Illustrazione tratta da “I predoni del gran deserto”, Sonzogno, 1929.

Vincenzina Ghirardi Fabiani, in arte Fabiola

Anche Salgari scrisse il seguito di un suo romanzo

Felice Pozzo
Felice Pozzo

Appassionato di storia delle esplorazioni e di letteratura avventurosa, italiana e non, è considerato uno dei maggiori studiosi della vita e delle opere di Emilio Salgari. Ha dedicato all’argomento numerose pubblicazioni e ha curato l’edizione di alcune ristampe salgariane.

La scelta del nome Fabiola come pseudonimo non lascia dubbi sulle intenzioni di Vincenzina Fabiani, essendo tratto dal romanzo storico Fabiola o la Chiesa delle catacombe (1854) dell’arcivescovo Nicholas Wiseman, poi cardinale, scritto per sensibilizzare alla fede cattolica. E poiché la devota scrittrice che stiamo per presentare è mancata a Torino nel giugno del 1922, ha fatto in tempo a sapere del film che nel 1918 Enrico Guazzoni ha tratto da quel romanzo. E forse anche a vederlo.

Frame tratto dal film “Fabiola” di Enrico Guazzoni, 1918.
Frame tratto dal film “Fabiola” di Enrico Guazzoni, 1918.

Un amore travagliato

Nata da Pietro Fabiani e Carolina Denicolò a Cuorgné nel 1859 e destinata per vocazione all’insegnamento nelle scuole pubbliche, esordì come scrittrice sui periodici dei cattolicissimi editori torinesi Speirani e la circostanza ha avuto a che fare sia con le sue innate doti, sia con le sue vicende sentimentali che apprendiamo dalle puntuali ricerche di Gian Maria Zaccone.

La giovane Vincenzina frequentava una libreria dove lavorava come commesso, sin dall’adolescenza, Giovanni Battista Ghirardi, nato da modesta famiglia nel gennaio 1861. Era già noto per aver redatto una storia del Santuario della Consolata di Torino, accolta con favore, e per altri studi storici. I due giovani si innamorarono, senza preoccuparsi del dislivello sociale, ma quando lui chiese di sposarla, la famiglia di lei rifiutò, adducendo anche la sua più giovane età rispetto quella di Vincenzina che, per giunta, fu inviata presso una sorella in Sicilia allo scopo di separarli.

Scuola elementare Beata Vergine di Campagna, lato affacciato su viale Madonna di Campagna a Torino (© Fabrizio Diciotti, 2014).
Scuola elementare Beata Vergine di Campagna, lato affacciato su viale Madonna di Campagna a Torino (© Fabrizio Diciotti, 2014).

Consapevole delle autentiche ragioni che avevano provocato il rifiuto, il Ghirardi si preparò, studiando privatamente, al concorso per maestro, che vinse nel 1883, collocandosi al primo posto. Dopo un anno, non si sa se per intervento umano o divino, ebbe il posto di insegnante alla scuola elementare Beata Vergine di Campagna, situata appunto nel quartiere Madonna di Campagna, dove insegnava anche Vincenzina e fu così che il loro matrimonio fu ben presto celebrato.

Una carriera sfolgorante

Diventato anche giornalista, il Ghirardi intraprese successivamente una carriera prodigiosa, tanto più che già da anni collaborava ai giornali fondati dall’avvocato Stefano Scala, libero docente di Diritto internazionale all’Università di Genova trasferitosi a Torino nel 1874 e personaggio di spicco del movimento e del giornalismo cattolico tra l’Ottocento e il secolo successivo. Scala era proprietario del giornale Corriere di Torino, poi Corriere Nazionale; all’inizio del 1895 rilevò la testata Italia Reale, un quotidiano voluto dall’arcivescovo Davide Riccardi, e poi fuse le due testate, proseguendo un impegno rilevante nel mondo cattolico.

Pagina de “L’Innocenza” del 3 febbraio 1895 contenente la rubrica pedagogica per i più piccini a firma “Vincenzina”. Sul fondo in un articoletto, in passato attribuito per sbaglio a Salgari, le foche sono erroneamente definite grossi pesci!
Pagina de “L’Innocenza” del 3 febbraio 1895 contenente la rubrica pedagogica per i più piccini a firma “Vincenzina”. Sul fondo in un articoletto, in passato attribuito per sbaglio a Salgari, le foche sono erroneamente definite grossi pesci!

Con tali referenze, nel 1890 il Ghirardi diventò direttore dei periodici editi dagli Speirani: Silvio Pellico, Il Novelliere Illustrato, Il Giovedì e L’Innocenza, ai quali, a partire dalla fine del 1893 e sino al 1897, collaborò assiduamente Emilio Salgari, trasferitosi appositamente a Torino da Verona. Ben presto, su quegli stessi settimanali, iniziò anche la collaborazione, altrettanto assidua, di Vincenzina Ghirardi Fabiani, che, oltre a usare la firma per esteso, si firmava “Vincenzina” per la rubrica Per i più piccini e per brevi racconti su L’Innocenza, “Vincenzina Ghirardi” per le novelle e “Fabiola” per lavori più impegnativi, tra cui romanzi a puntate sugli altri periodici.

Dedita alla beneficenza e all’insegnamento

Giovanni B. Ghirardi, dal canto suo, divenne in breve un’autentica celebrità nel mondo cattolico acquisendo, in ripetute occasioni, l’apprezzamento della Casa Reale, per importanti iniziative, tra cui la partecipazione alla costruzione della Chiesa di Nostra Signora della Salute a Torino, iniziata nel 1895 in Borgata Vittoria; la sottoscrizione tra i bambini d’Italia per la realizzazione della statua della Madonna di Rocciamelone, con l’adesione di 130.000 bambini che donarono ognuno una moneta da due soldi, e per il determinante contributo alla realizzazione dell’Esposizione d’Arte Sacra nell’ambito dell’Esposizione Generale torinese del 1898. In occasione di quest’ultima iniziativa diresse, fra l’altro, i 40 numeri dell’elegante rivista Arte Sacra, pubblicata da Roux Frassati e C., alla quale collaborò occasionalmente la moglie. Morì prematuramente, per una malattia virale alle vie respiratorie, nel gennaio del 1900.

Immagine relativa all’Esposizione d’Arte Sacra tratta dal volume “Arte Sacra”, Roux Frassati e C. Editori, 1898.
Immagine relativa all’Esposizione d’Arte Sacra tratta dal volume “Arte Sacra”, Roux Frassati e C. Editori, 1898.

Vincenzina fu non solo accanto al marito in ogni circostanza, ma si distinse in numerose altre occasioni legate alla beneficenza, come ad esempio la sottoscrizione condotta sulle pagine de L’Innocenza (1895) a favore dei bambini rachitici. E rimasta vedova continuò a dedicarsi alla beneficenza, alla letteratura e all’insegnamento.

Le influenze salgariane

E proprio al 1895 risale l’inizio della sua collaborazione ai periodici Speirani, sulle cui pagine hanno scritto collaboratrici di prestigio, da Luisa Sclaverano (futura direttrice de La Domenica dei Fanciulli, a Maria Majocchi Plattis (Jolanda); da Grazia Deledda a Eva Cattermole (Contessa Lara).

Frontespizio di “Camir — Scene della vita indiana” di Vincenzina Ghirardi Fabiani.
Frontespizio della seconda edizione del romanzo “Camir — Scene della vita indiana”.

I suoi racconti avevano in genere come protagonisti bambini o bambine buone che fornivano un modello ai giovani lettori, veicolando spesso messaggi religiosi. Tuttavia è piuttosto agevole riscontrare un adeguamento non solo da parte sua, sulle pagine dei periodici Speirani — alle tematiche salgariane, ossia a temi avventurosi, sia pure trattati secondo intendimenti subordinati alle consuetudini editoriali. Nel 1897, ad esempio, pubblicò su Il Novelliere Illustrato, dal 31 ottobre al 26 dicembre, le puntate del romanzo Camir. Scene di vita indiana, ambientato in Paraguay, poi pubblicato in volume, ristampato nel 1900. L’ambientazione esotica, la dinamica amorosa e l’attrazione per il diverso, che vi compaiono con prosa ravvivata, sono infatti caratteristiche dell’opera salgariana, peraltro piegate appunto ai disegni degli Speirani.

Recensita anche da Grazia Deledda

In precedenza, e con le stesse modalità, aveva dato alle stampe il romanzo sentimentale A vita nuova (a puntate sul Novelliere Illustrato dal 5 luglio 1896 al 22 novembre 1896) la cui subitanea versione in volume fu recensita da Grazia Deledda sul Silvio Pellico del 27 dicembre 1896. Vi si legge tra l’altro:

Sin dai primi numeri del “Novelliere Illustrato” ove prima fu pubblicato questo leggiadro romanzo, m’accorsi d’essere innanzi ad un lavoro serio, profondo e artistico, molto, molto al di sopra delle solite lunghe e tediose, convenzionali e romantiche novelle femminili chiamate presuntuosamente romanzi […] Alla colta e gentile autrice di questo leggiadro ed elegante romanzo, che assieme alla finissima Margherita e a poche altre tiene alta l’arte femminile italiana del vecchio glorioso Piemonte, vada dunque sincero l’augurio che il suo volume incontri tutta la fortuna che merita.
Grazia Deledda
Grazia Deledda

Non sappiamo a chi appartenesse lo pseudonimo “Margherita”, molto presente sui settimanali Speirani.

L’incontro con Emilio Salgari

Se esiste, in ogni caso, una ragione, fra le altre, che ha impedito all’inclemente dimenticatoio di far sparire Fabiola dalla memoria degli studiosi, è il fatto che per lei si può pensare a uno scambio reciproco di ispirazioni con riferimento a Emilio Salgari, sia pure negli angusti limiti in cui è lecito sviluppare il discorso e senza dimenticare i possibili suggerimenti editoriali che potrebbero aver pilotato le circostanze. Il riferimento è a un racconto di Fabiola, di cui diremo subito, che indusse Salgari a scriverne il seguito.

Frontespizio de “Il Novelliere Illustrato” del 1901.
Frontespizio de “Il Novelliere Illustrato” del 1901.

Non è dato sapere se il romanziere abbia potuto conoscere personalmente la scrittrice, grazie alla comune frequentazione degli Speirani. È tuttavia possibile ricordare, a titolo di curiosità, un avvenimento mondano che accosta Fabiola e Salgari al di fuori delle pagine stampate. In occasione delle nozze d’argento di Francesco Speirani (1844 — 1917), all’epoca proprietario della Ditta, e Aspasia Muriald, nel 1895 fu predisposto un albo dove tutti i collaboratori e collaboratrici (vi comparvero 85 firme) scrissero pensieri e auguri in prosa o in poesia, creando così l’accostamento suddetto.

Il racconto sopra citato s’intitola Vita Eccentrica — Scene fin di secolo, e fu pubblicato in sei puntate su Il Novelliere Illustrato a partire dal n. 47 del 24 novembre 1895 per terminare sull’ultimo numero dello stesso anno. Ogni puntata ebbe grande risalto, comparendo in prima pagina con un’illustrazione del laborioso Luigi Berlia, anziano e principale collaboratore artistico dell’epoca presso gli Speirani.

Vita Eccentrica

Il protagonista del racconto è l’americano William Fromster, ammalato di spleen e di misoginia, e perciò sempre in viaggio per sconfiggere la noia esistenziale e per sfuggire alle attenzioni femminili. È inoltre un uomo ricco di idee moderne riferite alla diffusione del cattolicesimo, ma tutti i suoi progetti sono considerati troppo stravaganti, così che alla fine egli sviluppa un marcato desiderio di isolamento. Durante le sue peripezie, in Italia, in Francia e nei Balcani, ha modo di conoscere la compatriota Miss Odowna Blackburn, da tempo innamorata di lui, e dopo vari tentativi di sfuggirle, riconosce in lei non solo una coraggiosa velocipedista ma anche una donna degna di attenzione. E la miss lo raggiunge infine al castello dove egli vive in un modo decisamente eccentrico: da solo in una piccola casa a milleduecento metri d’altezza, appesa ad un aerostato fissato al suolo nel parco del maniero con una gomena d’acciaio. L’incontro tra i due innamorati si preannuncia festoso, ma un fulmine spezza improvvisamente il cavo e la casa volante è spazzata via da un ciclone. Di lui si perde ogni traccia e, con il trascorrere del tempo, non resta che l’amico di tante peripezie, l’italiano Baldi, che ha un presentimento, con il quale Fabiola chiude inaspettatamente il racconto: “William? Egli vive: lo sento e debbo rivederlo ancora!”.

Una delle puntate di “Vita Eccentrica” di Fabiola.
Una delle puntate di “Vita Eccentrica” di Fabiola.

William Fromster… è stato ritrovato

La conclusione, benché aperta a tutte le ipotesi, è piuttosto pessimistica e il fulmine proditorio sembra alludere all’impossibilità dell’eccentrico americano sia di coronare il suo tardivo sogno d’amore, sia di vivere in una società dove la moralità è considerata per lo meno estrosa. Difficile stabilire quale particolare dell’originale racconto abbia stuzzicato Salgari tanto da indurlo a scriverne il seguito usando lo stesso titolo. Sicuramente amava sia il velocipedismo, sia il tema dello spleen, che non solo ritroviamo più di una volta nella sua opera successiva ma che lo coinvolgerà personalmente sino alla più tragica conseguenza.

Fatto sta che su Il Novelliere Illustrato del 5 aprile 1896 si lesse il seguente annuncio:

Una buona notizia per i lettori del Novelliere, Quel simpaticone di William Fromster…è stato ritrovato. Le sue avventure straordinarie, che avevano commosso, divertito ed entusiasmato i nostri lettori, non sono finite. Emilio Salgari, il brillante e geniale romanziere racconterà sul Novelliere i nuovi casi di quello straordinario americano, il cui spirito bizzarro ha rivelato ardite iniziative di riforme sociali. Il nuovo romanzo di Salgari sarà un’attrattiva speciale del Novelliere di quest’anno.

Fabiola vs. Salgari

La prima puntata di Vita eccentrica — Scene fin di secolo di Salgari comparirà infatti sul numero del 29 novembre 1896 e il lungo racconto si esaurirà alla quinta puntata apparsa il 27 dicembre dello stesso anno.

La differenza tra i due testi è enorme, come si può immaginare, e le difformità sono subito evidenti nell’incipit, dove Salgari descrive da par suo il tremendo uragano che ha fatto volare via l’aerostato con annessa casa volante, sino all’atterraggio della stessa in pieno Sahara, con le sue oasi piene di sorprese e annesse peripezie. Detto in breve, Miss Odowna non comparirà più; in compenso William incontrerà la bellissima Afza, figlia quindicenne (tutte le eroine salgariane sono giovanissime, a ragion veduta) dello sceicco di un’oasi, e la sua misoginia evaporerà in un attimo in compagnia del suo spleen.

Pagina di copertina della prima puntata di “Vita Eccentrica” di Emilio Salgari.
Pagina di copertina della prima puntata di “Vita Eccentrica” di Emilio Salgari.

Le descrizioni sono caste, né poteva avvenire diversamente in quel contesto, e — altra concessione agli Speirani — Salgari chiude il racconto in questo modo:

(William) è rimasto nel deserto, a fianco della sua Afza, che ama più che mai, dopo che ha promesso di diventare cattolica, come lo ha promesso l’intera popolazione dell’oasi.

Ristampe discutibili

Quest’opera è rimasta a ingiallire sulle pagine del settimanale torinese sino al 1911 — anno della morte di Salgari — quando la Società Tipografica Editrice Urania dei F.lli Ciolfi e C. di Napoli, dopo averne acquisita la proprietà, ne trasse una serie di dispense poi riunite in volume con il titolo I Predoni del Gran Deserto, e con una lunga e sgrammaticata nota editoriale riassuntiva delle vicende in precedenza narrate da Fabiola. Il nuovo e arbitrario titolo ricomparirà nel 1929 e nel 1937 presso Sonzogno e poi, con testo completamente e altrettanto arbitrariamente rimaneggiato, nel 1948 presso Carroccio che, purtroppo, ne effettuò numerose ristampe.

Prima edizione (1911) di “Vita Eccentrica” di Salgari con il nuovo titolo assegnato arbitrariamente dall’editrice Urania di Napoli, da non confondersi con “I predoni del Sahara” (1903) dello stesso Salgari, romanzo di maggior mole e importanza.
Nuova versione de “I predoni del gran deserto” (1929) edita da Sonzogno.

Dal canto suo Fabiola, che sicuramente apprezzò l’omaggio, rimasto unico nell’opera salgariana, avrebbe in seguito dato alle stampe nuovi lavori per la gioventù, consistenti in raccolte di novelle moraleggianti e spesso patriottiche edite da Paravia di Torino: Anime adolescenti ed altre novelle (1910), Leggenda medioevale in cui si racconta di madonna Alda e del conte Aldovino. Il segreto delle ondine: novella fantastica (1911), e Anime giovani e belle (1915). Quest’ultimo, dedicato alla nipotina Matelda, ottenne la quarta ristampa nel 1923.

E poi, su di lei, il silenzio.

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Bibliografia

  • Levra U., Roccia R. (a cura di), Le esposizioni torinesi 1805-1911 — Specchio del progresso e macchina del consenso, Torino, Archivio Storico della Città di Torino, 2003.
  • Pozzo F., Vita eccentrica d’un misogino americano narrata da Fabiola e da Salgari, in Almanacco Piemontese 1995, dicembre 1994.
  • Tabbia A., Le riviste per la scuola e la gioventù della casa editrice Speirani in Torino, in Studi Piemontesi, XVIII, 2, 1989.
  • Zaccone G. M., Torino 1898 — L’Ostensione della Sindone e l’Esposizione d’Arte Sacra, Torino, Paravia, 1998.
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