Vista dall’alto di Magliano Alfieri, il castello e il borgo (© Amici del Castello Alfieri).

Esplorando il Roero

Terra di castelli, vigneti e paesaggi scolpiti nel tempo

Mauro Pedron

Giornalista e autore torinese, è specializzato in promozione turistica e marketing territoriale. In trent’anni di attività ha coordinato svariate iniziative promozionali dedicate ai prodotti d’eccellenza del Piemonte; valutato centinaia di… leggi tutto
  

La regione geografica e storica del Roero – Patrimonio UNESCO dal 2014 insieme a Langhe e Monferrato – è situata nel Basso Piemonte sulla sinistra orografica del fiume Tanaro, nella porzione nord-orientale della provincia di Cuneo confinante con quelle di Torino e Asti. Il suo nome deriva da quello del nobile casato, documentato a partire dal XII secolo, che, partendo dalla città astigiana, aumentò in brevissimo tempo e in modo esponenziale il proprio peso economico e politico, sia in ambito locale che nazionale. Grazie a risolutezza, abilità e ai profitti derivati sia dal commercio sia dal prestito di denaro su pegno, la dinastia acquisì rapidamente numerosi feudi in Piemonte, lasciando importanti tracce nei numerosi archivi, poderi e castelli che possiamo ammirare ancora oggi.

Lo stemma della famiglia, come molti altri appartenenti all’araldica astigiana, si ispira direttamente al cognome del casato stesso e quindi indica le tre ruote (ròe) del carro di trionfo che la tradizione narra sia stato allestito durante la prima crociata, all’incirca nel 1099, per celebrare l'impresa condotta in Terrasanta dal capostipite Ghiglione Roero che uscì vincitore da un duello con un comandante musulmano. Uno stemma che ben si addice alla velocità con cui il nobile lignaggio si sviluppò dividendosi in numerosi rami di parentela e linee familiari, che già nel XVI secolo si contavano in più di venti.

Le rocche di Pocapaglia e, sullo sfondo, l’arco alpino dominato dal Monviso (© Ecomuseo Rocche del Roero, fotografia di Tino Gerbaldo).
Le rocche di Pocapaglia e, sullo sfondo, l’arco alpino dominato dal Monviso (© Ecomuseo Rocche del Roero, fotografia di Tino Gerbaldo).
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Un microcosmo contadino

Il territorio riflette una campagna ariosa e curata dove centri abitati, borghi medievali, vecchie cascine e gruppi di case sparse si sposano, in un’armonica ed equilibrata geometria, con prati a sfalcio, campi di cereali, coltivazioni di alberi da frutto, gelsi, noccioleti, allevamenti zootecnici e apicolture. Inoltrandosi nella zona collinare, compaiono dolci declivi e suggestive vallate dove macchie boschive, noccioleti e ordinati riquadri di vigne concorrono a impreziosire il panorama. All’orizzonte, il prodigioso ventaglio dell’arco alpino sembra messo lì apposta per proteggere la comunità contadina, operosa e misurata che, pur mantenendo inalterati riti e miti, superstizioni e contraddizioni, sentimenti e ideali, si è evoluta mettendosi al passo con i tempi. Un microcosmo che è stato interpretato e raccontato con maestria da straordinari narratori, tra i quali spiccano Augusto Monti e Nuto Revelli, Beppe Fenoglio e Cesare Pavese. Le loro opere sono strumenti indispensabili per cogliere gli elementi distintivi di un mondo non poi così antico e a noi lontano, come invece talvolta sembra apparire.

Le rocche, pittoreschi calanchi risultato del millenario fenomeno di erosione degli agenti atmosferici, mutevoli soprattutto nelle parti più interne e nascoste, caratterizzano ulteriormente il paesaggio. Nell’insieme formano una dorsale, lunga, in linea d’aria, una decina di chilometri, che, con andamento da sud-ovest a nord-est – correndo da Pocapaglia, nei dintorni di Bra, fino a Cisterna d’Asti, l’ultimo borgo di sommità – attraversa l’intero territorio del Roero. La faglia è segnata dalla presenza di conche invalicabili, di anfratti fiabeschi e di veri e propri canyon profondi anche cento metri, definiti da ripide e compatte pareti di tufo misto ad argilla e sabbia marina. Incantano, tra i dirupi, i loro profili modellati e seminascosti nella vegetazione che ricordano guglie di cattedrali gotiche, merlature di castelli, torri d’avvistamento, pennacchi di antichi cimieri. L’inconsueto e stupefacente habitat è reso ancor più attraente dalla cangiante vegetazione. Infatti, secondo l’altitudine e il microclima, coabitano a distanza ravvicinata canneti, cespugli di brugo, erica e ginestra, fiori selvatici, ciclamini, piante di aglio selvatico color vinaccia, ciliegi selvatici e boschi di pini, ontani, faggi e altri alberi d’alto fusto.

A metà circa del percorso delle rocche, si evidenzia per maestosità la roccaforte di Monteu Roero, tra le meglio conservate del Piemonte, un meraviglioso pezzo di storia che, dal 1041, dalla sommità dello scosceso Monte Acuto, accompagna, tra leggenda e realtà, le vicende dell’importante casato e dell’intera comunità. Austero e invincibile, modificato e restaurato più volte nel corso dei secoli, conserva numerosi affascinanti elementi architettonici, colonne trecentesche in arenaria, pregiati arredi, affreschi e, sia nei saloni all’interno come nelle aree verdi esterne, un’atmosfera raffinata e magica. Poco distante, gli fa da contraltare naturale, un vero prodigio della natura, un monumentale esemplare di castagno di almeno quattrocento anni, vitale, rigoglioso e a dir poco impressionante con i suoi venti metri di altezza e i quasi dieci di larghezza. Nella suggestiva atmosfera della radura in Località Avai della frazione San Grato vegetano altri numerosi esemplari di castagno. Tra di loro si fanno compagnia, da buoni vicini chiacchierano del più e del meno, si raccontano vecchie storie per passare il tempo, fanno il filò per ore e ore. Data l’età, talvolta qualcuno inizia a brontolare, ma quella che la tradizione ha denominato Castagna Granda riesce sempre a mettere tutti d’accordo.

Questo e altro racconta il Roero, dove a ogni passo si incontrano storia, arte, natura e poesia, dove fuga e avventura sembrano ancora possibili. Esplorarlo significa entrare nel cuore di un Piemonte autentico. E come accade per i luoghi naturalmente appartati o non inseriti in affollati contesti turistici, ha conservato praticamente intatto il suo fascino che, con discrezione, dispensa ai suoi visitatori, gratificati da una piacevole sensazione di esclusività e privilegio.

Le rocche appaiono come veri e propri canyon con pareti di tufo misto ad argilla e sabbia marina (© Ecomuseo Rocche del Roero, fotografia di Agostino Angeli).
Le rocche appaiono come veri e propri canyon con pareti di tufo misto ad argilla e sabbia marina (© Ecomuseo Rocche del Roero, fotografia di Agostino Angeli).

Il Tanaro, filo conduttore tenace

La riviera, il lembo del Roero posto più a sud, è un contesto unico, affascinante, in grado di regalare fortissime emozioni. Si contrappone alle Langhe, affacciandosi alla splendida valle del Tanaro, il corso d’acqua che nasce dalle Alpi Liguri, al confine tra Liguria e Piemonte e che, con un andamento irregolare e insolito, attraversa le province di Cuneo, Asti e Alessandria, accompagnando i prestigiosi versanti collinari di Langhe, Roero e Monferrato, per terminare la sua corsa confluendo nel Po, di cui è il principale affluente di destra, a pochi chilometri dalla Lombardia.

Non è facile seguire il secondo corso d’acqua del Piemonte e quarto del nostro paese per ampiezza del bacino idrografico, nelle sue giravolte, nelle sue asprezze, nei suoi inganni. Eppure, pur muovendo da un elemento così strutturato, cercando di decifrarne gli umori, si arriva a comprendere la leggerezza delle sue svolte e a intuire i suoi tortuosi cambi di direzione. Il fiume cerca la sua strada, si espande, perde ma riacquista continuamente un equilibrio dinamico fondamentale per il suo ecosistema. Si muove in suggestivi meandri, mutando anche il colore delle sue acque che diventano scure e limacciose per via della natura argillosa e sabbiosa dei terreni della valle. Nei periodi di piena, esonda placidamente nelle radure intorno per poi abbandonarle, ritirandosi. Parti del suo alveo, in presenza di anse e insenature, rimangono del tutto isolate ed escluse dalla corrente ma saranno presto riconquistate durante la piena seguente. Le diramazioni, intrecciandosi, cambiano continuamente morfologia e diventano terreno fertile per la diffusione della vegetazione.

Osservando il percorso del Tanaro dall’alto di questi meravigliosi poggi, si intuisce il suo temperamento, com’è fatta la terra che attraversa e qual è l’indole delle genti abituate a sentire il suo mormorio. Come un filo conduttore, sottile ma tenace, compone frammenti di ricordi in assorti silenzi, tessere di un mosaico straordinario. Con l’ineffabile perfezione di un andamento misterioso, il fiume lambisce luoghi e città che, grazie alla sua poesia, trasfigurano in un’inquadratura tutta particolare, incline alla bellezza pura. Questo è il tratto del suo percorso in cui procede da Alba per raggiungere pacatamente Asti, due città anticamente acerrime nemiche, agguerrite rivali nei secoli medievali. A quei tempi, quindi, quella tra le due città era una zona strategica da controllare attentamente e proteggere a tutti i costi. Ecco allora sorgere, sulla sommità delle colline, in posizione dominante, fortilizi ben visibili anche da molto lontano, segni di potere instaurato e potenza economica, come quelli che caratterizzano i centri di Govone, Magliano e Guarene, che con il passare del tempo, a seguito dei mutamenti del contesto storico, hanno perso la loro funzione bellica per diventare maestosi castelli e prestigiose residenze signorili.

La balconata del castello di Guarene domina oltre 60 chilometri di territorio UNESCO: la vista spazia da Asti fino a Barolo e si arriva a scorgere il Monferrato, oltre a una larga porzione di arco delle Alpi (© Castello di Guarene).
La balconata del castello di Guarene domina oltre 60 chilometri di territorio UNESCO: la vista spazia da Asti fino a Barolo e si arriva a scorgere il Monferrato, oltre a una larga porzione di arco delle Alpi (© Castello di Guarene).

Come già felicemente sperimentato in Piemonte con le Residenze Reali Sabaude – incluse in un sistema unico di gestione, conservazione e promozione – anche i numerosi castelli del Roero – alcuni dei quali ospitano importanti istituti museali, artistici o formativi – dovrebbero essere considerati una importante risorsa, un’asse di attrattiva vincente in grado di sviluppare un forte richiamo verso un turismo colto e raffinato, interessato alla ricerca del fascino di questo territorio. Non solo i siti di Guarene, Magliano e Govone, dunque, ma anche quelli di Castellinaldo, Monteu Roero, Canale e Baldissero – solo per citare alcuni esempi tra i più belli e significativi – costituiscono, di fatto, le basi per un circuito storico-artistico di livello europeo. Un abbraccio virtuoso che raccolga al suo interno istituzioni, strutture ricettive, tour operator, servizi di trasporto e guide turistiche ma anche produttori e artigiani, tutti portatori di quel valore aggiunto che renderebbe il viaggio nel Roero un’esperienza unica, fondamentale per dare nuovi impulsi e nuove energie all’intero territorio.

Veduta su Guarene e sulla chiesa della Santissima Annunziata, pregevole esempio di architettura sacra del Settecento piemontese.
Veduta su Guarene e sulla chiesa della Santissima Annunziata, pregevole esempio di architettura sacra del Settecento piemontese.

Il castello di Govone, villeggiatura Savoia

La Residenza Reale di Govone, patrimonio UNESCO dal 1997, si basa su una fortezza medievale risalente al Trecento che i conti Solaro – brillanti diplomatici, pensatori e autentici scopritori di talenti filosofici – grazie alla loro innata vena artistica e alle abili maestranze dell’epoca, restaurarono completamente, sperimentando nuovi gusti e tecniche decorative all’avanguardia. I lavori furono affidati all'architetto Guarino Guarini (1624–1683) ma terminati solo un secolo più tardi da un altro illustre architetto, Benedetto Alfieri (1699–1767).

La dimora, che nell’Ottocento è stata eletta da Carlo Felice di Savoia e Maria di Borbone sede di villeggiatura, al pari del castello di Agliè nel Canavese, accoglie i visitatori con una bellissima terrazza, che si affaccia sui dintorni e si raccorda con il suggestivo parco e l’elegante giardino all'italiana. La fontana centrale conferisce un ulteriore elemento di prestigio. La sua facciata barocca è affiancata da due avancorpi in mattone ed è percorsa da due scalinate gemelle a quattro rampe finemente decorate da pregevoli figure in marmo e bassorilievi. All’interno, il piano nobile avvia a un vero e proprio viaggio nell’eleganza e nell’arte del Settecento. La Galleria del Priore, decorata con eleganti stucchi, fa da anticamera agli Appartamenti Reali, quello della regina separato ma comunicante con quello del re. Il Salone d’Onore, posto al centro della planimetria, come facilmente si può intuire, è l’ambiente più importante dell’intera residenza ed è reso ancora più arioso dalle belle decorazioni che raffigurano finti colonnati e statue di ispirazione classica. Le Sale Cinesi, adibite a ospitare visitatori illustri, hanno le pareti ornate, secondo la moda dell’epoca, con temi orientali ed esotici. Le carte da parati utilizzate, all’avanguardia per i tempi, sono autentiche, in quanto fatte arrivare direttamente dall’estremo Oriente, e raffigurano la lavorazione dei prodotti più famosi di quel paese cioè seta, tè, porcellana e riso. Ovunque, arredi eleganti, raffinati pavimenti in legno e preziosi mobili d’epoca. A inizio Novecento, la municipalità acquistò il castello rendendolo luogo di comunità per la cittadinanza, che continua ad adoperarsi per mantenerlo vivo e fruibile grazie a varie iniziative.

Castello di Govone (foto © Gianmarco Gastone).
Castello di Govone (foto © Gianmarco Gastone).

Il maniero di Magliano Alfieri

Proseguendo l’itinerario, si giunge a Magliano Alfieri e al suo possente maniero, risalente alla seconda metà del Seicento, anch’esso ricavato da una preesistente struttura medievale. Non è propriamente un castello, anche se è contraddistinto da austerità e compattezza; non è neanche una dimora nobiliare, anche se lesene, cornici modellate in cotto e timpani, arcuati e triangolari in alternanza, spezzano la linearità delle sue murature: quella che un tempo è stata la residenza estiva della famiglia Alfieri di questa zona e luogo di soggiorno di alcuni celebri personaggi, tra i quali Vittorio Alfieri, è un edificio di transizione, elegante e ricercato. All’interno del torrione centrale, spicca per importanza e imponenza il Salone degli Stemmi, che permette di ammirare elaborati stucchi in gesso ad alto rilievo – fenomeno barocco molto diffuso nelle città piemontesi – che riproducono il blasone non solo della famiglia proprietaria, un’aquila nera simbolo di potenza e regalità posta su campo dorato, armata e coronata di rosso, ma anche quello di casati imparentati.

Distribuito all’interno di un’ala del fabbricato, il Museo dei Soffitti in Gesso, espone alcune opere realizzate con una particolare tecnica costruttiva, un tempo assai diffusa nella zona, grazie alla quale le case contadine si abbellivano con decorazioni realizzate mediante il prezioso materiale. Il più antico solaio trovato in opera in una cascina della vicina Vezza d’Alba, porta una data risalente al 1580 mentre gli esemplari più recenti risalgono alla metà del XIX secolo. Facilmente reperibile, ignifugo, schiarente e molto duttile, oltre ai soffitti, con il gesso si faceva di tutto: tagliato in blocchi era usato per costruire murature di elevazione; cotto e macinato era componente principale della malta per legare i mattoni delle volte e dei muri; non lavorato era usato come fertilizzante in agricoltura. L’altra area espositiva, il Teatro del Paesaggio, si sviluppa in undici sale e, con l’ausilio di filmati, animazioni, postazioni interattive e pannelli illustrati, pone al centro dell’attenzione l’esigenza di salvaguardare la memoria della vita contadina e il suo patrimonio di storie di vita.

Seppure depredato praticamente di tutti i suoi ricchi arredi, al termine di varie vicissitudini, la struttura è giunta sostanzialmente integra alla municipalità che, a partire dal 2001, grazie a numerosi interventi di manutenzione e ripristino, ha riportato buona parte dei locali, compresi quelli più compromessi dell’ala ovest, allo stato primario. Il parco, che dall'ingresso principale procede verso la cima della collina antistante, porta al Belvedere, una piattaforma panoramica di notevole pregio.

Museo civico Antonio Adriano, sezione dedicata al paesaggio (© Amici del Castello Alfieri).
Museo civico Antonio Adriano, sezione dedicata al paesaggio (© Amici del Castello Alfieri).

La residenza barocca di Guarene

Infine, a Guarene troviamo un altro prestigioso esempio di architettura barocca, un palazzo-castello ideato nel 1726 per iniziativa di Carlo Giacinto Roero, con l’idea di trasformarlo in residenza ufficiale, avvicendando quella del vicino borgo di Vezza d’Alba. I lavori, anche qui iniziati con la demolizione di una roccaforte medievale preesistente, si sono protratti per quasi mezzo secolo e mostrano come concezione strutturale l'influenza dell'architetto di corte Filippo Juvarra. Costituisce parte integrante della residenza il raffinato giardino all’italiana disposto su due livelli, abbellito da numerose siepi geometriche e artistiche, alberi secolari e aiuole. La piccola chiesa dedicata a Santa Teresa conferisce un ulteriore tocco di suggestione al luogo. Costruito in mattoni a vista, l’edificio principale tocca i 25 metri d’altezza e denota una struttura movimentata da avancorpi e arretramenti, con elementi architettonici decorativi che armonizzano la struttura. La facciata è ornata da un falso terzo piano, che ne slancia ulteriormente il profilo. Due balconate laterali di raccordo tra il piano nobile e il giardino superiore formano le gallerie che ospitano gli ambienti di servizio utili alla gestione delle aree verdi.

All’interno, si trova un vero e proprio archivio di memorie, impreziosito da collezioni di pitture e di arti decorative. La Stanza del Vescovo offre uno degli esempi più affascinanti di ricamo Bandera, una tecnica particolarmente ricercata che permette di realizzare fantasiosi disegni, ricamando con lane policrome un particolare tessuto di cotone. Così anche nella Camera Azzurra, dove gli ornamenti raffigurano soggetti floreali e figure antropomorfe di vario tipo. Anche qui troviamo le Sale Cinesi, festosamente ricoperte di tappezzerie che, nella seconda metà del Settecento tramite un viaggio per mare commissionato alla Compagnia delle Indie, arrivarono a Marsiglia e da lì furono trasportate a dorso di mulo. Sono perfettamente conservate, in buona compagnia con i tessuti in seta abbelliti con motivi orientali. Attraverso lo Scalone, il Salone d'ingresso, la Sala da Pranzo e la Sala della Musica, il castello offre un entusiasmante repertorio artistico composto da raffinati mobili, cassepanche intagliate e volte affrescate. Svariate decine di dipinti, delle sovrapporte e alle pareti, compongono un’eccezionale galleria di ritratti di personaggi storici, principi, re, prelati, dame, cavalieri oltre che di storie, memorie e paesaggi, e formano nell’insieme una pinacoteca di prim’ordine. La Biblioteca, infine, ha accumulato nei secoli centinaia di libri in preziose legature, parecchi dei quali esemplari unici. Estinti i Roero nel 1899, il castello giunse in eredità ai conti Provana di Collegno e, nel 2011 ceduto a nuovi proprietari che hanno ricavato al suo interno un hotel di alto livello.

Avremo, in seguito, modo di approfondire altri importanti elementi che rendono il Roero un territorio particolarmente affascinante come il ricco paniere di prodotti sia enologici sia gastronomici e l'insieme di usi, costumi e tradizioni contadine che a vario titolo caratterizzano l'intero anno.

La fontana antistante il castello di Guarene circondata da un maestoso giardino all’italiana con siepi sagomate di bosso e tasso (© Castello di Guarene).
La fontana antistante il castello di Guarene circondata da un maestoso giardino all’italiana con siepi sagomate di bosso e tasso (© Castello di Guarene).

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