Biella, città del basket

Il tifo della curva, stagione 2008-2009 (foto © Stefano Ceretti).

Biella, città del basket

Gli anni d’oro, la caduta e un nuovo desiderio di rinascita

Paolo Patrito

Giornalista, copywriter e storyteller. Collabora con diverse testate locali e nazionali. Si è occupato di diversi temi, dai viaggi al lifestyle, passando per l’arte e la cultura. Attualmente i suoi… leggi tutto
  

Biella, 30 novembre 2025: 1.600 persone riempiono il Biella Forum, palazzetto dello sport ai margini della città. Il motivo dell’attrazione è una partita tra due squadre di basket di Serie C, Teens Biella e Biella Next. Quest’ultima è l’erede di una formazione che ha fatto la storia del basket moderno nella città laniera: Pallacanestro Biella, che nello stesso impianto, il 1º maggio 2022, aveva disputato l’ultima gara della sua vicenda sportiva, almeno fino a oggi, con una vittoria contro la Stella Azzurra Roma.

Riavvolgiamo il nastro dei ricordi fino al dicembre 2008. La città è la stessa, l’impianto è il vecchio Pala Pajetta, un “palestrone”, costruito nei primi anni Novanta capace di ospitare, nel suo periodo di massimo splendore, 2.778 spettatori stipati come sardine. La sera del 7 dicembre si gioca Pallacanestro Biella-Juve Caserta. I giocatori entrano in campo per il riscaldamento sulle note di You Shook Me All Night Long degli AC/DC, l’atmosfera nel palazzetto è rovente, la curva non smette di cantare un attimo “Forza la Biella” sulle note di Bandiera gialla, hit estiva del lontano 1967. Fuori fa freddo, ma la città è deserta, come sempre quando giocano i rossoblù. Dentro, i ragazzi biellesi, capitanati dal totem Joe Smith, travolgono Caserta in una partita senza storia: 103-81 il risultato finale, poi tutti fuori a mangiare un panino al furgoncino di Tony Filoni nel parcheggio del palazzetto.

Quella sera io ero lì. Di per sé non è una notizia, né la partita – un match casalingo di regular season – aveva un rilievo particolare. Se non fosse che la mattina seguente mi sarei sposato e a quell’incontro, poche ore prima del giorno più importante della mia vita, erano presenti la mia futura moglie, i miei genitori e i testimoni. Il riferimento personale non è peregrino. Il fatto è che nel 2008, Biella impazziva per il basket, per cui fare qualche piccola follia per una partita di pallacanestro era normale anche in una città che certo non ha mai avuto la fama di culla del divertimento. Per dirla con Flavio Tranquillo, massimo cantore del basket in Italia: Biella è stata per un ventennio la “Basket City delle Prealpi”, prima che un destino un po’ baro e la dura realtà dei conti economici le strappassero il giocattolo di mano.

Tifosi durante la stagione 2005-2006 (foto © Stefano Ceretti).
Tifosi durante la stagione 2005-2006 (foto © Stefano Ceretti).
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La prima febbre del basket

Per capire l’amore di Biella per il basket, però, è necessario fare di nuovo qualche passo indietro, riportando la macchina del tempo verso la fine degli anni Cinquanta. Biella è una città operosa, che ha saputo mettersi alle spalle in fretta le ferite della Seconda guerra mondiale e sta entrando, come il resto del paese, in quell’epoca di progresso economico e sociale che verrà poi ricordata come “Miracolo italiano”. In poco meno di 10 anni, la popolazione della città cresce da 42 mila 800 abitanti a più di 50 mila, grazie soprattutto al distretto laniero, all’epoca tra i principali d’Europa. Non ci sono solo le grandi aziende tessili: a Biella – e ancor più nelle aree limitrofe come la Valle di Mosso – ogni fabbricato ospita una filatura, una tessitura, una tintoria, un finissaggio; aziende medie, piccole e micro che costruiscono un’ossatura potente. È proprio dalla visione di un industriale tessile, Alberto Cerruti, fratello di Nino e con lui a capo dell’omonimo lanificio, che sul finire degli anni Cinquanta nasce Libertas Biella, la prima società cestistica biellese. Sotto l’egida del patron e spinta da un pubblico curioso e sempre più competente, Libertas Biella brucia le tappe e già nel 1960 conquista la massima serie del basket italiano, dove rimane per 7 stagioni consecutive, fatto non banale se si considerano le dimensioni relativamente ridotte del bacino d’utenza e l’assenza di una tradizione legata al basket in città.

I tifosi della Libertas Biella e il giocatore Rudy Bennet, negli anni 1970-1971.

Quella squadra, pur costruita con budget ridotto rispetto ad altre compagini, contava giocatori di tutto rispetto, primo tra tutti Ottorino Flaborea, soprannominato “Capitan Uncino”, che giocò 10 anni a Biella, dal 1954 al 1964, prima di approdare alla Pallacanestro Varese con cui avrebbe vinto trofei nazionali e internazionali e partecipare a ben 3 Olimpiadi (1960, 1964 e 1968) con la Nazionale italiana di basket. Oppure il playmaker Carlo “Charlie” Caglieris, che esordì giovanissimo a Biella agli albori di una carriera ventennale che lo avrebbe portato a giocare in diverse squadre italiane, tra cui la celebre Virtus Bologna, con cui vinse 3 titoli nazionali nel periodo 1975-81.

La “favola” Libertas Biella inizia a incrinarsi nella stagione 1966-67, quando la compagine laniera si classifica 11ª e viene retrocessa assieme a Gorizia. L’anno successivo è il canto del cigno: Biella riesce immediatamente a risalire in Serie A, ma nel 1970-71 retrocede nuovamente segnando l’inizio della sua fine. Il basket a Biella, infatti, si spegne lentamente nei primi anni Settanta, complice una serie di fattori. In prima battuta il cambio di contesto, a livello sportivo, sociale ed economico. Negli anni Settanta il basket in Italia diventa più professionale: crescono stipendi, trasferte, strutture e le realtà medio-piccole iniziano a soffrire. Biella, che aveva retto negli anni Sessanta grazie a un forte radicamento, gestione oculata delle spese e sostegno da parte di sponsor locali relativamente piccoli, non riesce più a reggere il passo. Inoltre il settore laniero, motore della città e della squadra di basket, passa attraverso un processo di trasformazione e razionalizzazione: il sostegno allo sport per molte aziende diventa meno prioritario, così il mecenatismo sportivo si riduce e anche Alberto Cerruti, che aveva costruito il progetto Libertas Biella investendo tempo e danaro, comprende che tutto ciò non è più sufficiente. Così il basket a Biella cade momentaneamente nell’oblio, lasciando alla storica compagine calcistica della Biellese il compito di rappresentare la città a livello sportivo e di riempire le domeniche dei biellesi orfani della pallacanestro.

Federico Danna e Ottorino Flaborea nel 2009 (foto © Stefano Ceretti).
Federico Danna e Ottorino Flaborea nel 2009 (foto © Stefano Ceretti).

Biella torna a sognare

Il “lungo sonno” del movimento cestistico dura un ventennio e accompagna l’evoluzione della città di Biella, che attraversa crisi e riprese del comparto tessile fino a consolidare il distretto, tra gli anni Ottanta e i Novanta, tra i più importanti d’Italia per ricchezza generata e risparmio. La crescita economico-industriale di Biella di quegli anni nutre lo storico dualismo con Vercelli, della cui provincia Biella fa parte e convince politica e tessuto sociale cittadino a premere sull’acceleratore dell’indipendenza. La nuova provincia di Biella viene costituita con il decreto legislativo n. 248 del 3 aprile 1993 e diventa operativa nel 1995. Forse non è un caso che la rinascita del basket sotto il Mucrone prenda il via proprio in quegli anni, quasi a incarnare l’orgoglio di un territorio che vuole affermare la propria identità.

Non è certamente un caso che l’artefice di questa rinascita sia un imprenditore tessile illuminato, che risponde al nome di Alberto Savio. Savio (classe 1961) all’epoca era un giovane imprenditore, che conduceva con il fratello Cesare la Safil Spa, rinomata filatura laniera biellese fondata dal padre Fernando nel 1954. Per il basket nutriva una grande passione ereditata dallo zio Alberto Cerruti (sì, proprio il fondatore della Libertas), tanto che nel 1992 era diventato presidente del Biella Basket Club, una piccola società che militava in Serie C2. La scintilla scatta nell’estate del 1994, quando con l’amico Marco Atripaldi, all’epoca giornalista e semplice appassionato di basket, decide che il momento è propizio per lanciarsi in un progetto all’apparenza un po’ folle: fonde Biella Basket con un’altra società locale, Amici del Basket Biella, per dare vita a Pallacanestro Biella, che viene iscritta al campionato di B2 dopo aver acquistato i diritti sportivi da Garlasco. Savio ricorda quei momenti con un filo di commozione, anche se sono trascorsi più di 30 anni:

Ancora oggi sono stupito di ciò che siamo riusciti a realizzare, partendo da un sogno e dalla convinzione che Biella potesse tornare a calcare parquet importanti. Certamente, l’eredità di Libertas Biella ci ha aiutato moltissimo nel nostro percorso: la passione per la pallacanestro covava in città come la brace sotto la cenere e il primo nucleo dei tifosi di Pallacanestro Biella avevano visto le gesta della Libertas. Mio zio Alberto, che è scomparso nel 2023 e mi manca moltissimo, fu il primo ad aderire al sogno di riportare Biella in Serie A e l’esperienza di quanto lui era riuscito a fare 30 anni prima è stata determinante per costruire il progetto Pallacanestro Biella.
Da sinistra: Antonio Forni, Alberto Savio e Marco Atripaldi durante la stagione 2008-2009 (foto © Stefano Ceretti).
Da sinistra: Antonio Forni, Alberto Savio e Marco Atripaldi durante la stagione 2008-2009 (foto © Stefano Ceretti).

È il 29 giugno 1994 quando Savio e Atripaldi, acquistati i diritti sportivi da Garlasco, iscrivono la neonata squadra al campionato di Serie B2. La prima scelta effettuata dalla dirigenza, che si rivela vincente non solo per quella prima stagione ma per il prosieguo della storia di Pallacanestro Biella, è l’acquisto di Federico Danna, ex coach dell’Auxilium Torino con la fama di essere un mago con i giovani, fama che verrà ampiamente confermata negli anni successivi. In sole 4 stagioni la squadra sale dalla B2 alla A2. Una cavalcata entusiasmante, sostenuta anche dallo sponsor ING (poi sostituito da Fila) e interpretata da una squadra agguerrita composta da diversi giocatori italiani (tra cui Nicola Minessi, che sarebbe diventato il giocatore più rappresentativo di Pallacanestro Biella, in grado di segnare almeno un canestro per il team laniero in 4 categorie diverse, dalla B2 all’A1) e dagli americani Nate Erdmann e soprattutto Joseph Blair, detto “Joe”, fermo ai box dopo un’esperienza nei celebri Harlem Globetrotters. Quest’ultimo, pur giocando a Biella una sola stagione, terminata anzitempo per un infortunio al ginocchio, è rimasto caro al cuore dei biellesi e ha mantenuto solidi legami con il territorio tanto che suo figlio Joseph Blair Jr, nato durante l’esperienza biellese del padre, milita oggi nel Teens Basket Biella. Sono tanti gli ex giocatori di Biella che hanno scelto di rimanere in città dopo la fine della carriera o comunque sono rimasti legati a essa. Uno, il georgiano Sandro Mamukelashvili, attualmente in forza ai Toronto Raptors in NBA, ha espresso il desiderio di comprare casa a Biella e tornarci a fine carriera, dopo aver fatto parte delle giovanili di Pallacanestro Biella tra il 2013 e il 2016.

Nicola Minessi durante la stagione 2000-2001 e Joseph Blair durante la sua unica stagione 1998-1999 (foto © Stefano Ceretti).

Nella stagione 2000-01 la Fila Biella, allenata da Marco Crespi, ottiene la promozione in A1 con un ruolino di marcia strepitoso: 30 vittorie su 36 gare. Spiega Alberto Savio:

Se devo scegliere una sola partita nei miei anni a Pallacanestro Biella scelgo il match con Castelmaggiore che si giocò al Paladozza di Bologna l’8 aprile 2001. Ci consegnò la promozione in anticipo, al termine di una stagione clamorosa, in cui Biella risultò la squadra con il miglior attacco e la miglior difesa: definirla stagione irripetibile è dire poco.
L'esultanza negli spogliatoi dopo la promozione in A1 (foto © Stefano Ceretti).
L'esultanza negli spogliatoi dopo la promozione in A1 (foto © Stefano Ceretti).

In quella squadra giocavano giocatori come Matteo Soragna, futura colonna della nazionale e come Antonio Granger, guardia/ala piccola americana abilissima nel tiro da tre. A suggellare una stagione da sogno, i quarti di finale di Coppa Italia persi dopo i tempi supplementari con la Kinder Bologna fresca campione d’Europa.

Matteo Soragna (foto © Stefano Ceretti).
Matteo Soragna (foto © Stefano Ceretti).

Dalla gloria alla fine di un’era

Gli anni successivi rappresentano il consolidamento del progetto Pallacanestro Biella, che rimane nella massima serie del basket italiano per 12 stagioni consecutive, superando il risultato della Libertas. Guidata prima da Alessandro Ramagli, poi da Luca Bechi, infine da Massimo Cancellieri, Biella conosce le gioie dei playoff, la paura della retrocessione (2004-05), la più alta posizione in classifica (6º posto nella regular season del 2006-07, sconfitta in gara 5 dei quarti di finale dai playoff contro la Virtus Bologna), fino all’apoteosi del 2008-09, quando Biella, dopo aver sconfitto nei quarti la Lottomatica Roma in un’infuocata serie conclusasi sul 3-2 per i lanieri, si gioca la semifinale scudetto, tenendo testa all’Olimpia Milano fino alla sconfitta per 3-1. Il basket biellese è al suo picco, celebrato con un trasloco. Dopo 15 anni la squadra abbandona il glorioso Pala Pajetta e prende possesso del Biella Forum, un palazzetto da 5 mila posti costruito nei pressi del centro commerciale “Gli Orsi”, all’epoca considerato tra gli impianti più moderni d’Italia.

L'esultanza dello spogliatoio dopo la vittoria contro la Lottomatica Roma (foto © Stefano Ceretti).
L'esultanza dello spogliatoio dopo la vittoria contro la Lottomatica Roma (foto © Stefano Ceretti).

L’anno successivo la squadra, sponsorizzata da Angelico, noto marchio di abbigliamento del territorio, partecipa per la prima volta a una competizione europea (Eurocup) ma il sogno inizia a mostrare qualche incrinatura. A dicembre 2009 arriva la terribile notizia della scomparsa di Paolo Barlera, giovane e sfortunato centro che aveva militato a Biella tra il 2006 e il 2008, amatissimo dai tifosi e stroncato dalla leucemia. Dopo 3 salvezze conquistate con le unghie e con i denti, nella stagione 2012-13 Pallacanestro Biella retrocede nella Divisione Nazionale A Gold, la seconda categoria più importante del basket italiano. Lasciano Atripaldi e Savio (con quest’ultimo che aveva già rinunciato alla presidenza nel 2005).

Tuttavia le stagioni immediatamente successive non sono avare di emozioni. Nel 2013-14 Biella, guidata dal nuovo tecnico Fabio Corbani, fa il colpaccio: vince la Coppa Italia di Lega sconfiggendo in finale la più quotata Trento, mentre in campionato si classifica al quarto posto dove viene battuta dai “cugini” della Manital Torino. Il 2014 è segnato da un’altra tragedia che segna profondamente l’ambiente della pallacanestro biellese. A soli 39 anni, infatti, scompare Gabriele Fioretti, general manager di Pallacanestro Biella, al quale la squadra aveva dedicato pochi mesi prima la vittoria in coppa.

Damon Williams durante una partita della stagione 2005-2006 (foto © Stefano Ceretti).
Damon Williams durante una partita della stagione 2005-2006 (foto © Stefano Ceretti).

Le stagioni successive, pur caratterizzate da una situazione economica sempre più precaria che costringe i manager a veri e propri equilibrismi per mettere insieme un roster adeguato alla categoria, vedono Pallacanestro Biella mantenersi stabile nelle posizioni di testa del campionato e raggiungere un’altra finale di Coppa Italia di Lega (2016-17). La fine non arriva per motivi sportivi, ma per situazioni extra campo. Salvatasi anche durante la complicata stagione 2020-21, giocata, come la successiva, in piena pandemia, la società biellese getta la spugna nell’estate 2022, dopo l’ennesima stagione difficile seppur conclusasi con la salvezza. A fermare la macchina è la situazione economica del club, diventata ormai insostenibile. Ricorda Giampiero Canneddu, giornalista biellese profondo conoscitore del basket cittadino:

Il 29 giugno 2022 si è riunito il CdA di Pallacanestro Biella, nello stesso giorno in cui, 28 anni prima, aveva preso il via la sua storia. C’era molta attesa, anche se l’esito era abbastanza scontato, e in effetti non ci fu nessuna sorpresa. Il club aveva semplicemente finito le risorse, schiacciato da debiti, alcuni dei quali risalivano a 10-15 anni prima. La scelta di non iscriversi al successivo campionato di A2 e di cedere il tiolo sportivo fu la naturale conseguenza.

Quel giorno Biella ha detto addio alla pallacanestro di alto livello e a uno straordinario biglietto da visita di cui, forse, la città non è stata del tutto consapevole. A più riprese, nel corso della sua storia, Pallacanestro Biella ha rivolto appelli alle imprese del territorio chiedendo un maggior coinvolgimento. Se alcune aziende hanno risposto “presente” (tra le tante Banca Sella, Angelico, Lauretana, Edilnol, Eurotrend), altri protagonisti non hanno voluto esporsi quanto sarebbe servito. C’è un tema di fondo, che riguarda tanto il passato quanto il futuro: la capacità di fare squadra unendo le forze e superando i personalismi, per quanto comprensibili.

Kevinn Pinkney durante la stagione 2007-2008 (foto © Stefano Ceretti).
Kevinn Pinkney durante la stagione 2007-2008 (foto © Stefano Ceretti).

Verso un nuovo capitolo

Il presente parla di una situazione non troppo diversa da quella del 1994. A Biella ci sono due società che competono con buoni risultati in Serie C: Biella Next, che è di fatto il settore giovanile della vecchia Pallacanestro Biella e Teens Biella, dinamica società originaria di Cossato. Il pensiero di molti è che, come nel 1994, le due società potrebbero unire le forze per tentare di riportare a Biella il basket di alto livello. Lo dice senza mezzi termini Alberto Savio, fondatore di Pallacanestro Biella: “Credo che sia meglio provare insieme ad esser penultimi fra i primi che lottare divisi per il primo posto fra gli ultimi…”.

Nessuno può dire se i tempi siano già maturi per una simile operazione, ma una notizia recente potrebbe sparigliare le carte. Gli ultimi mesi però hanno portato alcune notizie che hanno fatto battere il cuore degli appassionati. Poco prima di Natale 2025 è infatti arrivato un regalo atteso: Pallacanestro Biella ha comunicato che il Tribunale di Biella ha omologato gli accordi di ristrutturazione del debito, al termine di una lunga trattativa. Questo, di fatto, rende di nuovo utilizzabile il marchio con l’orso feroce, che il prossimo anno potrebbe anche tornare a comparire sulle maglie di Biella Next. Un fatto non solo simbolico, come spiega Giampiero Canneddu:

Il ritorno del nome Pallacanestro Biella è una bella notizia, perché porta un certo appeal e può contribuire a risvegliare quell’entusiasmo per il basket che in città è come un fuoco che cova sotto la cenere. Questa città ha mangiato pane e basket per decenni e ha rappresentato la casa di giocatori, dirigenti e tecnici che hanno fatto benissimo in contesti prestigiosi: da Thabo Sefolosha a Jonas Jerebko e Michel Batiste fino ai protagonisti delle ultime annate come il tecnico Jacopo Squarcina, oggi assistente di coach Luca Banchi sulla panchina della Nazionale. Oggi è presto per dire se Biella tornerà un giorno nel grande basket, ma la speranza esiste: qualcosa si sta muovendo e va nella direzione giusta.
Il logo della Pallacanestro Biella con il simbolo dell'orso feroce.
Il logo della Pallacanestro Biella con il simbolo dell'orso feroce.

Il 18 febbraio 2026 Pallacanestro Biella ha annunciato con un comunicato emesso attraverso i propri canali social la nomina del nuovo consiglio di amministrazione “a seguito del completamento del percorso di ristrutturazione societaria”. Il nuovo CdA ha l’ambizione di saldare la parte sana del passato di Pallacanestro Biella con le speranze del futuro, con equilibrio, evidente anche nelle nomine, tra governance e campo. Tra i nomi di spicco c’è sicuramente quello di Federico Danna, che rientra in società dopo 8 anni, oltre a figure che rappresentano il passato sportivo di Pallacanestro Biella, quali Walter Santarossa, ex giocatore di Biella e della nazionale, Luca Murta, anche lui un ex di Biella e parte integrante di Biella Next, e Damiano Olla, ultimo general manager di pallacanestro Biella in serie A2 e attuale GM di Biella Next, fino al vertice: il presidente Pier Giorgio Castelli, che in questi anni ha guidato Biella Next . L’idea è quella di costruire un percorso responsabile e sostenibile verso il futuro, progetto che dovrebbe essere illustrato a breve attraverso un incontro pubblico.

Mike Batiste durante la stagione 2001-2002 e Thabo Sefolosha durante la stagione 2005-2006 (foto © Stefano Ceretti).

Un passaggio fondamentale sarà con tutta probabilità coinvolgere quanto più possibile i soggetti potenzialmente in grado di dare una mano, come ha fatto Biella Next qualche mese fa, quando ha allargato il proprio CdA ad alcuni dei Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale Biellese.

La strada è segnata: Biella, se vuole tornare la città del basket delle Prealpi, deve fare squadra, come e più di quanto abbia saputo fare in passato.

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