo del corso, e Lillo Colli di Cesana.

Ma la storia era solo all’inizio.

Manifesto pubblicitario disegnato da Adalberto Campagnoli, 1954 (© Museo nazionale Collezione Salce).
Manifesto pubblicitario disegnato da Adalberto Campagnoli, 1954 (© Museo nazionale Collezione Salce).

Le Olimpiadi del 2006

Da Giaveno a Sauze cominciò così la lunga avventura dello sci italiano, in quelle montagne che sarebbero poi state il teatro dei XX Giochi olimpici invernali del 2006, tenutisi a Torino dal 10 al 26 febbraio, a cui parteciparono 2.508 atleti (960 donne, 1.548 uomini) provenienti da 80 nazioni diverse. In questa occasione presero parte, per la prima volta, tre nuove nazioni rappresentate da Erjon Tola (Albania), Mathieu Razanakolona (Madagascar), che gareggiano nello sci alpino, e Robel Teklemariam (Etiopia), impegnato nello sci di fondo.

Il capoluogo piemontese venne scelto con 53 voti su 89 tra Helsinki (Finlandia), Klagenfurt (Austria), Poprad (Slovacchia), Sion (Svizzera), Torino (Italia) e Zakopane (Polonia). Vincente fu il progetto presentato che non era più quello dei Giochi confinati in comprensori sciistici e lontani dalle grandi masse della popolazione locale ma andava in una direzione diversa. Le Olimpiadi sarebbero state accessibili a un maggior numero di spettatori grazie alla suddivisione degli impianti. In città si sarebbero svolte le competizioni tipicamente indoor, in montagna quelle outdoor.

Primo Trofeo Gancia a Claviere, il salto di un concorrente, 1929 (© Archivio storico dello Ski Club Torino).
Primo Trofeo Gancia a Claviere, il salto di un concorrente, 1929 (© Archivio storico dello Ski Club Torino).

Un futuro incerto

Oggigiorno, dopo la crisi dovuta al Covid e al cambiamento climatico la storia dell’industria sciistica ci appare del tutto anacronistica e il suo futuro sembra essere messo in forse. Secondo Andrea Rolando, docente del dipartimento di architettura e studi urbani del Politecnico di Milano, che da tempo lavora per la valorizzazione dei territori intermedi, è possibile assegnare un nuovo ruolo alla montagna che tenga conto dei cambiamenti climatici destinati sempre di più ad accorciare la lunghezza della stagione invernale e ad alzare la quota neve. A suo dire:

Bisogna far evolvere le stazioni sciistiche verso un altro modello anche più equilibrato e sostenibile di sviluppo. Dove si scia ma si fanno anche altre cose. In questa chiave è importante un’operazione come quella promossa dal Piemonte che allunga le notti di permanenza del turista senza che spenda di più. Ma si deve pensare alla montagna anche come un posto ideale per lo smart working ora che lavorare fuori dall’ufficio è una realtà e cresce il popolo dei nomadi digitali.

Il professore insiste sul concetto di transizione e specifica che, pur essendo necessario individuare da subito un nuovo ruolo dell’industria montana, il cambiamento dovrà essere graduale perché: “Ci sono in gioco troppi posti di lavoro per non tenere conto degli effetti negativi che una trasformazione non governata potrebbe creare”.

👉 Si ringraziano l'Archivio Storico dello Ski Club Torino e la Scuola Sci Sauze Sportinia per la gentile concessione delle immagini storiche di cui è vietata la riproduzione.

Bibliografia
  • Belli G., Mangone F., Sessa R. (a cura di), L'Italia del Touring Club, 1894–2019. Promozione, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio, Palermo, Edizioni Caracol, 2021.
  • Gogna A., Adolfo Kind, in Sherpa, alta quota di verità, 12 ottobre 2020.
  • Luciano P.P., Lo sci, un'industria da riconvertire per dare un futuro alla montagna, in Nuovo mondo economico, 10 ottobre 2022.
  • Raimondo N., Prima a Giaveno e poi ad Oulx e Bardonecchia. 110 anni fa in Italia nasceva lo sci, in Laboratorio Alte Valli, 27 novembre 2019.
  • Touring Club Italiano, L’albergo modello tipo Alpino. Esposizione di Torino 1911, Milano, Tipografia Rozza, 1911, p. 10.

SITOGRAFIA

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