La McMusa che racconta il sogno americano

Marta Ciccolari Micaldi, guida letteraria tra Torino e Stati Uniti

Nell'immagine: Marta Ciccolari Micaldi. Foto © Elena Datrino
Nato a Torino, laureato in comunicazione e antropologia, è docente di storia e letteratura italiana, esperto di processi di apprendimento e inclusione scolastica. Scrive di musica, libri, fotografia, viaggi, arte,… leggi tutto
  

Nel suo recente Le Perfezioni, romanzo candidato al Premio Strega, Vincenzo Latronico tratteggia il ritratto di una generazione, quella pre-millenium, i cui connotati solo oggi cominciano ad apparire netti e distinti. Sono i ragazzi cresciuti nella Seconda Repubblica, sbocciati con la rete e i contratti a progetto, condannati a essere imprenditori di sé stessi, mentre le grandi istituzioni che avevano rassicurato la generazione dei genitori incominciavano il loro lento declino: il sistema sanitario, la scuola, le università, i partiti, ormai fagocitati dalle suscettibili leggi del mercato.

In questa dimensione solipsistica e titanica il letterato di oggi tenta di trovare uno spazio personale, sebbene il cursus honorum sia sempre più frammentato e incerto. Ne parliamo con Marta Ciccolari Micaldi, per il web la McMusa, la giornalista torinese che porta l’America in Italia e gli italiani in viaggio dentro i luoghi che hanno ispirato i grandi scrittori statunitensi, attraverso libri, articoli, conferenze, podcast, viaggi guidati, che ruotano intorno alle suggestioni fornite dalla letteratura americana, classica e contemporanea.

Uno degli eventi passati organizzati dalla McMusa e dall'associazione torinese
Uno degli eventi passati organizzati dalla McMusa e dall'associazione torinese "Babelica".
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Una Fernanda Pivano 3.0

Potremmo definire Marta quasi come una Fernanda Pivano 3.0, a sua volta torinese non di nascita ma di adozione. Insomma la letteratura americana trova nuovamente per Torino un varco nel nostro paese. Come per molti bibliofili della sua generazione, la visione critica di Marta si è espressa in principio attraverso le pagine di un blog personale, ottenendo finalmente una consacrazione nel 2023, con la pubblicazione per i tipi di Rizzoli di Sparire qui. Un viaggio nel cuore degli Stati Uniti attraverso incontri, pagine di letteratura e sogni americani.

Un libro esperimento lo definisce –, romanzo di formazione, ma anche un saggio di critica letteraria, sociologia e letteratura di viaggio, dallo stile molto americano, che segue quell’idea di non-fiction canonizzata da scrittrici come Joan Didion.

Ma soprattutto l’affermazione di un progetto culturale personale, il corposo memoir di una vocazione letteraria totalizzante e del percorso per raggiungere ciò che di più grande l’America abbia prodotto: l’ottimistica speranza di realizzare propri sogni.

Ho scoperto la letteratura americana all’Università. È stato un fulmine a ciel sereno, quasi inaspettato. Da allora ho pian piano edificato il mio sogno: sviscerare a fondo questa cultura e raccontarla agli altri, portare insomma gli Stati Uniti in Italia. O forse il contrario?
Copertina del libro
Copertina del libro "Sparire qui" di Marta Ciccolari Micaldi, Rizzoli, 2023.

Una porta verso l'America

La formazione di Marta è tutta torinese. Nasce a Moncalieri, ma trascorre l’infanzia e adolescenza in città, tra Cit Turin e Parella. Durante le superiori si sente più indirizzata verso le scienze naturali, con l’idea di diventare un giorno dottoressa, magari una pediatra. Ma ama troppo scrivere e leggere, sostenuta dalla professoressa di italiano del Liceo Cattaneo. Che fare? “Ascolta quello che ti fa stare meglio”, le parole dei genitori. Così la storia di Marta prende una piega inattesa: sceglie di iscriversi alla Facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Profilo regolare, grande incertezza per il futuro, un punto fermo: non avrebbe fatto l’insegnante. La strada professionale verrà poi. I docenti universitari a quei tempi esortano a essere flessibili nel momento di cercare un lavoro. È il mantra del millennio per gli iscritti alle facoltà umanistiche. Di doman non c’è certezza. Vedremo. E poi l’incontro che cambia la vita: nel 2007 il corso di Letteratura Americana della professoressa Barbara Lanati. 

La Lanati non era una semplice insegnante: era una vate. Per quanto torinesissima, nella sua didattica era assolutamente anticonvenzionale: spalancava le porte degli Stati Uniti, attraverso storie e aneddoti. Metteva l’intera anima durante le lezioni e ci chiedeva di fare lo stesso, per trovare dentro di noi la porta verso l’America. Validava le nostre esperienze di lettura personale, anche durante serate di lettura informale in casa sua, in cui alla fine si poteva parlare di tutto. Una di quelle sere ho conosciuto la mia migliore amica. Era tutto così febbrile, elettrico, eccitante. Con Barbara sfondavamo il “muro sabaudo” e ci aprivamo al mondo attraverso la letteratura. A quel punto l’idea di America per me era diventata esattamente quella cosa lì. Non sarei quella che sono senza la sua ispirazione. Sono stata poi sua assistente per 4 anni, ho curato due suoi libri. Tutt’ora ci incontriamo spesso.
Lettura di Philip Roth e Newark in New Jersey.
Lettura di Philip Roth e Newark in New Jersey.

Nel tempio della letteratura torinese

Grazie a una segnalazione della sua mentore, Marta approda nel tempio della letteratura torinese: l’Editrice Einaudi. Finalmente il grande salto nel mondo editoriale moderno, passando per il girone dantesco degli infiniti colloqui di lavoro. Anche l’Einaudi, quella di capisaldi come Letteratura Americana di Cesare Pavese e Lezioni Americane di Italo Calvino, è infatti prima di tutto un’azienda. Così, dopo tre step selettivi, dai salotti letterari Marta si ritrova proiettata dietro la scrivania delle Pubbliche Relazioni, al seguito di Paola Novarese, storica Capo Ufficio Stampa. The real thing.

La quotidianità di un ufficio stampa rappresenta vero bagno di realtà, quando conosci la letteratura solo sui banchi di scuola. La pressione è enorme, i ritmi estenuanti. Paola mi ha insegnato tantissimo. Pretende tanto dai propri collaboratori. Li mette immediatamente di fronte alla responsabilità. Così da un momento all’altro puoi trovarti al telefono con monumenti viventi della letteratura come Ian McEwan, cercando di trattenere l’emozione e non fare brutte figure. Ma io di errori ne feci tantissimi. Le mie doti in fondo mi indirizzavano altrove, verso l’arte, la redazione, la scrittura, più che alle pubbliche relazioni. Alla fine, però, questa esperienza mi ha permesso di trovare un accesso all’editoria attraverso la porta che più mi interessava, diventando lettrice. Entrare negli uffici del terzo piano di via Biancamano era come entrare in santuario della letteratura. Nonostante la casa editrice non sia più quella di Giulio Einaudi e dei suoi collaboratori, nei corridoi si percepisce ancora un’eleganza inconfondibile, discreta e monumentale allo stesso tempo. Credo che l’Einaudi rappresenti davvero il distinto approccio torinese verso la cultura e l’imprenditoria.
La sede dell'Einaudi a Torino in via Biancamano.
La sede dell'Einaudi a Torino in via Biancamano.
Una delle forme più crudeli che può assumere la paura è proprio il desiderio: volere una cosa e non saperla prendere, volere una persona e pensare di non meritarmelo, volere una città e non riuscire a viverla. Nelle cose che pensiamo di perdere o di aver già perso sta la paura del desiderare.

La genesi della McMusa

Nel nuovo millennio quello spirito d’iniziativa entra a far parte della borsa degli attrezzi dell’intellettuale “imprenditore di sé stesso”. La parola d’ordine è accumulare esperienze, “fare curriculum”: Marta intraprende stage e collaborazioni con l’Università, fonda la Rivista COSMO - Comparative Studies in Modernism, scrive per il magazine Shop In The City, diventa Ufficio Stampa per lo I.A.A.D., frequenta un Master in American Studies, lavora per services editoriali, nel momento storico in cui editoria, giornalismo e intrattenimento assottigliano sempre di più i rispettivi confini. Con gli anni arriva per Marta il momento dell’indipendenza abitativa, tra piazza Statuto e San Salvario, e l’occasione per il primo viaggio negli States, a New York, ovviamente. Da questa prima esperienza fondativa nasce però il primo capitolo di Sparire qui, dal titolo “Libertà”, ça va sans dire. Il testo rileva l’ingenuità di quel primo sguardo: lo scarto dell’immagine mentale dell’America trasmessa oleograficamente attraverso i libri e il cinema rivela una realtà sfuggente e centrifuga, impossibile da decifrare in una sola settimana.

Solo a forza di battere il chiodo e nutrire il sogno giunge la svolta inaspettata e il necessario salto di qualità per un’immersione più profonda: grazie a una borsa di studio del Rotari Club di Alessandria, Marta parte per un progetto filantropico per l’Illinois, la patria di Hemingway, il luogo dell’anima di David Foster Wallace. Il passato e il presente del canone statunitense in un colpo solo: finalmente l’America non è più esclusivamente una mera fantasticheria letteraria. In quel preciso momento nasce il concept della McMusa, un blog, un brand. Nomen omen. Inizia l’immersione profonda in un’America liminare, l’“Educazione americana” del Midwest che, come chiosa nel libro “avrebbe cambiato per sempre la mia vita”.

Marta torna a casa dopo aver scorto un’America sconosciuta a molti italiani, intravista solo dallo spioncino dalla letteratura e dalla fiction. Si aprono orizzonti per intuizioni creative ampie come le praterie del Midwest:

appena tornata dal soggiorno ero un vulcano di idee, che trovano terreno fertile grazie all’Associazione Lombroso 16, in San Salvario. Qui avrei potuto tenere il mio primo corso di letteratura americana! Partii ovviamente da una lezione sull’Illinois. Arrivavo in via Lombroso con le bandierine americane, una grande mappa, mostravo ai partecipanti i luoghi attraversati dai romanzi. Con me c’era sempre Thomas Guiducci alla chitarra, che mi avrebbe accompagnato successivamente nel lungo ciclo di spettacoli e conferenze di cui ho festeggiato il decennale durante una giornata evento ad Avigliana. A pensarci oggi mi sembra ancora incredibile. Con la pandemia i corsi si sono spostati anche on-line, prendendo il nome di "Maps of America", grazie alla collaborazione con Babelica, una bella realtà associativa torinese con cui lavoro ormai da anni.
La McMusa al Salone del Libro di Torino nel 2023.
La McMusa al Salone del Libro di Torino nel 2023.

Partire e tornare

Il passaggio spazio-temporale tra Piemonte e Stati Uniti è stato ormai spalancato. Non resta che renderlo reale. Marta si iscrive alla “Rete al Femminile”, che riunisce una serie di donne interessate a mettersi in proprio e realizzarsi come imprenditrici: impara che, oltre all’analisi del testo, ha bisogno di nozioni di marketing e branding. E incontra l’agenzia torinese Xplore, con cui elabora il progetto “Book Riders”: viaggi negli States on-the-road per gruppi di 8 persone, guidati dalla McMusa e dalle sue suggestioni letterarie. Non solo big cities, ma fermate strategiche in paesini in mezzo al nulla, guidando per ore tra le distese di campi di grano dell’amato Midwest e facendo tappa presso strutture autentiche, come i caratteristici motel e diners. Durante gli stop, reading collettivo di passi letterari scelti.

Compresi ad un certo punto che non ci sarebbe stato spazio per me nel mondo accademico e che la strategia migliore per realizzare il mio sogno era reggermi sulle mie gambe. Per questo motivo oggi mi sento prima di tutto un’imprenditrice. “Book Riders” è diventato infatti un marchio registrato: è il progetto che mi definisce di più, dal momento che sta riscuotendo un successo straordinario; infatti, i viaggi si riempiono ormai in breve tempo. Quando sono ferma continuo a svolgere attività editoriale, ma soprattutto realizzo una newsletter e diversi podcast sostenuti da un programma di membership esclusivo, destinato agli attuali 350 membri paganti che costituiscono una community fidelizzata e in continua crescita che segue tutti i miei progetti, con una passione verso la quale provo ogni giorno infinita riconoscenza.
Una delle prime lezioni nella vecchia sede di Xplore.
Una delle prime lezioni nella vecchia sede di Xplore.

Il rapporto instaurato con gli States si fa quasi simbiotico, Marta è tentata ovviamente dall’idea di un trasferimento, ma le radici restano ancorate a Torino.

Effettuo ormai tanti viaggi ogni anno, ma desidero sempre tornare a casa. Ci sono paesaggi del Piemonte che mi ricordano in qualche modo gli States, la pianura vercellese, distesa e sconfinata, ad esempio. Meno le città. Torino è agli antipodi rispetto a una metropoli americana: è timida, lenta, timorosa di far rumore. Però è una città concreta, che bada alle cose che contano, dove puoi ancora permetterti una passeggiata tranquilla in piazzetta 4 Marzo. Negli Stati Uniti devi per forza andare a mille per sopravvivere: la loro società può divorarti. Perciò preferisco mantenere con essi comunque una certa distanza, una prospettiva più oggettiva e inquisitoria, utile a svolgere la mia ricerca con il distacco necessario per una corretta mediazione tra le nostre due società.
Sono in fondo una giornalista culturale e per formazione sono abituata ad affrontare le cose nel profondo: più entri in contatto in modo autentico e non superficiale con l’America più rischi di scontrarti con un senso di disillusione. Puoi finire davvero con l’odiarla. Non dimentichiamo che si tratta di una nazione che basa le sue origini su un genocidio, in cui le disuguaglianze sociali sono spietate e, per questo, inaccettabili, in cui dietro l’immagine tirata a lucido si nascondono crisi devastanti: il razzismo, l’abuso personale di armi, la crisi del fentanyl, ad esempio. Insomma a osservarlo bene oggi il sogno americano fa un po’ ridere. Per questo a volte è bello lasciarsi cullare dall’immagine utopica restituita nelle pagine. Ma come giornalista e guida sento di voler svolgere un lavoro onesto, che non edulcori in alcun modo la realtà. In fondo sento che il mio lavoro è diventato oggi quello di svelare il volto dell’America autentica attraverso scelte editoriali non convenzionali.
Un assaggio? “La Trilogia della frontiera” di Cormac McCarthy (ovviamente), “La breve favolosa vita di Oscar Wao” di Junot Díaz, “Cronologia dell’acqua” di Lidia Yuknavitch, “Sabrina e Corina” di Kali Fajardo-Anstine e “Lions” di Bonnie Nadzam.
Un gruppo di Book Riders in visita a Torino.
Un gruppo di Book Riders in visita a Torino.

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