La percezione del panorama da Torino

Vedetta Alpina, ante 1935.

La percezione del panorama da Torino

La Vedetta Alpina da 150 anni scruta le Alpi

Aldo Audisio

Nato a Torino, architetto, ha diretto per quarant’anni il Museo Nazionale della Montagna di Torino che ha valorizzato attraverso contatti in tutto il mondo. È stato tra gli ideatori e… leggi tutto
  

Un giorno, quasi inconsciamente, salii al Monte dei Cappuccini, come d’abitudine mi soffermai a osservare la città e la cerchia delle Alpi (chissà se in quel giorno si vedevano?) e varcai la soglia del Museo Nazionale della Montagna dove, iniziando poco dopo, rimasi alla direzione per quarant’anni. Era marzo del 1978. La lunga permanenza mi ha affascinato creando uno stretto rapporto personale con quella catena all’orizzonte che è diventata fonte d’ispirazione per una lunga attività, mi ha offerto suggestioni e suggerito scelte che hanno indirizzato gran parte del mio lavoro, in seguito, aprendo il mio campo visuale a tutte le terre alte del pianeta. Questa è la mia percezione di quella panoramica.

I torinesi, ormai da un secolo e mezzo, d’abitudine salgono al Monte dei Cappuccini, a Superga e in altri punti panoramici della Collina torinese. In realtà lo facevano già secoli prima, però, senza la comprensione di quanto stessero osservando. Nel 1874 qualcosa cambiò. Ma dobbiamo partire da decenni prima.

Monte dei Cappuccini e Monviso, 1950 ca.
Monte dei Cappuccini e Monviso, 1950 ca.
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L’ammirazione del panorama alpino

Il volume di Modesto Paroletti Turin et ses curiosités ou description historique de tout ce que cette capitale offre de remarquable, pubblicato dai Frères Reycend nel 1819, si apre con l’incisione Vue pittoresque de la Ville de Turin, più volte ripiegata, dove la città – ormai senza le mura, a seguito della demolizione napoleonica, e con il ponte Vittorio Emanuele I sul Po, terminato nel 1813 – è importante presenza di fronte alle Alpi, poste sullo sfondo; non a caso la stampa è prise de l’esplanade de l’Eglise des Capucins, come recita il sottotitolo. Stranamente in questa guida turistica ante litteram, non si fa cenno all’evidente catena di rilievi che cinge l’abitato. Dovranno passare oltre quarant’anni prima che il Monte dei Cappuccini e l’ammirazione del panorama alpino diventino elemento dell’immaginario collettivo, anche spinti dall’entusiasmo dei viaggiatori e alpinisti britannici. Unica eccezione la tavola di Carlo Bossoli, incisa da Fréderic Salathé, Veduta Generale di Torino. Disegnato dal vero dalla villa Morelli dietro al Monte dei Cappuccini, stampata intorno al 1850, lunga 91 centimetri, antesignana del genere, con scritti i nomi dei luoghi, anche se già nel Settecento erano apparse due edizioni di una Vue de la Ville de Turin et de ses Environs (Amsterdam, 1704 e Parigi, 1730 ca.), dove sono indicate, tra le altre, le localizzazioni alpine di Mont Cenis e N.D. de la Roche Melon.

Il 3 febbraio 1865 avviene un evento traumatico, la Gazzetta Ufficiale annuncia: “Questa mattina alle ore 8, Sua Maestà il Re è partito da Torino per Firenze” e la città perde il ruolo di capitale. Pochi anni prima, e dopo questo accadimento, che inciderà profondamente sugli abitanti, avvengono due fatti di rilievo per la nostra vicenda: il 23 ottobre 1863 al Castello del Valentino viene fondato il Club Alpino di Torino, in seguito Italiano – emulazione dell’Alpine Club britannico, costituito nel 1857 – e il 9 agosto 1874 è inaugurata la Vedetta Alpina al Monte dei Cappuccini. Quest’ultima diverrà presto Stazione Alpina, poi Museo (sempre Alpino) e dal 1942 Museo Nazionale della Montagna. È interessante riaffermare che, contrariamente a quanto viene ancor’oggi dichiarato da improvvisati studiosi e operatori, la struttura non guarderà mai solo all’alpinismo, ma alle montagne nella completezza d’accezione. È un messaggio da sempre molto innovativo e scontato, viste le sue origini.

Museo e Vedetta Alpina, 1905 ca. La Vedetta è stata dotata di un telo su di una struttura di ferro.
Museo e Vedetta Alpina, 1905 ca. La Vedetta è stata dotata di un telo su di una struttura di ferro.

Tutto partì dal Club Alpino

Quest’anno è avvenuta un’importante scoperta; gli archivi riservano sempre sorprese per chi li sa utilizzare. Fino a oggi gli anni delle origini erano ripresi unicamente da testi a stampa, senza aver individuato la documentazione originale. Da poco ho “ritrovato” la genesi della Vedetta Alpina, soprattutto attraverso la lettera che preconizzava la sua realizzazione, nelle carte dell’Archivio Storico della Città di Torino, grazie alla collaborazione degli archivisti Maura Baima (già responsabile dello stesso) e Andrea Parodi.

Il Club Alpino è alla base della vicenda. Il progetto trovò subito attuazione, era difatti previsto il VII Congresso del Cai con ampia affluenza di soci: il 5 maggio 1874 partì la proposta, protocollata il giorno 12, e il 9 agosto avvenne l’inaugurazione, il tutto in circa 90 giorni! Tempi oggi inimmaginabili per le pubbliche amministrazioni. L’operazione fu sicuramente facilitata dagli attori: il sindaco di Torino Felice Rignon e il consigliere comunale Pio Agodino, entrambi soci fondatori del Club, e da altri membri dello stesso. Agodino, direttore della Sezione centrale del sodalizio, su carta intestata “Club Alpino Torino” – quella originaria con picchi e un piccolo stambecco su di uno di essi – scrive una lunga lettera di cinque facciate – che, riletta oggi, è una vera dichiarazione programmatica. Per la prima volta viene pubblicata nella sua completezza a complemento di questo articolo.

La Giunta municipale nella riunione del 13 maggio, approva all’unanimità la proposta della Vedetta e la trasmette al Consiglio, anche per l’autorizzazione della spesa di lire 1.900. Nella seduta del 27 maggio, l’approvazione è facile; unica opposizione quella del consigliere Villa che non boccia l’idea ma ritiene più confacente l’ubicazione presso l’Istituto per le Figlie dei Militari italiani, un luogo poco più elevato: “tratto caratteristico degli alpinisti è la mania di salire quanto più alto è possibile”. Comunque, la discussione si chiude con Villa che “aderisce a ritirare la sua proposta”. “Domenica 9 agosto 1874. Ore 7 pomeridiane – inaugurazione del chiostro appositamente costrutto dal Municipio di Torino per la veduta delle Alpi” è indicato nel programma di invito. Ai partecipanti, come segnala la Gazzetta del Popolo dell’8 agosto, si raccomanda la massima puntualità e “di vestire abiti adatti”.

Biglietto d'ingresso della Stazione Alpina della Sezione di Torino - Monte dei Cappuccini, 1879, con pubblicità di libri e guide di montagna.
Biglietto d'ingresso della Stazione Alpina della Sezione di Torino - Monte dei Cappuccini, 1879, con pubblicità di libri e guide di montagna.

Per l’occasione il sindaco Rignon volle donare al Cai di Torino una bandiera con lo stemma sociale “opera veramente meravigliosa delle educande dell’Istituto delle Figlie dei Militari” (ancora esposta nel Museo), mentre “il corpo di musica del Municipio rendeva colle sue armonie più brillante la festa, e uno splendido tramonto pare volesse contribuire a rendere più ammirabile il panorama alpino che di là si svolge”. Pio Agodino – “uomo” Cai, consigliere del Comune e della Corte d’Appello, direttore del Museo Civico d’Arte Antica, morto nello stesso anno – accoglieva gli astanti: “Di fronte al magnifico spettacolo delle Alpi, materia prima del nostro assunto […] noi vi rivolgiamo festanti un cordiale benvenuto”, come scrive il Bollettino Cai. Erano inoltre disponibili due souvenir. Il Panorama delle Alpi preso dal Monte dei Cappuccini sopra Torino, opera in litografia di Edoardo Francesco Bossoli, appositamente realizzato dall’artista, dell’inusuale lunghezza di 177 centimetri, accluso al volume di Andrea Covino con titolo simile. Oltre a quello da un altro luogo altrettanto emblematico Panorama preso dalla cupola di Superga, sempre opera dello stesso artista, della lunghezza di 220 centimetri. La litografia, più volte ripiegata, era contenuta in una cartellina con impresso in oro lo stemma Cai e la dedica “Agli Alpinisti convenuti al VII° Congresso italiano. La Sezione di Torino, agosto 1874”; una realizzazione di pregio che l’anno successivo sarà ricordo “Ai membri del Congresso Internazionale per la numerazione uniforme dei filati. La Città di Torino, ottobre 1875”. Anche il panorama del Monte dei  Cappuccini verrà diffuso con un fascicolo a parte dal 1876. Tutti segni di crescente interesse e di ammirazione per le montagne dell’orizzonte cittadino.

Dalla Gazzetta del Popolo del 27 agosto 1874, leggendo la rubrica Sacco nero, apprendiamo di alcuni problemi e dei primi risultati:

La Vedetta […] è stata bensì solennemente inaugurata da vari giorni […] ma non poteva di subito aprirsi al pubblico, essendo ancora da condurre a termine alcuni lavori d’ordine necessari per l’esercizio. Ora che però ogni cosa si trova a modo la Vedetta fu aperta e tostamente visitata con visibile compiacenza da cittadini e forestieri che rimangono sorpresi da sì splendido spettacolo.
Edoardo Francesco Bossoli,
Edoardo Francesco Bossoli, "Panorama delle Alpi preso dal Monte dei Cappuccini sopra Torino", 1874, particolare.

Come nasce un Museo delle montagne

Il seme gettato sul piazzale del Monte dei Cappuccini diede ottimi frutti. Fu l’occasione per pensare a un museo che si occupasse delle Alpi o, meglio, della montagna nazionale in genere. Nessun problema per la sua sistemazione, il Municipio non esitò a concedere l’utilizzo di una parte dell’ex Convento dei Cappuccini che gli era stato ceduto nel 1871 dal Fondo per il Culto. Tra i documenti ritrovati nell’Archivio della Città, nella sezione Affari Lavori Pubblici degli anni 1877 e 1878, figurano anche due corposi fascicoli, con un’ottantina di fogli: lettere, delibere e atti amministrativi che ripercorrono lo spostamento all’interno, compreso il computo delle spese e la Pianta della parte del caseggiato […] adattato a Stazione Alpina, che a lungo non subirà sostanziali trasformazioni.

Il 1° maggio 1877 Cesare Isaia, presidente della Sezione di Torino del Cai, indica al sindaco i componenti della commissione per la Vedetta della Stazione Alpina: Serafino Perone, vicepresidente della sezione, Bartolomeo Gastaldi e Giorgio Spezia, direttori, Camillo Boggio e lo stesso Isaia; della medesima data è la Relazione sul progetto di una parte del caseggiato del Monte dei Cappuccini a Vedetta alpina con annessa stazione di studio, a cui il 1° giugno si aggiunge la Relazione - Occupazione di una parte del Convento del Monte per stabilirvi la Vedetta Alpina dell’ingegnere capo. Seguono le approvazioni: la Giunta Municipale nella seduta del 20 giugno 1877 accoglie favorevolmente la domanda del Club Alpino di Formazione di una nuova vedetta sul Monte dei Cappuccini e chiede al Consiglio comunale di autorizzare la relativa spesa di lire 4.000. Nella riunione del 27 giugno, il Consiglio con votazione per alzata e seduta approva; il giorno seguente il presidente Cai Isaia ringrazia il sindaco. Il 10 dicembre lo stesso Isaia scrive per sollecitare la liquidazione della quota deliberata, essendo ormai completati i lavori della Stazione e della Biblioteca; segue il pagamento in tre tranche.

Il 22 dicembre 1877, in appena sei mesi, di nuovo con tempistica sorprendente, avviene l’inaugurazione con qualche solennità, con una spesa di lire 7.796, quasi doppia di quella preventivata. Il 20 dicembre 1877, intanto, era stato pubblicato dalla Sezione di Torino del Cai il Regolamento per la Stazione Alpina relativo all’ingresso, uso del cannocchiale, biblioteca e disposizioni generali. Ed è a questo periodo che si deve far risalire il battesimo del Museo, come indicato nella lapide che si trova nella sala d’ingresso, sotto gli stemmi della Città e del sodalizio:

IL MUNICIPIO DI TORINO / CULLA E SEDE DEL CLUB ALPINO ITALIANO / NELL’AGOSTO DEL 1874 / ERESSE LA VEDETTA ALPINA / A RICORDO DEL VII CONGRESSO DEGLI ALPINISTI / NELL’ANNO 1877 / A MAGGIORE INCREMENTO DELLO STUDIO DELLE ALPI / E A MEGLIO FARNE GODERE LA LORO STUPENDA BELLEZZA /ASSEGNÒ QUESTO CASAMENTO CONVENIENTEMENTE RIATTATO / ALLA SEZIONE TORINESE / CHE RICONOSCENTE POSE QUESTA MEMORIA / MDCCCLXXVII
Chiesa di Santa Maria del Monte e Vedetta e Museo Alpino, 1900 ca.
Chiesa di Santa Maria del Monte e Vedetta e Museo Alpino, 1900 ca.

Ultimo passaggio il 2 luglio 1878 quando Cesare Isaia e Alessandro Emilio Martelli, rispettivamente presidente e segretario Cai Torino, scrivono al sindaco: “L’Adunanza Generale dei Soci […] ha con solenne ed unanime voto deliberato di porgere […] ringraziamenti per il valido ed autorevole appoggio” con gli auspici che l’aiuto continui e si rinnovi, cosa che avviene ancor’oggi. Segue la vera attività museale, costituita da momenti positivi alternati a rovinose situazioni economiche, anche con chiusure e perdita di collezioni. Non è però questa la sede per riscrivere la storia dell’istituzione, che ho diretto, come già detto, per quattro decenni attuando epocali trasformazioni; per queste vicende rimando al volume Collezionisti di montagne. Museo Nazionale della Montagna a Torino dal 1874, a cura mia e di Veronica Lisino (Priuli & Verlucca,2014).

Torino, capitale delle Alpi

È trascorso un secolo e mezzo, Torino (ahimè) non inserisce più il panorama dalla collina nella promozione turistica: Superga, Cappuccini, Cavoretto, Maddalena. L’ultima vera valorizzazione è stata quella dell’Ept – Ente Provinciale per il Turismo con i vari dépliant e manifesti: Torino capitale delle Alpi, terminata alla fine degli anni Sessanta del Novecento; probabilmente una questione di sensibilità. L’osservazione delle montagne non fa più parte della cultura contemporanea, in alcuni casi – anche dalle istituzioni – vengono lanciati messaggi svianti. Le civiche amministrazioni non hanno più favorito (o facilitato) il raggiungimento dei luoghi iconici: la funicolare del Monte dei Cappuccini non esiste più e, nonostante i tentativi, permane il disinteresse alla ricostruzione; la cremagliera di Superga ha funzionato irregolarmente per lunghi periodi con servizi sostitutivi; a Cavoretto gli ovetti della cabinovia di Italia ’61 sono un lontano ricordo.

Torino. Capitale delle Alpi. Edizioni in diverse lingue dei dépliant EPT, tutti contenenti il panorama delle Alpi, anni 1955–1965.
Torino. Capitale delle Alpi. Edizioni in diverse lingue dei dépliant EPT, tutti contenenti il panorama delle Alpi, anni 1955–1965.

Adesso in città si “fanno” tante cose, abbiamo però perso la sensibilità di ammirare questo elemento caratterizzante, Torino si sente sempre meno alpina, pochi la considerano ancora come “Capitale delle Alpi”, la maggior degli abitanti la cita come città ex industriale con nuove prospettive turistiche, salvo un fuggevole ritorno in occasione dei Giochi olimpici invernali del 2006. Per questo motivo non dobbiamo dimenticare cosa accade in quel lontano giorno di agosto del 1874, una data che ai più non indica particolari avvenimenti, eppure segnò un momento di cambiamento nella percezione dell’arco alpino che la circonda. Oggigiorno anche enti e istituzioni faticano a identificarsi e valorizzare questo rapporto storico; è una consuetudine dimenticata: un vero peccato.

👉Il testo riprende alcuni contenuti degli articoli dell’autore, pubblicati da Torino Storia, maggio 2024; Corriere della Sera ed. Corriere di Torino, 20 maggio 2024; e del colloquio di Audisio A. con Giacomino G., La Stampa ed. Torino e altre ed. piemontesi, 11 agosto 2024.

Tutte le immagini riprodotte nell’articolo appartengono a Collezione privata, Torino.

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