
Fantini e cavalli impegnati sul tracciato in terra battuta (© Archivio fotografico Comune di Asti).
Ci sono luoghi, rari e preziosi, che comunicano con garbo e discrezione la loro unicità, un privilegio che nasce da una rara combinazione di fascino architettonico e bellezza urbanistica. Asti, preziosa nei secoli passati sotto il profilo politico, economico e artistico, ne è un esempio e rappresenta una vivace combinazione di eleganza e forza della cultura, di estetica e intensità della storia.
Anche i luoghi vicini, grazie alla poesia che la città di San Secondo diffonde nei dintorni, trasfigurano in un’inquadratura di rara finezza e bellezza. Sono colline naturalmente accoglienti e dolci, di equilibrio e armonia, di buon gusto e buona tavola che si esprimono al meglio quando nelle vigne, sotto un cielo che promette sogni e tra i rintocchi di mille campane, si svolge il rituale della vendemmia che coinvolge l’intera comunità locale, sempre attenta, operosa e misurata.
Una serie di indovinate manifestazioni, come la Douja d'Or o il Festival delle Sagre, concorrono a rendere l’atmosfera cittadina ricca di socialità, divertimento e svago. Ma sono i quattro giorni che culminano con la Corsa del Palio, che si svolge la prima domenica di settembre, a fare una sostanziale differenza. Vanno in scena, infatti, alcuni importanti e suggestivi eventi molto caratterizzati da un’intensa partecipazione popolare, da un solenne apparato organizzativo e da un severo regolamento consolidatisi nel corso di dieci secoli di storia, a partire dalla preziosa raccolta d’informazioni, date e notizie inizialmente svolta dalle Confraternite religiose cittadine. Sono giornate durante le quali la città invita a percorrere le sue strade e a vivere la festa.
Si inizia il giovedì con la presentazione pubblica dei ventun fantini e il sorteggio dell’ordine di partenza dei tre turni eliminatori che precedono la corsa. Si procede, quindi, all’iscrizione dei fantini, dei cavalli e alla registrazione della contrada a loro abbinata. Lo stesso giorno inizia anche il vivace mercatino del Palio di piazza San Secondo, allestito per sostenere e rendere più visibili le contrade, attirando nuovi sostenitori e vendendo loro bandiere, stendardi e altri oggetti personalizzati.
La sera del venerdì e del sabato le cene propiziatorie, veri e propri elogi alla convivialità, rallegrano le vie e le piazze della città. Sono una ghiotta occasione per intonare canti benauguranti, compiere riti scaramantici e lanciare burle anche graffianti agli avversari e, in particolare, ai contradaioli rivali. Al tavolo d'onore, oltre ai rappresentanti del comitato rionale, siede il fantino protagonista indiscusso del banchetto.
Alle 15.30 del sabato, quando l’atmosfera ormai è satura di tensione, speranze e illusioni, iniziano le prove delle Vigilia. È l’occasione per i fantini di collaudare l’inconsueto tracciato realizzato in piazza Alfieri, verificare le potenzialità sia proprie sia degli avversari e di saggiare la tenuta dei cavalli. Le alleanze, come le rivalità, sono consolidate da secoli, gli accordi già presi, i contratti oramai fissati ma, in un’altalena d’ipotesi, le buone intenzioni possono vacillare e qualcosa potrebbe cambiare nella strategia di gara, finanche a un secondo prima della partenza della corsa. È anche il momento in cui i gruppi di sostenitori per incitare i propri portacolori, si affrontano con bandiere, vessilli e inni. A questi, si aggiungono centinaia di piccoli figuranti che, in preziosi abiti medievali, hanno da poco portato a termine l’atteso Corteo storico dei bambini, che da piazza Roma si distende per le vie del centro cittadino.

La prima di settembre non è una domenica qualunque. Basta annusare l’aria per capirlo. È la fine dell’attesa, il giorno iniziato tanto tempo prima, quello in cui per coloro che vivono la febbre del Palio si fa sul serio e sarà felicità pura oppure solo disperazione. Ed è una giornata molto lunga. Inizia alle 10 di mattina quando nelle varie parrocchie della città, i contradaioli si riuniscono per partecipare alla Santa Messa. Le cerimonie terminano con la benedizione impartita al fantino e al cavallo. Il momento è emozionante: si invoca la vittoria e, come sovente accade nella tradizione popolare, si unisce sacro e profano, fede e superstizione.
Subito dopo, in piazza San Secondo, si svolge la variopinta esibizione degli Sbandieratori, che animeranno anche altri momenti della frenetica giornata. Centinaia di alfieri schierati dietro le insegne della propria contrada, tra gli incitamenti del pubblico, accompagnati dal ritmo dei tamburi tradizionali e dalle note delle inconfondibili chiarine – semplici strumenti a fiato dal tipico suono acuto e limpido, da cui deriva il nome – si cimentano in bravura, perizia e tenuta atletica, sapendo che tutto può capitare tranne che la bandiera sfugga alla presa e tocchi terra. Un’atmosfera magica e senza tempo pare sostenere le loro evoluzioni, confonde realtà, tempi e luoghi e celebra un colorato universo di leggende, miti e gesta di eroi antichi.

Alle 14 ha inizio l’attesissimo Corteo storico che si snoda dalla Cattedrale ed è aperto dalle insegne della città e dallo stendardo della contrada che ha vinto l’ultima edizione della corsa. Seguono i vessilli di tutte le altre. La rinnovata maestria degli sbandieratori mette in risalto una sfarzosa scenografia che, in base al tema dell’anno, apre una interessante finestra su riflessi di storia e vita medievali. Incantano la straordinaria ricercatezza dei costumi e l'impressionante capacità interpretativa dei milleduecento figuranti: impersonano nobili e popolani, armigeri e prelati, trovatori e menestrelli, dame e cavalieri che per un giorno tornano ad abitare la città. Arnesi, vasellame, strumenti musicali, armi e tutti i dettagli utilizzati negli allestimenti sono accuratamente studiati. Le decorazioni dei carri sono realizzate con frutti di melograno a simboleggiare abbondanza, fertilità e buona sorte; foglie di lauro profumate di mare; rami di rosmarino vestiti di fiori azzurri mentre da piccole ampolle si sprigionano profumi di spezie, erbe, fiori e fronde. Compaiono manufatti di grande impatto scenografico che raffigurano chimere, draghi e altri animali fantastici. Anticipato da un campanello che ne segnala l’arrivo, vigile sullo svolgimento della rassegna e ben saldo sul braccio del falconiere – erede di un’arte antichissima riservata alla nobiltà e diffusa presso tutte le corti – compare uno splendido esemplare di falco. Il corteo si chiude con il Carroccio, antico simbolo dei Liberi Comuni, trainato da tre coppie di candidi buoi. A seguire, un gruppo di armigeri scorta l’ambito Palio.
Verso le 16, quando l’ora della sfida è ormai prossima e l’attesa ha ormai sfibrato anche l’animo più resistente, il corteo termina il suo percorso in piazza Vittorio Alfieri. I gruppi che hanno da poco terminato la parata si radunano all’interno della piazza, dove può accedere anche il pubblico che preferisce la rusticità del parterre alla comodità delle tribune. Nell’entusiasmo generale, da lì a poco, il Sindaco annuncerà l’inizio della Corsa del Palio mentre il Capitano e i suoi Magistrati compiono al galoppo un giro completo di pista, raccogliendo gli applausi del pubblico.
Tra i milleduecento figuranti che compongono il Corteo storico anche dame e cavalieri, che per un giorno tornano ad abitare la città (© Archivio fotografico Comune di Asti).
Compaiono finalmente i protagonisti del momento: i ventun cavalli, splendidi e superbi purosangue con il galoppo nel DNA, alcuni più irruenti e nervosi, altri più mansueti e tranquilli, alcuni più robusti e possenti, altri più scattanti e flessuosi. I fantini si presentano per i turni eliminatori in groppa ai loro destrieri con indosso la gavardina, leggera giacchetta decorata con i colori e i simboli della contrada di appartenenza, in grado di renderli perfettamente riconoscibili anche nei momenti più concitati della gara. Tra loro prevarrà il più bravo, il più determinato, il più scaltro, il più fortunato. La partenza si dà al canapo, una grossa corda lunga circa 15 metri, pesante quasi un quintale e governata da un sistema ad argano elettromeccanico che attraversa la pista in tutta la sua larghezza e che delimita l'area della mossa dove la terra battuta si fonde con il sudore, le lacrime, talvolta con il sangue.
Qui, nel fragore di migliaia di appassionati che incitano alla vittoria, prenderanno il via i cavalli. Il mossiere dovrà imporre ai partecipanti l’allineamento previsto nei sorteggi. Quando lo giudicherà regolare, farà cadere il canapo. Lo scoppio di un petardo dichiarerà nulla la partenza, altrimenti da quel momento, per tre giri di pista, sarà tutto in mano all’abilità dei fantini e allo sprint dei cavalli. L’intenso confronto dura due, tre minuti al massimo, un tempo brevissimo, che brucia in fretta, come la passione vera.

Alle 17, una nuova esibizione degli sbandieratori concede un momento di tregua prima della sospirata finale, cui partecipano i primi tre qualificati di ogni turno. È il momento in cui il presente si salda con il passato, il frastuono assordante, l’agonismo al massimo. Si corre per vincere e non si escludono sgarbi, provocazioni e ripicche. In un tumulto generale che fonde gioia e sconforto, canti e pianti, il Palio sarà assegnato al cavallo che arriverà primo al traguardo, anche se scosso, cioè senza fantino in groppa. Sarà lo spazio destinato alla fine dell’avventura e alla nostalgia, dove tutte le cose viste e vissute fino a quel momento sembreranno solo sognate ma che una sensazione vaporosa, un’idea leggera, qualcosa d’impalpabile testimonierà di aver vissuto.
A conclusione della manifestazione, in piazza San Secondo, si svolge la cerimonia di assegnazione dei premi. Tutti gli onori sono per il fantino vincitore che si affaccia dal balcone principale del Palazzo Comunale, ostentando il Palio vinto e la bandiera della sua contrada, che rimarrà esposta tutto l’anno all’interno dell’edificio comunale. Al secondo arrivato è consegnata una borsa contenente monete d'oro. Al terzo un paio di speroni d’oro, di buon augurio per conseguire risultati migliori. Il quarto premio, il gallo vivo, è molto simbolico e rappresenta la libertà comunale. Il quinto premio è una coccarda confezionata con i colori della città, il bianco e il rosso, mentre all'ultimo arrivato, in segno di scherno e disonore, toccherà un’acciuga salata.
La Corsa del Palio, seppur con regole differenti e qualche interruzione, si svolge fin dall’inizio dell’anno Mille. La variante più significativa è rappresentata dalla differente modalità di svolgimento. Infatti, fino alla prima metà del Trecento, si effettuava “alla tonda”, su un percorso circolare pressappoco corrispondente all’attuale piazza della Libertà, che si trova nei pressi di piazza Vittorio Alfieri. Poi, per un certo periodo, si è preso a correre “alla lunga” su un percorso lineare di circa due chilometri e mezzo lungo l’attuale corso Alfieri, dal Pilone di Borgo San Lazzaro fino all’altezza di Palazzo Ottolenghi, nel Rione Cattedrale, con la Torre Comentina del rione San Martino e San Rocco adibita a postazione di controllo. In seguito, nuovamente “alla tonda” in un circuito coincidente all’attuale piazza Campo del Palio nel Rione San Paolo e poi ancora “alla lunga” ma su corso Dante, che divide il Rione San Silvestro da Borgo Santa Maria Nuova.

Dal 1930 la corsa riprendeva a svolgersi nuovamente in piazza Campo del Palio e così dal 1967 quando, dopo una nuova interruzione di circa tre decenni, in occasione del 1000esimo anniversario della Fondazione del Marchesato del Monferrato, la manifestazione è stata definitivamente spostata nel mese di settembre. Dal 1988, per cercare emozioni più intense e nuovi effetti scenografici, la centralissima piazza Alfieri – attrezzata con un tracciato in terra battuta lungo 1.350 metri ed equipaggiata con adeguate strutture che garantiscono la massima sicurezza e la migliore fruizione dell’esibizione – è diventata stabilmente la sede della corsa.
Il Palio è un drappo di velluto cremisi apposto al sendallo, una tela ogni anno espressamente realizzata e dipinta dal Maestro del Palio che, per tradizione, deve raffigurare San Secondo, lo stemma di Asti e il suo motto “Aste Nitet Mundo Sancto Custode Secundo”.
Gli sbandieratori sono gli eredi dell’antica arte militare di “sventolar la bandiera” che i temerari alfieri esercitavano sulla sommità di una collina o comunque in una posizione ben visibile per comunicare, secondo un codice ben preciso, tramite lanci e sventolii di bandiere, i movimenti che i vari reparti dovevano compiere nella battaglia. Durante l’attacco decisivo si gettavano nel vivo del combattimento, portando orgogliosamente le proprie insegne perché fossero di riferimento e sostegno. Di tutto questo, oggi, sono rimasti i riflessi coreografici di una disciplina elegante dove le componenti atletiche e creative s’incontrano con reciproca soddisfazione nei fantasiosi arabeschi disegnati dalle bandiere.
San Secondo, patrono della città di Asti, di nobile stirpe e soldato della milizia romana, nel primo secolo d.C., durante l'impero di Adriano, si convertiva al cristianesimo e intraprendeva un’intensa azione di divulgazione della dottrina cristiana. Luogotenente di Maurizio, comandante della legione Tebea, inviato dall'imperatore in aiuto a Massimiano per combattere alcune popolazioni della Gallia che non volevano rinnegare la religione cristiana, Secondo si rifiutava di combattere la popolazione inerme. L’imperatore ordinava quindi la sua flagellazione pubblica e la sua decapitazione. Secondo imprigionato nella Torre Rossa, ancora oggi visibile nel rione Santa Caterina, il 30 marzo 119, irremovibile, subiva il martirio nel luogo dove sorgerà la Collegiata a lui dedicata. Numerosi, nella tradizione, sono gli episodi che rappresentano la sua predilezione per gli Astigiani. Come quando nel 1526, si narra che con la sua apparizione mandava in rotta l'esercito di mercenari guidato da Maramaldo, soldato di ventura tristemente noto per la sua efferatezza, in procinto di avere il sopravvento sulle milizie cittadine. L’iconografia ufficiale lo ritrae in vesti da soldato mentre regge uno stendardo rosso crociato di bianco, nell’atto di attraversare il fiume Po in sella al suo destriero.
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