Coraggioso, visionario, eclettico, l’ingegnere Dino Lora Totino è stato salutato con diversi epiteti e a un certo punto persino creato conte. Ma poi è caduto nell’oblio. Eppure, Dino Lora Totino legò il suo nome a monumentali opere di ingegneria, tra le più importanti del Novecento di cui ancora oggi godiamo i frutti, con una visionarietà davvero coraggiosa ed eclettica.
Secondino (Dino) Lora Totino nasce il 25 gennaio 1900 a Pray, nelle prealpi biellesi, da una famiglia di industriali lanieri che consegnò alla storia diversi personaggi di ingegno. Adolfo, industriale e cinefilo, girò uno dei primi documentari tra il 1913 e il 1914, documentando la storia della propria famiglia, della sua industria, della sua comunità; Aldo e Corrado si dedicarono pionieristicamente anche all’aviazione; il figlio di Dino, Arrigo, artista, fu l’ultimo dei futuristi.
L’ingegnere Dino Lora Totino si laureò al politecnico di Torino nel 1923, e la sua passione per la montagna legò il suo nome alla realizzazione di importanti funivie, come quella sul Cervino, la Funivia dei Ghiacciai sul Monte Bianco, quella sull’Etna ma soprattutto al Traforo del Monte Bianco.
Con la salita alle più alte vette tra la fine del Settecento e la fine dell’Ottocento, la montagna comincia a non essere soltanto percorsa da chi ci vive ma anche da chi vuole godere della sua bellezza. Le pendici dei monti conquistati da poco, Monte Bianco, Monte Rosa, Monviso, Cervino, diventano meta estiva e invernale: si comincia a praticare lo sci, nascono i primi sci club, vengono organizzate le prime gare. La montagna attira lo svago e il piacere, diventa una meta turistica per chi se lo può permettere.
La conca del Breuil, sovrastata dal Cervino al limite settentrionale della Valtournenche, è ancora perlopiù sede di pascoli estivi, destinazione di alpinisti che salgono al Cervino e di provetti sciatori che si affacciano alla montagna in inverno, ogni anno sempre più numerosi. Dino Lora Totino vi vede potenzialità che i suoi pendii potranno offrire per i nascenti sport invernali, dotandoli di quei moderni impianti a fune che avrebbero fatto di Cervinia una delle più rinomate stazioni turistiche delle Alpi.

È la figlia Maria Alda a lasciare alle pagine di 80 anni di storia tutta al futuro una testimonianza delle intuizioni del padre:
Aveva una grande passione per la montagna sin da giovane. E in sella alla sua motocicletta gli piaceva girare per le vallate alpine. Conosceva benissimo la Svizzera e le sue località, in particolare St. Moritz, dove spesso andavamo in vacanza. Era attratto, come imprenditore, dal fatto che questa stazione dell'Engadina avesse una doppia stagionalità, estiva e invernale. Suo nonno, Giovanni Secondo Lora Totino, anche lui Secondino, ma di soprannome, quando era piccolo spesso gli aveva parlato del Breuil poiché lì, in estate, pascolavano diversi greggi di pecore che dal biellese arrivavano fino alla Valle del Cervino per la qualità delle erbe.
Da grande, ricordando i racconti del nonno, decise di visitare di persona la conca del Breuil e subito, da coraggioso imprenditore quale era, capì le potenzialità del luogo, ideale per un turismo sia invernale che estivo. Iniziò così il suo legame con Cervinia, con la realizzazione di funivie, all’epoca considerate all'avanguardia... Mio padre voleva realizzare questo impianto per collegare Cervinia con Zermatt, unire, sciisticamente parlando, due nazioni. Ero bambina e quello che ricordo è che il babbo era riuscito addirittura a far spostare il confine svizzero per poter costruire la stazione d'arrivo in piano. In aggiunta cambiò il nome da Testa Grigia a Plateau Rosà, ritenendo quest'ultimo più... commerciale, allegro, facile da ricordare.
Il 15 aprile del 1934 viene quindi creata la Società anonima Cervino, vi si annoverano tra i soci proprio Dino e Aldo Lora Totino; il 2 agosto 1936 inaugura la sua prima funivia con il tratto che collega Cervinia a Plain Maison, completato tre anni dopo, nel 1939, con l’impianto che raggiunge Plateau Rosà a 3.480 metri. Questa sua prima opera, audace per il tempo, gli vale il titolo di “conte di Cervinia”, titolo con cui verrà riconosciuto da allora: conte Lora Totino. Il sogno di collegare Cervinia a Zermatt con un ulteriore tratto viene però ostacolato e infine impedito dagli svizzeri.

Ma il desiderio di collegare due nazioni resta, e Dino Lora Totino vede nel massiccio del Monte Bianco questa possibilità: di qua Courmayeur, di là Chamonix, due prestigiose località turistiche, sciistiche, da collegare via fune attraverso un panorama di rara bellezza. Il progetto parte subito e nel 1940 viene approvato; l’anno successivo iniziano i lavori per la Funivia dei Ghiacci, il cui primo tratto deve collegare la frazione di Courmayeur La Palud (1.370 m) al Pavillon du Mont Fréty (2.173 m). Ma la guerra incombe, e si deve attenderne la fine, quando, sin dal 1946 i lavori riprendono a pieno regime. Il disegno prevede che il sistema funicolare colleghi in Francia Chamonix all’Aiguille du Midi con la Téléphérique, in Italia Courmayeur a Punta Helbronner con la Skyway, infine l’Aguille du Midi con la Punta Helbronner passando sopra il massiccio del Monte Bianco e soprattutto sul ghiacciaio del Gigante.
Dal 1946 i lavori procedono tanto sul versante valdostano che su quello francese: intanto si portano a termine i tratti che conducono da La Palude al rifugio Pavillon e da qui al rifugio Torino a 3.329 metri. L’anno successivo vengono inaugurate le Funivie Monte Bianco e si iniziano i lavori sul versante francese da Chamonix a Plan de l’Aiguille, lavori che proseguiranno fino al 1951, quando si mette mano al secondo tratto francese, dal Plan all’Aiguille du Midi. Contemporaneamente, nel 1954 anche il rifugio Torino viene collegato alla punta Helbronner, con la Piccola, funivia così chiamata perché può trasportare soltanto otto persone per volta. Insieme iniziano i lavori per collegare la punta Helbronner all’Aiguille du Midi attraverso la Liaison, la spettacolare funivia di 5.093 metri che attraversa il ghiacciaio del Gigante in un paesaggio mozzafiato, inaugurata nel 1957. Il sogno di Dino Lora Totino si avvera, saranno milioni i turisti, alpinisti e sciatori, escursionisti e curiosi a salire su queste funivie fino ai giorni nostri.

Ma il conte Lora Totino ha appena iniziato, l’opera ingegneristica che lega il suo nome al Monte Bianco non è soltanto quella che tecnologicamente più ardita lo pone all’apice tra i più grandi ingegneri d’Europa. Si direbbe che ormai si sia abituato a pensare in grande, a guardare sempre oltre, ed è talmente convinto di quel che fa, di quel che ha in mente, da mettersi al lavoro per conto proprio, senza permessi o autorizzazioni.
Se il primo a predire che “Verrà un giorno in cui sotto al Monte Bianco si scaverà una strada carrozzabile, e le due vallate di Chamonix e di Aosta, saranno unite” era stato a fine Settecento Horace-Bénédict de Saussure – scienziato ossessionato dal Monte Bianco al punto da dilapidare le sue fortune in spedizioni, rilevamenti, studi morfologici e cartografici, fino a bandire un premio consistente per chi avrebbe raggiunto la vetta – sarà proprio Dino Lora Totino a raccogliere questo testimone trasformandolo in realtà.

È il 1944 quando l’ingegnere comincia a valutare concretamente e a progettare il traforo autostradale che attraverso il Monte Bianco potrebbe collegare Courmayeur a Chamonix: si tratta di una galleria a doppio senso di marcia ampia 7,5 metri. Nella storia ripercorsa sul sito della Società italiana per azioni per il Traforo del Monte Bianco (Sitmb) si legge infatti:
Era un progetto molto riduttivo, ma ciò non impedì al conte Lora Totino, nel 1946, di iniziare a scavare sul versante italiano, a proprie spese, e di ottenere nel 1947 dal Comune di Chamonix la concessione di venti ettari di terreno sul versante francese. I lavori avevano raggiunto i 60 metri a piena sezione, più 50 metri a metà sezione e 50 metri in cunicolo quando, nel 1947, giunse l'ordine di sospendere l'attività, che nessuna pubblica amministrazione aveva mai autorizzato. Ma l'iniziativa dell'intraprendente conte era servita a sollevare il problema ed a porre i politici italiani e francesi di fronte alla necessità di prendere una decisione.

E la decisione viene presa nel 1949, quando viene siglato l’accordo italo-francese per il Traforo, che si ragguaglia nel 1953 con la convenzione per realizzazione e gestione dell’opera, che inizierà nel 1959. In progetto è una galleria di 11.600 metri di cui 3.960 in Italia e 7.640 in Francia, per la quale sarebbero servite oltre 700 tonnellate di dinamite. È l’agosto del 1962 quando l’ultima roccia cade e i lavoratori italiani e francesi stappano insieme le bottiglie di champagne: nel cuore del massiccio più maestoso delle Alpi hanno scavato un Traforo che avvicina Torino, Milano e Roma a Ginevra e Parigi. La sua inaugurazione avviene nel 1965, alla presenza degli allora presidenti di Italia e Francia Giuseppe Saragat e Charles de Gaulle, e il 19 luglio di quell’anno viene aperto alla circolazione.

Nel frattempo, Dino Lora Totino ha già volto lo sguardo altrove, alla Sicilia, dove avrebbe realizzato la funivia dell’Etna. Verso la fine degli anni Cinquanta costituisce la Società Industrie Turistico Alberghiere Siciliane (Sitas) e prende a lavorare nei pressi del rifugio Sapienza a 1.900 metri dove viene costruita la stazione di partenza, per raggiungere i 2.930 metri di quota con una stazione intermedia a 2.500 metri. La funivia viene inaugurata nel 1966 e rimane in funzione fino al 1971, quando una violenta eruzione distrugge l’ultima stazione; una seconda eruzione, nel 1983, distrugge anche quella intermedia. La lotta contro la lava impegna la funivia per ben cinque volte, con altrettante devastazioni degli impianti, che vengono ricostruiti e rimessi in attività: nel 1985, nel 2001, nel 2002, infine nel 2004 viene ricostruita ancora una volta la stazione sommitale a 2.504 metri.
Se dell’ingegnere Dino Lora Totino si può dire fosse un imprenditore eclettico è perché nonostante il suo nome si sia reso importante a livello europeo per le opere monumentali realizzate sul Monte Bianco fu nome che spese in ambiti anche molto diversi: nel 1947 fu socio fondatore della società Sitav, società che gestì per quarant’anni il Casinò di Saint-Vincent; fu promotore della costruzione dell’aeroporto di Caselle (Torino) avvenuta nel 1953; fu presidente dell’Ente moda, dimostrando così di rimanere ancorato alle radici tessili dell’industria famigliare.
Ma come si diceva all’inizio, a un certo punto il suo nome, malgrado tutto, sembra cadere nell’oblio. Bisogna aspettare gli anni Duemila perché se ne ricominci a parlare. In libri come quello curato nel 2014 da Danilo Craveia e Giovanni Vachino, Dal filo di lana al filo di acciaio (Centro Studi Biellesi); o in Fronte di scavo, un romanzo di Sara Loffredi (Einaudi 2020); oppure nel documentario a lui dedicato L'ingegnere del Monte Bianco, diretto da Diego Nicotra e Andrea Bertero nel 2019 o ancora in un nuovo documentario, L’uomo che guardò l’Europa dal tetto, di Arianna Colliard e Maurizio Pellegrini del 2023. Il nome di Dino Lora Totino non compare su Wikipedia italiana, se non nelle pagine dedicate alle sue opere, pur curiosamente vantando una pagina sulla Wikipedia francese, e del resto, non si trova neanche su prestigiose enciclopedie come la Treccani o la Rizzoli-Larousse. Un imprenditore visionario che contribuì a unire sempre più l’Europa meriterebbe di essere conosciuto molto più a fondo.

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