Ci sono tanti modi per vivere, visitare e raccontare Torino. La città sabauda è la sua collina, che in autunno si tinge di giallo, rosso e oro, d’inverno talvolta si ammanta di neve, in primavera esplode di mille tonalità di verde, e in estate regala, a chi la raggiunga, refrigerio e panorami mozzafiato sulla città. Torino è anche la Mole Antonelliana, la Porta Palatina, il Duomo, i vicoli del Quadrilatero, i corsi alberati, i parchi, i musei, i caffè storici e le periferie industriali. E poi ci sono le piazze, vivaci slarghi incorniciati da chilometri di portici, sulle quali si affacciano sontuosi palazzi e antiche chiese. Sono i salotti della vecchia Torino, tesori dal valore architettonico inestimabile, finestre privilegiate sulla storia dell’antica capitale d’Italia. All’incantevole ventaglio di salotti all’aperto, la città ne unisce tre al chiuso: sono le antiche gallerie del centro, la Galleria San Federico, la Subalpina e la Umberto I, gioielli architettonici che profumano di mondanità, percorsi coperti che raccontano, a modo loro, uno spaccato della storia e delle vicissitudini cittadine. Aree coperte da godere con il naso all’insù, luoghi unici dove fermarsi per una sosta, per fare due chiacchiere, luoghi lontani dalla frenesia cittadina, da ammirare per i loro mille dettagli.
È proprio tra i passaggi coperti della metropoli piemontese che ci regaliamo uno dei più emozionanti itinerari a piedi. Si parte dall’elegante e movimentata piazza San Carlo per giungere alla colorata e vivace piazza Della Repubblica, passando dalle tre gallerie, tra locali storici, piazze, piazzette, vicoli, musei, antiche botteghe e ristoranti tipici. Un percorso unico per respirare fino in fondo le eleganti atmosfere sabaude.

È dal salotto cittadino più rappresentativo, significativo e profondamente amato dai torinesi, che parte il nostro itinerario. Piazza San Carlo è infatti definita spesso “il salotto di Torino”. Progettata da Carlo di Castellamonte a partire dal 1637–1638, è la sesta tra le maggiori piazze cittadine: si estende per 13mila metri quadrati, è impreziosita dai portici sui due lati più lunghi, mentre in uno dei due più corti, quello verso la stazione Porta Nuova, si caratterizza per le armoniche facciate barocche delle chiese di Santa Cristina – nata per volontà della reggente del Piemonte Maria Cristina di Francia e voluta in memoria del giovane primogenito appena deceduto, Francesco Giacinto di Savoia – e quella di San Carlo, iniziata nel 1619 e dedicata a San Carlo Borromeo.
Dalla geometria perfetta, la piazza offre al visitatore una prospettiva elegante, con al centro uno dei simboli della città. Inaugurato il 4 novembre del 1838 alla presenza della famiglia reale e di tanti torinesi, il monumento noto come “’l caval ‘d brôns”, il cavallo di bronzo, è ancora oggi orgoglio della città. Uscito dalle fonderie parigine Soyer et Ingè, fu esposto nel cortile del Louvre per essere ammirato dai visitatori. Il monumento equestre a Emanuele Filiberto, principe sabaudo che nel 1563 spostò la capitale del ducato da Chambéry a Torino, è un capolavoro dello scultore Carlo Marochetti.
Gli eleganti portici di piazza San Carlo sono stati teatro della vita politica piemontese: reali, nobili e artisti frequentavano infatti i suoi numerosi caffè. Tra i prestigiosi locali della piazza c’è il Caffè San Carlo, nato all’inizio dell’Ottocento con il nome di “Caffè di piazza d’Armi”, dall’antica denominazione della piazza, tra i locali di maggior tradizione del capoluogo piemontese e primo locale d’Italia ad avere l’illuminazione a gas, dagli ambienti sfarzosi e arredato con marmi pregiati, statue e stucchi. Altro locale dalla ricca storia è il Caffè Torino, frequentato, tra gli altri, da Alcide De Gasperi e da Cesare Pavese, caratterizzato dal piccolo toro rampante in ottone, tra i simboli della città, posto sulla pavimentazione davanti all’ingresso del locale nel 1930. Tra le eccellenze della tradizione dolciaria torinese c’è poi la Confetteria Stratta, sul lato orientale di piazza San Carlo, che affonda le sue origini nel 1836.
Oggi la piazza è ancora il cuore pulsante di Torino: sede di eventi storici, manifestazioni, dirette televisive, comizi e tradizionale luogo di ritrovo dei tifosi della Juventus per i festeggiamenti delle vittorie bianco- nere. Situata sull’asse viario che collega piazza Carlo Felice, transitando da piazza CLN, con piazza Castello, è accessibile alle estremità nord da via Santa Teresa e via Maria Vittoria, e a sud da via Giovanni Giolitti e via Vittorio Alfieri, strade che portano alle altre zone nevralgiche del centro.

È da via Santa Teresa, che da piazza San Carlo giunge fino in piazza Solferino, che si approda in uno dei salotti coperti del centro. Un tempo era la Galleria Natta, inaugurata nel 1858, con pianta a forma di L e due soli ingressi, da via Roma e da via Santa Teresa, oggi diventati tre. Prendeva il nome dal proprietario della struttura e in seguito si sarebbe poi chiamata Natta-Geisser, con l’aggiunta del nome del nuovo proprietario, che l’acquistò nel 1876. È nel contesto degli imponenti lavori di ristrutturazione di via Roma e degli isolati della zona, realizzati tra il 1931 e il 1937, che la Galleria Geisser, già Natta, su proposta del podestà Paolo Thaon di Revel, venne rimodernata. Nacque così la nuova struttura che prendeva il nome dallo storico nome dell’isolato nel quale sorgeva, realizzata nel 1933 dagli ingegneri Giovanni Canova e Vittorio Bonadè Bottino. Alla nuova planimetria, non più a L ma a T, si univano le forme moderne e i decori di un nuovo spazio coperto della città, dove i vani erano destinati agli uffici, ai magazzini, ai negozi, alle rimesse sotterranee e al cinematografo. Inaugurato nella primavera del 1934, il nuovo cinema Rex dava ulteriore lustro alla galleria con i suoi 1.573 posti, che lo rendevano il più grande cinematografo di Torino. Caratterizzato da ricchi decori art-déco, fu, durante il periodo fascista, rinominato cinema Dux, per assumere l’attuale nome Lux nel 1945, ed essere radicalmente ristrutturato nel 2004 con la creazione di tre nuove sale cinematografiche. Sempre nel 1934 il quotidiano La Stampa inaugurò in galleria la propria sede, trasferita poi nel 1968 in via Marenco. Prestigiosa sede di studi professionali, negozi e gioiellerie, la Galleria San Federico ospitò dal 1965 al 1985 anche la sede sociale della Juventus Football Club, oltre a essere sfruttata come set di alcune scene del famoso thriller Profondo rosso di Dario Argento.

A via Santa Teresa e a via Giovanni Battista Viotti si unisce, tra gli ingressi alla Galleria San Federico, via Roma. Delle tre entrate è la più scenografica, visto che varcatane la soglia offre un colpo d’occhio sullo storico cinema Lux. Lasciamo la galleria per imboccare la vivace arteria cittadina. Sulla destra lo sguardo corre verso piazza San Carlo, mentre sulla sinistra la vista si appoggia su piazza Castello. Cambiata radicalmente negli anni Trenta, la via Roma vecchia, larga circa 11 metri e popolata da laboratori artigianali, botteghe e negozi, arrivò a una larghezza di quasi quindici metri. Nel tratto compreso tra le due importanti piazze cittadine gli edifici presentano facciate in stile settecentesco, dotate di portici che richiamano lo stile della vicina piazza San Carlo. Tra le principali arterie dello shopping, via Roma è spesso sede di manifestazioni ed eventi. Ne percorriamo un breve tratto fino a giungere all’incrocio con via Principe Amedeo. La nostra nuova destinazione è il prossimo salotto coperto della città, la Galleria Subalpina. Lasciata la vivace via Roma, percorriamo un breve tratto di via Principe Amedeo, che dalla prima giunge fino alla grande piazza sul Po, piazza Vittorio Veneto. Denominata anticamente via al Teatro d’Argennes, via Principe Amedeo un tempo delimitava a nord il vecchio ghetto. Le vetrine dei negozi della strada ci accompagnano fino a piazza Carignano, altro salotto all’aperto della città.

Dominata da uno dei palazzi più belli d’Italia, piazza Carignano è circondata da edifici barocchi. Quando si giunge in questo angolo di Torino non resta che guardarsi intorno e ammirare, con il naso all’insù. Relativamente di piccole dimensioni, con poco meno di novanta metri di lunghezza e poco più di 30 di larghezza, piazza Carignano è tra le zone della città con le maggiori suggestioni artistiche. Alla monumentalità della straordinaria facciata curvilinea di palazzo Carignano, progettato dall’architetto Guarino Guarini nel 1679 su commissione del principe Emanuele Filiberto di Savoia Carignano, sede del più grande spazio espositivo italiano riguardante il Risorgimento italiano, si uniscono, a impreziosire l’area, altri simboli cittadini importanti. Il teatro Carignano, il più antico teatro torinese e tra i pochi teatri settecenteschi italiani ancora in attività, la Gelateria Pepino, la più antica del Piemonte e tra le prime d’Italia e d’Europa, fondata nel 1884 e fornitrice del casato reale, il ristorante Del Cambio, considerato il più prestigioso di Torino, inaugurato nel 1757 e parte dell’associazione “Locali storici d’Italia”, con una cantina risalente al XVII secolo e frequentato dai grandi uomini di potere come Camillo Benso conte di Cavour. Al centro della piazza, rivolto verso il palazzo, c’è il monumento a Vincenzo Gioberti.
Lasciamo la piazza per imboccare via Cesare Battisti. Sulla nostra destra troviamo la storica libreria Luxemburg, mentre proseguiamo verso la Galleria Subalpina, con l’ingresso affacciato su piazza Carlo Alberto, dove si accede al Museo del Risorgimento e sulla quale si affacciano l’altra parte del palazzo Carignano, dalla monumentale facciata, la biblioteca Nazionale e il monumento a Carlo Alberto.

Saliamo i tre gradini che da via Cesare Battisti portano alla Galleria Subalpina. Varchiamo la soglia del più grande e monumentale salotto coperto di Torino che unisce piazza Carlo Alberto con piazza Castello, ed eccoci in uno degli angoli della capitale sabauda più belli. Modello ottocentesco dell’area commerciale riservata allo svago borghese, la Galleria Subalpina consegna a Torino uno spazio che la avvicina ai modelli architettonici e culturali internazionali. Realizzata su progetto dell’architetto Pietro Carrera nel 1873 e inaugurata il 30 dicembre del 1874, nasce come omaggio alla modernità. L’onere della costruzione fu assunto dalla Banca dell’Industria Subalpina, dalla quale la galleria prende il nome. Caratterizzata da un ampio e luminoso salone articolato in due piani, propone una particolare espressione decorativa dove si esalta l’uso del ferro e del vetro. Gravemente danneggiata durante il bombardamento dell’8 agosto del 1943, fu poi fedelmente ricostruita sui disegni originali. Sin dall’inizio la galleria ospitò il celebre Caffè Baratti & Milano, noto caffè storico situato tra la galleria e piazza Castello, massima espressione dell’elegante accoglienza sabauda, abitualmente frequentato da artisti, politici e intellettuali. Ancora oggi il prestigioso caffè torinese è tra i locali storici più belli d’Italia. Nota ai torinesi anche come galleria del Romano, la Galleria Subalpina ospitò, dal 1897, il Caffè Concerto Romano, frequentato dallo scrittore Edmondo De Amicis, che occupava il grande salone sotterraneo in cui si tenevano importanti concerti. Il caffè divenne poi il cinema Nuovo Romano, che ancora oggi è parte dell’ampio salone coperto con altre realtà commerciali, dove nell’area centrale trova spazio una grande aiuola, come previsto nel progetto iniziale di Pietro Carrera.

La passeggiata prosegue in piazza Castello. Lasciamo la galleria per approdare nel cuore della città incorniciato dai portici. Nella zona sud della piazza, a due passi dal Caffè Baratti & Milano, sorge un altro storico caffè torinese, gioiello liberty di inizio Novecento, noto per essere stato il locale dove nacque il tramezzino. Da Achille Mario Dogliotti a Italo Cremona, da Erminio Macario a Mario Soldati, il caffè Mulassano di piazza Castello divenne luogo di richiamo di artisti e uomini d’affari. Lasciato l’angolo della piazza impreziosito da due dei locali più belli della città, proseguiamo il nostro itinerario alla volta di via Roma. La prossima destinazione è un altro salotto coperto, la Galleria Umberto I. Attraversiamo l’affollata via Accademia delle Scienze, che riporta verso piazza Carignano e alla volta del Museo Egizio, e poi via Roma, fino a giungere all’incrocio con via Pietro Micca, strada di collegamento tra le piazze Castello e Solferino, quest’ultima un tempo nota come la piazza del mercato del legno. Da questa parte di piazza Castello la prospettiva sulla città è di grande impatto scenografico: alla splendida facciata di palazzo Madama, edificata su progetto dell’architetto Filippo Juvarra, tra le maggiori espressioni dell’architettura del primo Settecento, si uniscono la candida facciata di palazzo Reale, l’imponente sagoma della Mole Antonelliana, altro simbolo di Torino, la parte iniziale di via Po, arteria cittadina che unisce le piazze Castello e Vittorio Veneto, e parte della palazzata che costituisce il lato sud di piazza Castello. Proseguendo alla volta della terza galleria torinese superiamo l’incrocio con via Garibaldi, arteria pedonale costellata di botteghe storiche, negozi alla moda, caffè e locali, e quello con via Palazzo di Città, dove sorge la barocca Real chiesa di San Lorenzo del Guarini, voluta dai Savoia.
Approdiamo in piazzetta Reale, dominata dalla bella facciata dell’omonimo palazzo, contraddistinta dalla monumentale cancellata che chiude la piazzetta. Anche da qui il colpo d’occhio sul centro è impagabile con vista sulla facciata del Teatro Regio, ancora su palazzo Madama, via Roma e la torre Littoria, nota anche come grattacielo della Reale Mutua, importante espressione razionalista italiana. Con palazzo Reale sulla destra e palazzo Chiablese sulla sinistra, sedi del Polo Reale, tra i principali e più frequentati centri museali d’Italia, proseguiamo fino a piazza San Giovanni, attraversata da via XX Settembre e dominata dall’imponente sagoma della cattedrale di San Giovanni Battista, sede vescovile e principale luogo di culto del capoluogo piemontese.

Gioiello rinascimentale del capoluogo, dall’austera facciata affiancata dall’imponente campanile settecentesco, il duomo ha nella cappella della Sindone, o cappella del Guarini, una delle sue parti più preziose. Posizionata tra la cattedrale e il palazzo Reale, la cappella fu iniziata, per volere di Carlo Emanuele I di Savoia, nel 1610. Il progetto inizialmente affidato ad Ascanio Vittozzi e Carlo di Castellamonte passò poi, nel 1668, al Guarini. Gran parte dell’edificio fu progettata da quest’ultimo e la cupola, celebre per la sua particolare complessità, è considerata un capolavoro dell’architettura barocca. Da piazza San Giovanni parte la caratteristica via IV Marzo, che affonda nel cuore della città vecchia, zona ricca di locali, caffè e botteghe antiquarie. Da piazza San Giovanni lo sguardo corre all’area romana dominata dalla Porta Palatina e completata dall’area archeologica. È percorrendo via della Basilica che raggiungiamo l’area verde che ospita la Porta Palatina, tra i monumenti simbolo del capoluogo piemontese e massima testimonianza archeologica dell’epoca romana a Torino, tra gli esempi meglio conservati di porta urbica. Nota anche come Porta Capitolina era l’antico accesso da settentrione ad Augusta Taurinorum.
Lasciato il parco della Porta Palatina, proseguiamo su via della Basilica, breve strada che unisce piazza San Giovanni con la vitale e trafficata via Milano, un tempo nota come contrada San Michele e tra i principali assi viari sulla quale si affaccia palazzo di Città, sede del Municipio cittadino. È in via della Basilica che è situato uno degli ingressi alla Galleria Umberto I, terzo e ultimo salotto coperto del nostro itinerario.

Inaugurata nel 1890, la Galleria Umberto I fu realizzata su progetto dell’ingegner Lorenzo Rivetti. La zona compresa tra via Egidi, via della Basilica, via Milano e piazza della Repubblica ospitò per oltre tre secoli la prima sede dell’ospedale Mauriziano, per poi trasferirsi nell’attuale sede di corso Turati, a sud del centro storico della città, dopo il 1884. L’area venne dunque trasformata, su progetto dell’architetto Rivetti, e fu prevista la costruzione della galleria vetrata che unisce, con i suoi circa cento metri di lunghezza, via della Basilica, e quindi la zona del duomo, con l’importante mercato di Porta Palazzo. Un passaggio importante che congiunge il centro storico con la grande piazza collegata al nord della città. La particolare suggestione della galleria ha portato svariati registi cinematografici a sceglierla per alcune scene dei loro film: da Ettore Scola per il suo Trevico-Torino – Viaggio nel Fiat- Nam del 1973, a Dario Argento con 4 mosche di velluto grigio del 1971, a Gianni Amelio con Così ridevano del 1998. La galleria è oggi popolata da locali e negozi ed è uno degli angoli più caratteristici del centro della città, dove si respira ancora l’atmosfera di un tempo.
Attraversata la galleria si approda in piazza della Repubblica. Dalla forma ottagonale, con i suoi oltre 50mila metri quadrati di estensione è la più estesa piazza della città. Ospita ogni giorno il mercato all’aperto più grande d’Europa. Stabilitosi in piazza della Repubblica nel 1835, il mercato di Porta Palazzo sorse dall’unione di quelli che occupavano all’epoca le piazze Palazzo di Città e Corpus Domini. Attrezzata di tettoie, necessarie per la vendita dei commestibili, la piazza venne dotata anche di ghiacciaie, dislocate nel sottosuolo su più piani per la conservazione degli alimenti. Nel corso dei decenni il mercato si ingrandì sempre più, rappresentando una grande area di scambio di merci dove si incontravano e si davano appuntamento diverse comunità della città. La zona, ancora oggi, resta la più importante area commerciale all’aperto di Torino, attraversata da una delle principali arterie cittadine, corso Regina Margherita, e punto di unione tra il centro e i popolosi quartieri del nord. Ben diversa dall’elegante piazza San Carlo, dove l’itinerario ha preso inizio, piazza della Repubblica, più comunemente chiamata dai torinesi “Porta Palazzo”, rappresenta un’altra espressione, più popolare e meno raffinata, del capoluogo.
Qui finisce il nostro itinerario tra i salotti coperti torinesi: oltre a rappresentare autentiche oasi cittadine lontane da rumori e intemperie, sono rilassanti intervalli architettonici coperti tra le differenti realtà cittadine, tra piazze e strade che raccontano, da sempre, lo spirito più profondo e autentico della prima capitale.

Rivista Savej è un progetto di Edizioni Savej, casa editrice della Fondazione Enrico Eandi.
Pubblicazione registrata al tribunale di Torino.
Direttore responsabile: Lidia Brero Eandi.